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Sanità | 28 novembre 2022, 17:30

Settanta professionisti sanitari al convegno albese sull'evoluzione del Covid

Clinici, ricercatori e manager sullo stato dell'arte della pandemia organizzato dalla Fondazione Santi Lorenzo e Teobaldo e dalla Fondazione Banca d’Alba

Un momento del convegno tenuto a Palazzo Banca d'Alba

Un momento del convegno tenuto a Palazzo Banca d'Alba

Si è svolto sabato 19 novembre presso il Palazzo Banca d’Alba il congresso scientifico dal titolo “COVID19: clinica e management” organizzato dalla Fondazione Santi Lorenzo e Teobaldo e dalla Fondazione Banca d’Alba. Un congresso che aveva l’obiettivo di mettere a confronto clinici, ricercatori e manager sull’evoluzione della pandemia da COVID19, presentando le conoscenze più recenti in ambito medico e riabilitativo.

Oltre 70 professionisti sanitari piemontesi hanno partecipato alla giornata di lavori che è iniziata con il contributo di Guido Leo, specialista in malattie infettive, che ha spiegato le caratteristiche del virus Sars-COV2 con particolare riferimento alle ultime varianti rilevate (Omicron 5BA) e le implicazioni di carattere clinico ed epidemiologico: è emerso come l’utilizzo delle mascherine sia tuttora fortemente raccomandato da parte di soggetti fragili e dei professionisti sanitari che operano in contesti di fragilità.

Michele Dotta, direttore del reparto di Neurologia presso l’Ospedale di Verduno, ha presentato le caratteristiche (a)tipiche della persona anziana in seguito ad infezione da Sars-COV2, mentre Fulvio Pomero, direttore del reparto di Medicina Interna del medesimo ospedale, si è concentrato sulla definizione, sulla presentazione clinica e sull’eziopatogenesi dei quadri persistenti di COVID19 (oltre le 4 settimane), ricompresi nella definizione di Long-COVID.

Un quadro che si stima coinvolgere circa il 15% delle persone dopo infezione da COVID19 con un’incidenza maggiore tra anziani, donne e persone in sovrappeso.

La sessione mattutina si è conclusa con il contributo della dott.ssa Agata Benfante, dottoranda di ricerca presso l’Università di Torino, che ha presentato i lavori del suo gruppo di ricerca sul tema dell’impatto psicologico su pazienti e operatori, e con la tavola rotonda in cui si è discusso sul verosimile impatto a lungo termine che avranno i quadri di Long-COVID sui servizi sanitari, con la necessità di incrementare le competenze specifiche nella gestione di tale condizione.

Il pomeriggio è stato dedicato interamente all’ambito riabilitativo del paziente post-COVID, focalizzandosi sia sugli aspetti più clinici, sia su quelli organizzativi per far fronte alle nuove sfide tra cui garantire prestazioni efficienti, personalizzate, inserite in un contesto di cura familiare soprattutto in merito alla gestione del mondo dell’anziano che, come emerso nelle relazioni del mattino, ha sofferto in particolare le azioni intraprese per contenere il contagio da Sars-COV2.

Sabrina Dal Fior, fisiatra dell’ASO San Luigi di Orbassano, ha delineato il ruolo della riabilitazione nella gestione del paziente post COVID19, sottolineando la necessità di un intervento multidisciplinare e multimodale che tenga conto della complessità del quadro clinico e delle richieste funzionali della persona.

Andrea Turolla, fisioterapista ricercatore presso l’Università di Bologna, ha invece illustrato le potenzialità delle nuove tecnologie ed in particolare della teleriabilitazione attraverso gli studi scientifici pubblicati dal suo gruppo di ricerca negli ultimi anni.

È toccato poi a due terapisti occupazionali operativi in Svizzera, presso la Scuola Universitaria Professionale per la Svizzera Italiana (SUPSI), Christian Pozzi e Ruth Hersche Cupelli, illustrare i risultati dei loro progetti di ricerca rispettivamente sul tema della continuità ospedale-territorio e della gestione della fatigue del paziente post COVID19.

Luisa Cacciante, logopedista presso l’IRCCS San Camillo di Venezia Lido e dottoranda di ricerca presso l’Università di Verona, ha concluso le relazioni focalizzandosi sul ruolo che il logopedista ha avuto e avrà nella gestione delle sequele da COVID19.

In sintesi quindi un momento di formazione multidisciplinare di assoluto livello che ha tracciato un percorso da seguire nel prossimo futuro per garantire un’adeguata risposta ai bisogni di salute del cittadino ed in particolare al paziente anziano che richiede probabilmente un sistema sanitario maggiormente integrato con servizi territoriali fortemente connessi con quelli ospedalieri e subacuti, oltre allo sviluppo di specifiche competenze dei professionisti sanitari che prendono in carico la gestione clinica di questi pazienti.

Il presidente della Fondazione dei Santi Lorenzo e Teobaldo, don Valerio Pennasso, ha confermato l’impegno della Fondazione nel campo della formazione degli operatori e nella sensibilizzazione sulle problematiche della riabilitazione, oggi più che mai urgente nella consapevolezza di dover accompagnare le persone colpite dal long covid nel recupero della fatigue a seguito degli stress post acuti. Sarà importante anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie e la telemedicina per rendere sostenibile una vicinanza adeguata per tutti. Le ottime collaborazioni stabili con la Fondazione Banca d’Alba permettono questi approfondimenti.

Il presidente della Fondazione Banca d’Alba, Tino Cornaglia, ha commentato: La giornata di studi è stata l’occasione per riprendere le nostre attività in presenza dopo la pausa forzata imposta proprio dal Covid. L’attività in ambito socio-sanitario è stata da sempre al centro della nostra attenzione, anche grazie alla proficua collaborazione con la Fondazione Santi Lorenzo e Teobaldo”.

C. S.

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