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Schegge di Luce | 06 gennaio 2023, 08:41

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi del compianto don Augusto Scavarda

Commento del Vangelo della Messa del 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore

Don Augusto Scavarda, prima di Vercelli, è stato direttore dei Salesiani di Bra fino al 2006

Don Augusto Scavarda, prima di Vercelli, è stato direttore dei Salesiani di Bra fino al 2006

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. (Mt 2,1-12)

Oggi, venerdì 6 gennaio la Chiesa festeggia la solennità dell’Epifania del Signore (Anno A, colore liturgico bianco). Per il commento al Vangelo della Santa Messa ci rifacciamo ad un contributo del sacerdote salesiano don Augusto Scavarda, parroco delle chiese del Sacro Cuore e Sant’Antonio di Padova a Vercelli, nonché di Santa Cecilia a Caresanablot, scomparso all’età di 70 anni lo scorso 4 gennaio.

È il modo con cui vogliamo onorare e ricordare il suo impegno, speso anche per questa rubrica nel tempo in cui è stato in vita, quando non ha mai fatto mancare pensieri e parole che hanno accarezzato il nostro cuore e accompagnato i nostri passi.

Eccolo il commento.

Oggi la Chiesa ci invita a celebrare l’Epifania, cioè la manifestazione di Dio. Una festa che annuncia che Gesù è un tesoro per tutti. L’amore di Dio è per tutti, nessuno escluso. I maghi giungono da Oriente proprio per indicare che Cristo è un dono fatto a tutti. Oggi è festa per tutti: per i buoni e per i cattivi, per chi se lo merita e per chi non se lo merita.

A tutti è data la possibilità di fare esperienza di Dio. Se fosse solo per i buoni che Vangelo sarebbe? Questo è un avvertimento per noi! Non conta se siamo cattolici da generazioni, se frequentiamo la parrocchia, se non ci siamo persi un incontro di catechesi, se siamo nel consiglio pastorale. Non basta appendere crocifissi nelle nostre case e nemmeno andare a Messa tutte le domeniche per dirci persone di fede. Ciò che conta è il desiderio di arrivare a quell’incontro senza pretendere di capire tutto e subito, proprio come i maghi.

Come facciamo a sapere se l’incontro è avvenuto? Il primo sintomo di quest’incontro è “una gioia grandissima”. Se il nostro cuore scoppia di gioia, vuol dire che l’incontro è avvenuto. A Natale è Dio che viene in cerca dell’uomo. All’Epifania è l’uomo che va in cerca di Dio.

I protagonisti di questi giorni sono i segni: a Maria è dato come segno un angelo, a Giuseppe un sogno, ai pastori un bambino nella mangiatoia, ai maghi una stella, a Erode i maghi stessi. C’è sempre un segno. Bisogna saperli leggere. Spesso facciamo fatica a riconoscerli. Spesso sono persone nelle quali ci imbattiamo e che Dio mette sulla nostra strada.

Come possiamo diventare lettori di segni come i maghi? Quattro suggerimenti.

Uno: il primo passo lo indica Isaia: «Alza il capo e guarda». Alzare lo sguardo verso l’alto. Uscire dal perimetro della nostra Parrocchia. Il mondo è il perimetro d’azione di Dio e della Chiesa.

Due: mettersi in strada dietro una stella. Per trovare Cristo, per accettare il dono della fede occorre andare, indagare, viaggiare. Cercare è già un po’ trovare, andando però insieme, come i maghi. Da soli non si arriva troppo lontano.

Tre: non temere di sbagliare. Occorre l’infinita pazienza di ricominciare e di interrogare di nuovo la Parola con uno sguardo semplice ed affettuoso.

Quattro: desiderare e donare. Il dono più prezioso che i maghi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi due anni. Il dono più grande è il loro desiderio… la ricerca appassionata di Dio.

«O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida, senz’acqua» (Salmo 63).

Silvia Gullino

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