Attualità - 21 giugno 2023, 19:01

Festa della Musica 2023: incontro con Francesca La Carrubba e Ezio Ghibaudo

Il significato della musica per questi due artisti di fama internazionale e da quest’anno il loro creare insieme un duo di arpa e fisarmonica unico nel suo genere

La musica e quell’essere nobile arte. La sua capacità di evocare e di significativamente esprimere, conducendo chi ascolta in un profondo viaggio emotivo.

Oggi, 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, si festeggia in tutta Europa la Festa della Musica. Occorrenza nata in Francia nel 1982 su iniziativa del Ministero della Cultura francese, desidera essere messaggio di cultura, integrazione, armonia ed universalità.

Incontriamo, così, due musicisti e professori di fama internazionale: Francesca La Carrubba e Ezio Ghibaudo.

Diplomata in Arpa presso il Conservatorio "G. F. Ghedini" di Cuneo sotto la guida della prof.ssa Patrizia Radici, Francesca La Carrubba si è perfezionata presso l'Akademia Muzycna "I. J. Paderewskiego" di Poznań (Polonia), sotto la guida delle prof.sse Katarzyna Staniewicz e Paulina Maciaszczyk. Alla sua formazione hanno contribuito i maestri di fama internazionale Judith Liber e Patrizia Tassini, in masterclass e corsi di alto perfezionamento. Ha collaborato e collabora con diverse orchestre internazionali, tra cui l'Orchestra Filarmonica di Poznań (Polonia), l'Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino e l'Orchestra Filarmonica del Piemonte, e dal 2020 pubblica presso la rinomata casa editrice UT ORPHEUS - Edizione URTEXT. È inoltre laureata in Architettura, abilitata alla professione. Dapprima docente di arpa presso il liceo musicale di Cuneo, nel 2018 ha superato il concorso per insegnare nelle scuole secondarie di I e II grado ed è appena entrata di ruolo come docente di Arpa presso l’I.C. “A. Gramsci” di Settimo Torinese (TO).

Diplomato presso l’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta sotto la guida di Giorgio Dellarole, Ezio Ghibaudo ha invece parallelamente portato avanti gli studi all’Accademia Fisarmonicistica Italiana di Urbino, partecipando a corsi di tecnica strumentale e di metodo “F. M. Alexander” con Claudio Jacomucci. Presso l’Hochschule für Musik di Würzburg (Germania), si è poi perfezionato sotto la guida di Stefan Hussong. Ha tenuto masterclass e corsi di perfezionamento in Italia, Spagna, Russia e Giappone ed è stato scelto come rappresentante dell’Italia alla “65° Coupe Mondiale di Fisarmonica” IMC-Unesco di Spoleto e al “63° Trophée Mondial de l’Accordéon” a Samara (Russia). Un’attività artistica che si dirama anche in ambito editoriale, curando trascrizioni ed arrangiamenti per fisarmonica per diverse case editrici (Ricordi, Physa, Da Vinci). Insegnante a studenti di tutti i livelli ed età, presso vari istituti musicali, tra cui quello di Dronero dove tutt’oggi insegna, è attualmente docente di fisarmonica presso l’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta – Conservatoire de la Vallée d’Aoste, istituzione che offre la possibilità agli studenti di conseguire il Diploma Accademico di primo e secondo livello (Bachelor e Master), titolo riconosciuto legalmente in Italia e all’estero.

Dall’unione basata sulla reciproca stima, bravura e dedizione per la musica, ma soprattutto da quel vitale bisogno che accomuna e quotidianamente spinge questi due artisti a costantemente ricercare, quest’anno è nata l’idea di un duo davvero unico nel suo genere: arpa e fisarmonica insieme, in un repertorio di musica classica ispirato ai brani dei compositori Claude Debussy, Maurice Ravel ed altri grandi maestri.

L’arpa è solitamente ritenuta uno strumento d’orchestra, mentre la fisarmonica è comunemente associata alla musica popolare. Essendo uno strumento più giovane, ha meno repertorio di tradizione rispetto ad altri strumenti con una storia più consolidata. Così Francesca La Carrubba e Ezio Ghibaudo, amici da anni, hanno deciso di provare a dar vita ad un connubio ricercato, armonioso ed innovativo, assolutamente inconsueto per il repertorio di musica classica a cui si riferisce.

Il risultato sono sinfonie che si ispirano e, nello stesso tempo, che molto ispirano: risalto a due importanti strumenti musicali ed ai loro peculiari suoni, alla straordinaria capacità di esaltarsi reciprocamente e di amalgamarsi. Così, innovazione e bellezza attraverso la musica,  che è da sempre elemento primo, imprescindibile nella vita di questi due artisti.

“Per me la musica è famiglia! - racconta Francesca La Carrubba -. Sono cresciuta in una famiglia di musicisti. Mio nonno era il M° Giovanni Mosca, direttore dell’allora Istituto Bruni (oggi Conservatorio G.F. Ghedini di Cuneo) nonché dell’orchestra Bartolomeo Bruni della città di Cuneo. Mia mamma, le mie zie e i miei zii sono tutti diplomati in Conservatorio, così anche tutti i miei cugini, mia sorella ed io. In casa ho sempre respirato musica classica e ho sempre vissuto i concerti dal dietro le quinte. Mi è sempre piaciuto suonare, innanzitutto per me stessa. Lo studio dell’arpa richiede sacrificio. Bisogna esercitarsi quotidianamente, altrimenti i calli sulle dita scompaiono e poi ricominciare è dura. A differenza di altri strumenti, l’arpa richiede uno studio molto più costante. Esercitarmi allo strumento, anche per ore, non è mai stato per me un problema, mi piaceva e mi piace tutt’ora. Prendere un brano musicale, studiarlo e provare soddisfazione nel sentirlo migliorare di volta in volta è tra le emozioni più intense che provo. Vedere che prende vita dalla parte scritta, è davvero stupendo. Questo mi appaga”.

“Sono una persona piuttosto pragmatica - dice invece Ezio Ghibaudoe considero la musica un vero e proprio linguaggio: come tutti i linguaggi, credo che essa vada conosciuta e padroneggiata in tutti i suoi aspetti per poter essere veicolata. Per estensione quindi, per me il musicista è il tramite, grazie al suo strumento, di un messaggio, una storia, un testo, un racconto che è stato concepito da altre persone in un diverso periodo storico o che abbraccia le sensazioni della contemporaneità. Proprio per questo l’operazione di ricostruzione del messaggio musicale è intrigante ed affascinante, perché implica conoscenze trasversali da parte di chi ha questo compito: conoscenza del contesto socio-culturale, aspetti filosofici e di prassi esecutive delle varie epoche storiche. La musica, poi, è l’unica arte la cui fruizione ha carattere “volatile”, ovvero che non perdura nel tempo come la pittura, la scultura o il disegno, e viene in seguito elaborata da ogni individuo in modo diverso: reputo perciò l’esperienza del concerto qualcosa di unico e irripetibile”.

Beatrice Condorelli