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Sanità | 18 gennaio 2023, 17:32

Pronto Soccorso, i medici promuovono il piano della Regione: "Finalmente coinvolti e ascoltati"

Oltre ai 100 euro per gli straordinari, punta anche ad abbattere i tempi di "boarding". L'assessore Icardi: "I bisogni assistenziali e sociali non devono trovare risposta negli ospedali. E ancora meno nei Pronto Soccorso".

Pronto Soccorso, i medici promuovono il piano della Regione: "Finalmente coinvolti e ascoltati"

"Un gesto concreto ed importante, perché riconosce il carico lavorativo e lo stress a cui siamo sottoposti. Non solo, riconosce la rilevanza e la qualità del nostro lavoro. La Regione ci ha dato risposte che aspettavamo da anni, ben oltre quelle economiche. Mi riferisco ad azioni finalizzate a migliorare l'operatività dei nostri reparti".

E' questo il commento del dottor Giuseppe Lauria, primario del Pronto soccorso di Cuneo, nella sua veste di ex presidente del SIMEU, la Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza. 

E' di ieri l'approvazione del disegno di legge urgente della Giunta regionale che ha formalizzato il passaggio da 60 a 100 euro all’ora per il compenso per le prestazioni aggiuntive dei medici di pronto soccorso. 

Domani è previsto l'incontro tra l'assessorato regionale alla Sanità e i sindacati, per estendere il riconoscimento economico anche a infermieri e operatori del comparto.

"E' doveroso", ha commentato l'assessore Luigi Genesio Icardi.

Un plauso alla riorganizzazione in atto, attraverso il Piano straordinario predisposto a dicembre scorso dall'assessorato e al quale hanno lavorato l'Azienda Zero, il Dirmei e il SIMEU, arriva anche dal dottor Andrea Sciolla, medico del Pronro soccorso del capoluogo e nel direttivo del Simeu stesso.

"Al tavolo di lavoro non solo siamo stati coinvolti, ma ascoltati. Spesso le decisioni vengono prese senza tenere conto di chi opera concretamente. Non questa volta. Abbiamo presentato le enormi criticità che stiamo vivendo, ormai da anni, e a queste è seguita una riorganizzazione finalizzata a dare risposte".

Uno dei punti sui quali il Piano sta intervenendo in modo deciso è quello del cosiddetto "boarding". Si tratta di una parola mutuata dal mondo del volo. Calato sui Pronto Soccorso, è il tempo di stazionamento, cioè quello che passa tra la presa in carico del paziente e il suo trasferimento in un reparto.

A Torino il tempo di boarding può arrivare a diversi giorni. La persona che staziona in Pronto Soccorso deve essere visitata, seguita, accudita. Da chi? Dai medici del Pronto Soccorso, il cui lavoro, però, è un altro: devono dedicarsi alle emergenze, non al paziente cronico o a bassa intensità.

Le persone che occupano le corsie di questi reparti per ore e giorni creano affollamento e distolgono energie e risorse per la presa in carico di persone che possono essere in pericolo di vita. Energie e risorse sempre più risicate, stante la gravissima carenza di personale. In Piemonte mancano 284 urgentisti, sui 633 previsti (44%). 

Il ricorso ai "gettonisti", che comunque non va a colmare la mancanza di personale, coprendo il debito orario pari a 100 medici, costa alla Regione 1,4 milioni di euro al mese. Una situazione che sta diventando insostenibile. E alla quale la maggiorazione economica riconosciuta ai medici urgentisti vuole dare una risposta.

Ma la "rivoluzione" vera - come è stato sottolineato dal Simeu - è quella organizzativa: dal 12 gennaio nella piattaforma creata nel periodo Covid per monitorare le strutture residenziali è stata inserita una nuova sezione che consente a Rsa e Cavs (Centri di assistenza a valenza sanitaria) di caricare quotidianamente i posti liberi a disposizione del sistema sanitario e socio-sanitario per supportare le dimissioni ospedaliere e aiutare a decongestionare i pronto soccorso.

Chi non trova posto nei reparti, perché non necessita di ricovero quanto di assistenza in senso più generale, verrà preso in carico dalle strutture residenziali, permettendo così di lasciare posto ad altri pazienti in attesa di ricovero o, ancor prima, di non occupare i Pronto soccorso per giorni, in attesa di un posto in reparto.

Dalla prossima settimana ai posti letto di Rsa e Cavs si aggiungeranno anche quelli delle strutture di lungodegenza. "Si tratta di una riorganizzazione importante - ha ribadito il dottor Sciolla. Molte di queste persone non hanno bisogno di cure ad alta intensità, ma hanno bisogno di assistenza. Ricordo che tutti i pazienti che restano in Pronto soccorso perché non ci sono altri posti, sono un carico, ma improprio. Noi medici di urgenza ed emergenza facciamo un altro lavoro".

Improprio, per i Pronto Soccorso, è una parola chiave, perché riguarda una buona parte degli accessi.

La divisione dei pazienti per tipologia classifica il 61% come bassa gravità (codici verdi 51%, codici bianchi 10%), il 23,5% come media gravità (codici azzurri), il 16% come acuzie (codici rossi 2%, codici arancioni 14%).

Sul tema è intervenuto l'assessore Icardi: "Questo succede perché manca la risposta del territorio. L'ospedale, e in particolare i Pronto Soccorso, devono occuparsi dell'infartuato o di chi è in pericolo di vita a seguito di un incidente, non possono farsi carico dei bisogni di assistenza delle persone, e ancor meno dei bisogni sociali. Questo tema va affrontato: le mancanze del territorio, interessato da una destrutturazione che dura da anni, non devono ricadere sulle strutture ospedaliere. Questa cosa non è più sostenibile".

Se al sovraccarico improprio si aggiunge la mancanza di medici, ci troviamo nel mezzo della tempesta perfetta.

Il piano messo in atto dalla Regione è solo un primo passo, ma può rappresentare un supporto molto importante soprattutto nell’immediato. C'è il plauso dei medici urgentisti, che non è scontato. "Non tutto potrà essere risolto dall'Azienda Zero o dalla Regione - ha concluso il dottor Sciolla, ma è finalmente cambiato qualcosa. Le nostre richieste sono state ascoltate".

Barbara Simonelli

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