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Attualità | 24 febbraio 2023, 15:30

Langhe e Roero in vendita? Monchiero: «Per evitare speculazioni bisogna essere ferrei sui disciplinari» [L'INTERVISTA]

Il presidente del consorzio di tutela della Sinistra Tanaro concorda col collega Ascheri e propone di sensibilizzare gli investitori a rispettare la filosofia produttiva delle nostre colline

Francesco Monchiero, il presidente del Consorzio di Tutela del Roero

Francesco Monchiero, il presidente del Consorzio di Tutela del Roero

Il mondo del vino sta vivendo da alcuni anni una stagione in cui il valore dei terreni è aumentato in modo esponenziale, grazie anche a operazioni di vendita o di partecipazioni da parte di grandi imprenditori, che vedono nella vitivinicoltura di Langhe e Roero un investimento sicuro.

Dopo avere parlato della situazione nelle Langhe con Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco (leggi qui), per comprendere quale sia lo stato di salute del comparto sulle colline della Sinistra Tanaro abbiamo intervistato Francesco Monchiero, presidente del Consorzio di Tutela Roero.

«Se ragioniamo di pancia ciò che sta succedendo non è bello, perché sembra che i produttori non abbiano più la forza economica per acquistare la loro terra. Negli ultimi anni si sono succedute compravendite importanti, che hanno portato a valori del terreno che vanno oltre le potenzialità locali di acquisto. Le aziende, formate principalmente da famiglie, quando devono dividere le proprietà o continuare l’attività, a volte sono costrette a vendere».

Che cosa pensa di questa situazione e come va nel Roero?

«Oltre a questo il valore nominale delle bottiglie di vino in generale non sta andando di pari passo con quello dei terreni: c’è troppa sproporzione, e questo è un problema per i produttori che non vendono a investitori. E non dovrebbe essere così. Nel Roero sono presenti diversi produttori delle Langhe che hanno acquistato terreni, come nelle Langhe ci sono roerini. Ma, a differenza dei grandi investitori che puntano attualmente alle Langhe per il blasone del vino Barolo, i produttori non acquistano per mettere in atto speculazioni».

Si può fare qualcosa?

«Per evitare operazioni finanziarie che cadano nella speculazione e nella perdita di identità di Langhe e Roero è fondamentale non snaturare il vino, ma restare fermi sui disciplinari che abbiamo e renderli ancora più chiari, se necessario. Questo per evitare di fare come la Toscana, che anni fa, sottomessa alla logica del mercato degli investitori, ha cambiato alcuni disciplinari, in questo modo acconsentendo anche a una perdita di identità di alcuni suoi grandi vini, per poi tornare fortunatamente sui propri passi. Come consorzi di tutela possiamo sensibilizzare a rispettare la nostra storica filosofia di pieno rispetto dei disciplinari di produzione».

Il futuro del Roero?

«Credo che si debba ragionare come territorio. Dalle Langhe al Roero si può andare praticamente a piedi, essendo un territorio praticamente unico in pochi chilometri quadrati. A livello di appeal le Langhe sono state prese di mira dagli investitori, ma credo che possa esserlo anche il Roero. Ma non è questo il punto importante: il focus sta nel mantenere il giusto equilibrio e il rispetto della zona di produzione. Aspetti che si rispecchiano poi nel vino che deve stare tale».

Livio Oggero

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