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Sanità | 22 febbraio 2023, 14:03

Cuneo, il nuovo ospedale unico sarà 'pubblico-privato': minoranze divise tra dubbi e fiducia nella Regione

Bongiovanni, Boselli, Lauria e Sturlese si schierano contro e portano la discussione in consiglio comunale (proponendo, anche, comparazioni economiche tra progetti e di ritornare all'ipotesi sul S.Croce). Ma c'è chi dice sì, come Civallero e Garnero

Il progetto del nuovo ospedale di Cuneo

Il progetto del nuovo ospedale di Cuneo

A distanza di una settimana non si placano i mormorii rispetto agli ultimi sviluppi legati al progetto di realizzazione del nuovo ospedale unico di Cuneo.

Mercoledì 15 febbraio, infatti, il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore piemontese alla sanità Luigi Genesio Icardi hanno aggiornato la città sull’analisi comparativa che l’advisor nominato dall’AO S.Croce e Carle ha effettuato sulle possibili linee di finanziamento del progetto. A spuntarla, la proposta di partenariato pubblico-privato presentata dalla Inc Spa del gruppo Fininc (facente capo alla famiglia Dogliani di Narzole). Presentato, in sede di conferenza, anche il cronoprogramma del progetto: il nuovo ospedale unico vedrà la luce entro il dicembre 2028.

Il prossimo aggiornamento sulla questione dovrà arrivare il prossimo maggio, con la nuova riunione della conferenza d’intenti

Il dibattito ha animato profondamente le forze di minoranza della città capoluogo, che si sono dimostrate però tutt’altro che compatte. C’è chi giudica un serio pericolo l’appellarsi alla sfera privata nel realizzare una struttura le cui caratteristiche dovrebbero rimanere totalmente pubbliche e chi, invece, intende dare fiducia alle parole di Cirio e Icardi.

Cuneo Mia, numeri e dubbi: "Dalla Regione gioco delle tre carte"

Da tempo non crediamo più ai miracoli italiani. I vertici regionali sono stati abilissimi nell'indirizzare la scelta e nel presentare un cronoprogramma in tempi brevi, con lavori finiti a dicembre 2028 ma sul quale nutriamo forti dubbi” ha detto Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia), tra i consiglieri più strenuamente critici e autore, assieme ai colleghi di Cuneo per i Beni Comuni, di un ordine del giorno che si propone di abbandonare la realizzazione dell’ospedale in area Carle per riqualificare la struttura più centrale del S.Croce.

Peccato, perché i soldi ci sarebbero stati con il finanziamento INAIL e i canoni pagati a questo ente sarebbero andati a finanziamento delle pensioni degli italiani, e non a un privato – ha continuato Bongiovanni - . Peccato, perché sulla domanda di dove finiranno i reparti e i pazienti che sono al Carle quando verrà abbattuto il fabbricato si è sorvolato con una risposta vaga. Ma per fortuna faccia e determinazione sono state messe e, se questa amministrazione regionale verrà rieletta nel 2024, non potranno esserci scuse”.

Bongiovanni – oltre appunto a sostenere l’ordine del giorno di cui sopra – ha presentato anche una propria interpellanza, nel quale propone alla sindaca e all’intero consiglio comunale una comparazione tra i dati economici del partenariato, le analisi realizzate da IRES a cavallo tra 2018 e 2019 e il progetto coperto dai fondi INAIL.

Secondo il consigliere il costo totale del progetto di partenariato ammonta a 410.000.000 di euro, di cui 303.400.000 (ovvero oltre il 70%) riservati al solo costo della ‘scatola edile’. Il costo annuale della concessione sarebbe di 45.700.000 euro, di cui 22.700.000 euro per la remunerazione dell’investimento privato e 23.000.000 per la manutenzione dell’opera: aggiungendoci l’IVA, ma senza contare gli adeguamenti conseguenti all’inflazione, il costo annuo della concessione arriva a 55.754.000 euro annui, ovvero per i vent’anni designati 1.115.080.000 euro. Aggiungendovi il contributo pubblico di 148.800.000 euro – del quale è la Regione stessa ad aver dato contezza - , la cifra schizza a un valore di 1.263.880.000 euro.

Stanti le analisi di IRES, però, il costo di un’opera di costruzione e manutenzione di un nuovo ospedale per l’azienda ospedaliera cuneese sarebbe di 329.647.500 euro: questo significa – scrive Bongiovanni - che il progetto di partenariato pubblico-privato propone un aumento dei costi quantificabile in  607.265.826,22 euro (di 402.265.826,22 euro rispetto a quello con i fondi INAIL). Cifre che potrebbero ricadere per intero sull’AO S.Croce e Carle, portando a gravi squilibri di bilancio.

Il no di Boselli e Lauria

Si è fatta attenzione a sottolineare come l’ospedale continuerà a essere pubblico, ma è ovvio che è chi la gestisce che ne determina nel concreto l’essere pubblico o meno – ha detto Giancarlo Boselli (Indipendenti) - . La scelta presentata in Provincia è gravissima e preconizza un destino comune per l’intera regione”.

Grave perché crediamo che la sanità debba essere saldamente nelle mani pubbliche e che la programmazione debba essere fatta dalla Regione; qui, checché ne dica Cirio, si va nella direzione esattamente opposta – aggiunge Boselli - . Non siamo contenti di aver avuto ‘ragione’: la soluzione dell’INAIL era già stata abbandonata tempo fa, ormai è chiaro. Si farà fatica a gestire l’operazione con il privato e mi stupisce che si sia presa questa decisione ormai alla vigilia delle elezioni regionali”.

Anche Beppe Lauria si è detto dubbioso e preoccupato rispetto alla piega che ha preso l’iter di realizzazione della struttura sanitaria: “Ci sono in ballo diversi milioni di euro, e il pubblico rischia di pagare lo scotto più alto, perché sulle grandi opere non c’è mai la certezza della responsabilità – ha detto - . Una soluzione che reputo poco intelligente. Prendo atto che i soldi che ci sono siano insufficienti e quindi si pensa di risolvere la problematica affidandosi a un privato: se il partenariato si sostanzia nell’affidare a terzi tutto quello che non si pensa di poter gestire pubblicamente siamo alla follia”.

Mi piacerebbe capire l’azienda che cosa fa e che cosa riceve in cambio e credo che questo, nella valutazione dei benefici, debba rientrare – ha aggiunto ancora Lauria - . Le tempistiche proposte? Neanche se lo vedo, in cinque anni: se questi fossero davvero i tempi, tutti i lavori che la Inc Spa ha attualmente in corso sarebbero già stati completati. Io continuo a pensare che la sanità debba essere sempre e del tutto pubblica e mi preoccupano di più le notizie che arrivano dal S.Croce; quello che oggi è chiaro è l’impoverimento della struttura attuale”.

Il sì di Civallero e Garnero

Ben più allineati alla decisione attuata dai vertici regionali i consiglieri di centrodestra. “Sposo in pieno la linea regionale – ha detto Franco Civallero - . Il partenariato, per me è l’ipotesi migliore e più conveniente e quattro soli anni di lavoro allettano parecchio: io stesso arrivo dal mondo privato e non posso non avere che la massima fiducia in una gestione di questo tipo, posto che i contratti siano realizzati da gente competente per evitare possibili contenziosi e dubbi tardivi”.

Sono anche sempre stato favorevole allo spostamento a Confreria – ha aggiunto il presidente del circolo ‘L Caprissi - ; non possiamo essere egoisti, l’ospedale servirà tutti i paesi attorno a Cuneo e per chi arriva da fuori città la differenza non è molta. Bisogna comunque che il vecchio ospedale non venga abbandonato, ma che vi si trasferiscano tutte le iniziative sanitarie della città”.

Posizione ripresa anche da Massimo Garnero (FdI): “Sono sempre stato a favore del progetto e dell’ubicazione al Carle, pur dando input su alcune specifiche come il futuro del S.Croce una volta dismesso, il mantenimento dell’eccellenza a livello regionale e l’implementamento del trasporto pubblico e dei collegamenti.

Non ho nulla contro la partnership pubblico-privata se non aumenta i costi e se il modus operandi è il medesimo approvato in consiglio comunale. Dobbiamo sicuramente tenere gli occhi aperti perché la presenza del privato non può andare a inficiare la gestione pubblica della sanità, che è e deve continuare a essere punto fermo” ha concluso.

Simone Giraudi

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