L’aroma del caffè che sale e inebria l’olfatto, le papille gustative che ne catturano le diverse sfumature di gusto, la mente che si apre al piacere sensoriale di questa bevanda. Non stiamo sognando ma questa è una situazione che quasi tutte le persone provano nel quotidiano, assaporando una tazzina di caffè a casa o al bar, al mattino per colazione o durante la giornata.
E quando il caffè è Made in Italy, e prodotto da aziende come Coffee Import, titolare dei marchi Rossini Caffè – La Brasilera di Diano d’Alba, è ancora più speciale assaggiarlo.
Una ricerca della qualità costante, un fattore che sta premiando questa realtà a conduzione famigliare che sta puntando decisamente all’estero, per esportare la tradizione del caffè italiano, molto apprezzato nel mondo.
Per farsi conoscere sempre di più, le fiere nel settore del caffè sono importanti, come testimoniato dall’ultima svoltasi in Europa, la Food Expo di Atene (18-21 marzo), alla quale la Rossini Caffè – La Brasilera ha partecipato con la Camera di Commercio Italo-Ellenica.
Ne abbiamo parlato con Daniele Allario (Leggi articolo), il giovane imprenditore che fa parte della famiglia che, dal 1979, divulga il piacere del caffè in Italia e all’estero.
Che cosa vuol dire per te “Made in Italy”?
«Il made in Italy è sempre più ricercato, soprattutto quando ad esportarlo sono le aziende italiane che rappresentano la provincia di Cuneo in tutto il mondo. Il comparto agroalimentare con un valore nazionale che si attesta a 52 miliardi di euro nel 2021, traina il settore delle esportazioni con una buona quota dovuta alla Regione Piemonte.
A farne le veci sono le numerose aziende del settore che spediscono giornalmente i propri prodotti in tutto il mondo, dimostrando come il territorio possa fornire qualità ed eccellenza in un mix perfetto che vale la pena acquistare e far conoscere. Noi lo facciamo con la Coffee Import di Diano d’Alba, che esporta le proprie miscele di caffè a marchio Rossini e La Brasilera in oltre 30 Paesi nel mondo.
Apprezzare il Made in Italy è come sposare un modo di vivere che si esprime nei prodotti che vengono consumati, ambasciatori di uno stile italiano declinato a tavola».
Siete rientrati da poco dal Food Expo Atene. Quali sono le vostre impressioni?
«Siamo stati piacevolmente colpiti dall’affluenza di buyer dall’Asia e dal Nord Africa, con la conseguente apertura di nuovi sbocchi per la nostra azienda. La Grecia è per noi un mercato già conosciuto ed esplorato, ma con questa esposizione abbiamo potuto fortificare la nostra presenza sul posto».
A livello internazionale, quale è l’interesse dei prodotti made in Italy?
«Eravamo in uno stand organizzato dalla Camera di Commercio italo-ellenica, che ha supportato noi e altre aziende italiane. Il ventaglio di prodotti proposti era il più disparato, ma l’eccellenza e la qualità italiana è riconosciuta in tutto il mondo, e ogni azienda, dagli artigiani alle grandi industrie, ha potuto creare nuove opportunità di business. La prima domanda è sempre stata: da dove venite? Ed è un piacere poter rispondere “Italia – Piemonte – Diano d’Alba”»
Dopo l’assaggio delle vostre miscele, il pubblico come si è espresso?
«Conoscendo già i gusti dei consumatori abbiamo portato le miscele che più si addicevano alle loro preferenze e, grazie al nome “Made in italy”, è stato semplice trovare nuove collaborazioni. Ciò ci dà fiducia nel partecipare ad altri eventi internazionali per portare il nome dei nostri luoghi impressi sui nostri prodotti in ogni parte del mondo».
Che valore ha per voi partecipare ad una Fiera internazionale?
«Le fiere per noi sono importanti dal punto di vista della comunicazione e rappresentano uno dei pochi modi che si hanno di farsi conoscere “di persona”. La nostra comunicazione punta anche sul digitale e su altri canali, ma credo che il rapporto umano sia il miglior fattore per confrontarsi e per avere un percepito reale di quanto il nostro prodotto possa piacere.
Dopo gli anni di pandemia c’è voglia di sviluppare nuove relazioni da parte nostra e da parte dei possibili acquirenti. Dobbiamo ritenerci fortunati perché vendiamo un prodotto Made in Italy, ma, nello stesso tempo, dobbiamo sentirci responsabili che abbiamo in mano la qualità da far apprezzare, soprattutto all’estero. Il caffè italiano è un must nel mondo, è un prodotto percepito in con un grande interesse già in partenza, e questo è un stimolo in più per fare sempre meglio».
Mercato estero: come sta andando?
«Il mercato estero rappresenta per noi il 40% del nostro fatturato, e ci posizioniamo in una fascia dove la qualità viene veramente apprezzata. Stiamo investendo parecchio e lavoriamo bene nelle regioni balcaniche, in Germania e ora ci stiamo espandendo anche nel Nord Africa, dove il caffè italiano è visto come una bevanda importante.
Dopo la pandemia in generale c’è stata una flessione dei consumi al bar di circa il 10%, perché le persone, durante i vari lock down, hanno acquistato macchine con cialde o macchinette con miscela o in grani. Questo dato la dice lunga sulla voglia di caffè da parte degli italiani che hanno trovato il modo per non privarsene.
In generale siamo soddisfatti, anche se i prezzi delle materie prime (lo scorso anno il prezzo del caffè da tostare è cresciuto del +300%) ed i costi dell’energia, pur in netto calo rispetto ad un anno fa, sono ancora alti, e incidono sui bilanci delle aziende in modo spropositato».