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Economia | 22 febbraio 2023, 18:52

La nuova sfida delle città si chiama prossimità. Barbero (Ascom Bra): “Negozi prima banca dell’economia locale”

Il direttore dell'associazione commercianti braidese all'annuale convention nazionale di Confcommercio: "Ci siamo confrontati coi teorici dei nuovi spazi urbani di diverse università d’Italia per mettere a sistema una visione propositiva del terziario di mercato in ambito urbano"

Luigi Barbero, direttore Ascom

Luigi Barbero, direttore Ascom

A Barcellona sta avvenendo una rivoluzione: nessuna barricata in mezzo alle strade, con alberi e pedoni che riconquistano il centro restituendo ossigeno al commercio di vicinato. Si chiama “Superilla” (dal catalano, “Super isola”). Da Parigi, ci raggiunge la "città dei quindici minuti", il concept di città sostenibile elaborato dall'urbanista franco-colombiano della Sorbona Carlos Moreno riorganizzando gli spazi urbani per consentire ai cittadini di raggiungere in un quarto d’ora a piedi (o in bicicletta) ogni meta utile per vivere: lavoro, negozi, bar, strutture sanitarie, scuole, impianti sportivi, spazi culturali e luoghi di aggregazione. Anche qui, con una riduzione ingente di traffico e inquinamento e con, in parallelo, una “restituzione” ai cittadini del tempo perso negli spostamenti a favore della socialità nel proprio quartiere.

Anche Torino, Milano, Roma e tante altre metropoli europee si sono schierate in prima linea per accogliere con nuove strategie i grandi cambiamenti urbanistici imposti dalla transizione ecologica, dal centro alla periferia. Ma, la rivoluzione dell’urbanistica tattica - ovvero quella chiamata a reinventare le metropoli in chiave di sostenibilità ambientale e sociale – sarà capace di rendere il cittadino-pedone protagonista anche del commercio di prossimità?

“L’urbanistica a vocazione sociale è stata al centro dell’ultimo meeting nazionale dei dirigenti di Confcommercio imprese per l’Italia – spiega il direttore di Ascom Bra, Luigi Barbero -. Dando un’intonazione locale a questa riflessione partita da cattedre illustri e, oggi, cantierata dalle più grandi metropoli, non potrei non evidenziare che, quando si scrive prossimità, si legge cura. Perché la socialità attiva in una città o in un grande centro demografico non passa solo attraverso la riorganizzazione delle distanze con i servizi, ma anche dal ripensamento del concetto di cura. Le città che curano dovranno necessariamente rispondere alla sfida dell’innovazione tecnologica, partendo da un’idea aggiornata di servizio, così come di negozio, come indica la Missione n. 6 del PNRR sulla salute”.

Mentre scatta l’era delle “Superilles sociali” (come Barcellona e Parigi) grazie a nuove forme di territorializzazione dei servizi dedicati alla persona, il percorso Confcommercio considera le città come veri e propri “laboratori del cambiamento” e si propone come comparto multidisciplinare per migliorare la qualità di vita dei centri urbani e sostenere le economie di prossimità.

“Nella nostra convention annuale – prosegue Barbero - ci siamo confrontati con i teorici dei nuovi spazi urbani di diverse università d’Italia per mettere a sistema una visione propositiva del terziario di mercato in ambito urbano e del nostro ruolo attraverso azioni concrete verso le istituzioni e i cittadini. Si va dalla sperimentazione di spazi pubblici innovativi, al tema delle città age-friendly (con una rigenerazione della mobilità e dell’accessibilità ai servizi), alla mobilità urbana sostenibile a favore della salute e del piccolo commercio, al city-branding turistico, fino alle comunità energetiche urbane. Insomma: ogni forma di nuovo sviluppo che può passare dall’identità di una città. Se pensiamo che il nostro pianeta non ha mai avuto così tanti abitanti e mai così tanti abitanti sono stati “cittadini” (si stima che, nel 2030, il 12% della popolazione mondiale abiterà in 20 città del pianeta), una domanda su come viene e verrà trascorso il tempo libero nelle città viene da farsela, magari passando per il Pil.

“Il modello turistico attuale ci parla già di quello che, la maggior parte di noi, si aspetta dalle città di destinazione – sottolinea Barbero –. Sperimentare cose nuove facendo e viaggiando. Pertanto, la pianificazione strategica territoriale potrebbe partire proprio da qui, individuando nell’accoglienza un valore guida di tutto il restyling funzionale delle aree urbane”.

Considerando che la pandemia ci ha forzatamente insegnato a riportare a una dimensione di prossimità le nostre azioni, fisiche e digitali che siano, dove ci porterà la guerra? “Sicuramente, il primo rilancio positivo investe già oggi la difesa della qualità della vita, cercando di dare significato più profondo e durevole a progetti personali o imprenditoriali, e questo porta inevitabilmente a un ripensamento della globalizzazione per il quale, prima dei soldi, ci servono le cosiddette ‘beautiful mind’”.

La “parabola dei talenti” pronunciata dal direttore di Ascom Bra intravvede nei centri urbani il cuore del nuovo sviluppo, anche a favore delle nuove periferie, non ultimo per attirare popolazione giovane e qualificata. “In questa prospettiva, il PNRR rappresenta una novità e insieme un’opportunità per la rigenerazione urbana, ma anche culturale e di stile di vita – evidenzia Barbero -. Sentiremo parlare progressivamente di spazi di mobilità decarbonizzati e di prossimità urbana; di circuiti corti a favore della biodiversità riscoperta nel suo luogo di vita; di ottimizzazione della gamma dei servizi grazie al digitale, trasformandolo in un rafforzamento del legame sociale e favorendo l’inclusione – anziché l’esclusione – di soggetti massicciamente connessi, ma socialmente disconnessi”.

Ma la favola delle città dei “quindici minuti” può davvero cambiare la vita? Conclude Barbero: “Intanto, può aiutare a rendere ogni città più viva. Per questo, la nuova competizione territoriale che vogliamo giocare, è dedicata alla qualità della vita e del lavoro”. Per vincere, ovviamente, tutti.

Renata Cantamessa

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