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Politica | 02 marzo 2023, 12:33

Mino Taricco: “Continuo a credere che l'Ulivo rimanga un modello di riferimento per il Pd”

L’ex senatore, che alle primarie ha appoggiato Bonaccini e che oggi non è più direttamente coinvolto nella mischia, si mostra attendista dopo la vittoria di Schlein. “Io candidato sindaco a Fossano? Ci sono tante energie giovani – dice – facciamo loro spazio”

Mino Taricco: “Continuo a credere che l'Ulivo rimanga un modello di riferimento per il Pd”

Mino Taricco, nella sua lunga carriera politico-sindacale, ha ricoperto ruoli sia nel mondo produttivo e cooperativistico, sia in ambito istituzionale, prima come assessore regionale all’Agricoltura in Piemonte, poi come deputato e infine come senatore.

Si è chiamato fuori in occasione delle ultime elezioni politiche del 25 settembre 2022, quando è stato lui stesso di sua sponte a fare un passo indietro.

All’indomani delle primarie del Pd, che – con la vittoria di Elly Schlein – hanno determinato un cambio di rotta del partito gli abbiamo chiesto un parere, sia sulla svolta che in merito alle prospettive del centrosinistra   

 

Taricco, qual è il suo giudizio sull’esito delle primarie del Pd che hanno portato, a livello nazionale come nel Cuneese, ad una netta affermazione di Elly Schlein?

“Sicuramente un dato positivo è stata la grande partecipazione, che ha reso evidente il desiderio di coinvolgimento e di protagonismo nelle decisioni. La candidatura di Elly Schlein ha interpretato meglio una spinta al cambiamento, ed ha innescato una mobilitazione che puntava ad orientare in senso più radicale, identitario, libertario e a sinistra il partito. Certo, stupisce il diverso risultato che è emerso tra gli iscritti e le primarie aperte. Sarà interessante vedere la forma che prenderà la partecipazione dei tanti che non erano sostenitori o elettori del PD, e che si sono recati ai gazebo per orientarne le scelte”.

 

Lei aveva scelto di appoggiare il presidente dell’Emilia Stefano Bonaccini, il candidato alla segreteria risultato perdente, vero?

“Si, ho votato ed invitato a votare Stefano Bonaccini, che conosco da anni e stimo e che rappresenta l'idea di uomo delle istituzioni che per me dovrebbe guidare un partito. E poi Bonaccini interpreta pienamente il taglio riformista e concreto che personalmente apprezzo in politica e nelle istituzioni”.

 

Da quel che si percepisce in questi primi giorni, l’area “cattodem”, di cui lei è stato espressione in ambito piemontese, si sente quanto meno a disagio se non messa all’angolo. È così?

“Non credo sia una questione di “area cattodem”. Personalmente non mi sono mai sentito relegato in una qualche area. Sono stato impegnato in tante battaglie e penso di averlo fatto con responsabilità cercando in ogni passaggio approfondimento e confronto, sempre perseguendo il meglio in modo laico e onesto. Certo, portandomi dietro, come tutti d'altronde, le mie convinzioni e la mia angolatura di vedute. Come sempre, al di là delle definizioni, è questione di contenuti, di proposte e di modalità di azione, sia nei confronti della nostra comunità politica, sia nei confronti del Paese.

 

Quindi?

“Ho la netta sensazione che alcune sensibilità verso i territori e le comunità siano a rischio, e che sia fondamentale recuperare la capacità di un serio confronto con tutti i corpi intermedi. Nei prossimi anni sarà necessario lavorare molto sul pieno riconoscimento di tanti diritti civili. É indispensabile che nel Paese si apra un serio confronto nel merito e non solo attraverso slogan o battute. Al tempo stesso, in questo momento, sono convinto sia centrale lavorare per la piena esigibilità dei diritti sociali che la stessa Carta costituzionale riconosce per tutti i cittadini, e all'equità tra territori, generazioni e persone. Spero con tutto il cuore che il rinnovamento del partito passi anche, e oserei dire soprattutto, attraverso questi temi”.

 

Conviene sul fatto che il nuovo corso del Partito Democratico archivia definitivamente il progetto dell’Ulivo e certifica che la “fusione a freddo” tra ex Pci ed ex Dc non ha funzionato?

“In questa fase non emetterei giudizi definitivi. Continuo a credere che l'Ulivo rimanga un’esperienza e un modello di riferimento: tante sensibilità che si integrano e si armonizzano in un progetto più grande e più alto per il Paese, dando ognuna il meglio per una causa più grande. Certo, molte cose nella nascita e nel cammino del Partito Democratico non hanno funzionato a dovere. Molti non hanno messo in campo la generosità che i tempi ed il contesto richiedevano, ma c'è sempre lo spazio per una ripartenza. Voglio credere che sia possibile e che questa possa essere una tappa utile a questo percorso. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi avremo indicazioni utili a capire il senso del passaggio che abbiamo vissuto”.

 

Il Pd, a Roma come a Cuneo, ce la farà a restare unito? Lei vede all’orizzonte nuove, possibili scissioni?  

“L'unità del partito è una cosa che si costruisce giorno per giorno con parole e decisioni. Chi ha ruoli più alti ha maggiori responsabilità. Sommovimenti politici sono sempre stati all'ordine del giorno, ma il tema centrale sarà il profilo che assumerà il nuovo Partito Democratico. Credo che la nuova Segretaria abbia piena consapevolezza di questo, e ho fiducia sappia esserne conseguente”.

 

Pensa ancora ad un qualche suo impegno politico, magari a livello amministrativo? Il centrosinistra a Fossano, dove lei ha le sue radici, è alla disperata ricerca di un candidato sindaco che sappia  tenere insieme varie anime tra loro non troppo in armonia. Se glielo chiedessero accetterebbe?

“Ho sempre pensato che l'impegno istituzionale nella vita di una persona debba avere un tempo e personalmente credo di avervi dedicato tanti anni. Adesso per me ho in cuore altri ambiti nei quali orientare il mio tempo ed il mio impegno. Non so ancora cosa farò in futuro, ma avverto necessità e urgenze nel campo della formazione, del confronto e dell'informazione. Ritengo che l'esperienza maturata in questi anni, possa essere di una qualche utilità in questi ambiti.

 

Se mai le giungesse un’offerta la declinerebbe? È così?

“Credo che Fossano abbia tutte le energie necessarie per tornare a vivere appieno le sue potenzialità in campo economico, sociale e culturale. Ci sono tante persone, anche più giovani, che possono interpretare la sfida di tenere insieme le sensibilità dell'area riformista per ridare una prospettiva alta al futuro della città. Se potrà essere utile darò volentieri una mano, ma sono convinto sia giusto e necessario che altri debbano guidare la sfida”.

GpT

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