C’erano un olandese, un’australiano e un italiano… anzi tanti monregalesi.
Potrebbe sembrare una barzelletta invece è l’incipit di una storia di intrecci molto creativi e colorati grazie a cui giovedì 20 alle 20, nei giardini del Belvedere di Mondovì, verrà inaugurata l’opera sostenibile degli artisti Anne Fehres e Luke Conroy.
Il duo artistico del progetto europeo Dialog City che ha trascorso quattro settimane a Mondovì.
Nella loro permanenza hanno osservato i monregalesi, intessuto relazioni, dato vita al loro progetto lavorando in un contesto creativo come quello di Art Atelier, tenuto workshop con i fotografi di Mondovì Photo e con i bimbi del Campus di atletica, partecipato ad iniziative proposte dal Comune e dal Cfpcemon, ente partner del progetto che li ha ospitati.
L’intreccio più rilevante è forse quello che darà vita alla loro opera sostenibile: una composizione fotografica su larga scala che contiene Mondovì e i monregalesi e che sarà stampata da un’altra piccola opera d’arte locale, la Cooperativa Arcobaleno.
Il caso, o forse la creatività della docente di Italiano del Cfpcemon Paola Carrara, ha voluto che proprio nell’anno formativo concluso i ragazzi di prima meccanica e prima ristorazione della sede di Mondovì abbiano intervistato Pietro Manassero, anima della cooperativa sociale Arcobaleno di cui oggi è vicepresidente e oggi questa collaborazione sembra proprio essere arrivata a portare a termine un altro intreccio.
Chi non conoscesse la mission e i successi della Cooperativa può leggere il lavoro realizzato dagli studenti.
“La Cooperativa Arcobaleno nasce nel 1989 da un gruppo di volontari, per dare una risposta al problema dell'inserimento lavorativo di persone con problemi troppo importanti per poter essere assunti nel mondo del lavoro "normale", ma contemporaneamente troppo lievi per trovare spazi e stimoli nei Centri Socio-educativi, quali portatori di handicap, persone in situazione di disagio sociale o con problemi di emarginazione segnalati dai servizi sociali.”
La soluzione più pratica a questo problema è sembrata quella di costituire una Cooperativa sociale, novità assoluta sul territorio, che includesse tra i soci soggetti disabili.
Per rendere la cooperativa sostenibile economicamente, era necessaria un'attività produttiva che potesse generare entrate. Fu in quel momento che venne considerata l'idea della serigrafia, una tecnica di stampa che consente la personalizzazione di diversi supporti. Questa idea sembrava promettente perché offriva un servizio richiesto sul mercato e aveva il potenziale per generare un flusso di entrate stabile per la cooperativa.
A questo punto della storia compare Pietro Manassero, giovane padre e rivenditore di elettrodomestici un po’ insoddisfatto della propria situazione lavorativa.
A Pietro viene affidato l’incarico di rendere questo progetto una realtà, lui accetta la sfida e si mette in gioco imparando in prima persona il mestiere di stampatore e seguendo le fasi burocratiche che hanno portato alla costituzione della Cooperativa.
Come in ogni iniziativa imprenditoriale si aveva bisogno di un capitale per l’acquisto delle prime macchine e per avviare l’attività nel piccolo laboratorio adibito a sede, uno scantinato in Via Montegrappa all’Altipiano di Mondovì.
Il gruppo di fondatori, di cui Pietro a questo punto faceva parte, si rivolse a un privato della zona che, sentendosi personalmente coinvolto, finanziò il progetto con 10 milioni di Lire senza interessi e senza fissare una data di restituzione. Una volta allestito lo spazio, assunto il primo lavoratore e ottenuto i fondi, era ora di trovare i clienti. Fu una ditta di piastrelle ligure a commissionare il primo lavoro: stampare su degli espositori di legno il nome e il logo dell’azienda.
Poniamo a Pietro una domanda in merito all’assunzione dei lavoratori. Immaginiamo che ogni famiglia speri di dare al proprio figlio disabile una possibilità di inserimento nel mondo lavorativo, come fare a “scegliere” i lavoratori?
Pietro ci spiega che da subito il problema si è presentato, tante famiglie contattarono lui direttamente ed era impossibile dire sì o no. Si è quindi scelto di affidarsi ai servizi sociali che funzionassero da filtro tra i genitori e la Coop, sono loro a raccogliere le adesioni e a proporre poi i ragazzi al team dell’Arcobaleno.
Dopo il primo anno di attività sembrò necessario trovare uno spazio più grande che permettesse al lavoro di crescere, e con questo anche il numero dei lavoratori. Nel 1990 la Coop si trasferì in una ex stalla trasformata in laboratorio sul confine tra Mondovì e Villanova. Pietro ricorda quel periodo come il più spensierato e divertente: la struttura era circondata da prati e frutteti e i ragazzi nei momenti di pausa si svagavano giocando a pallone. Sono ricordati con affetto anche i proprietari dell’immobile che dedicavano molte attenzioni ai ragazzi.
Nel 2000, dato il buon andamento del lavoro arrivò il momento di un nuovo trasferimento: l’attività si spostò nell’attuale sede nella zona artigianale di Villanova Mondovì. Un’altra novità che risale a questo periodo è l’inserimento di un commerciale all’interno della squadra di lavoro. Il ruolo di questa nuova figura era quella di andare in giro a cercare potenziali clienti e proporre i prodotti realizzati dalla Coop. Arcobaleno. A questo proposito Pietro ricorda che il primo grande cliente trovato in questo modo fu in Tour Operator Alpitour che ordinò 10.000 magliette stampate. In un primo momento l’ordine sembrò a tutto troppo grosso da gestire, ma poi la sfida fu colta e vinta. Alpitour rimase un fedele cliente per anni.
Negli anni furono tanti i rapporti di collaborazione intrapresi, tra i committenti più importanti va sicuramente citato Emergency. Emergency faceva cucire magliette in Bangladesh da realtà virtuose e cercava in Italia una Cooperativa Sociale che le stampasse, L’Arcobaleno fu per anni l’unica a occuparsi di serigrafia. Negli anni di lavoro con Emergency si raggiunse il record di produzione, si arrivò a stampare 70000 t-shirt.
Nella realtà attuale si esaspera l'aspetto economico del lavoro e si dimentica questo aspetto sociale: si creano sofferenze e discriminazioni e i più deboli sono messi ai margini. Le aziende diventano realtà prive del senso e dello spirito della solidarietà
La Cooperativa Arcobaleno vuole essere una realtà di fabbrica dove sia praticato il vero senso sociale oltre che economico del lavoro e dell'impresa: lavoro cioè come condivisione delle proprie capacità e come spinta al superamento delle proprie difficoltà in un contesto in cui ciascuno diventa stimolo e aiuto per gli altri. È il ruolo del lavoratore che diventa prossimo al suo collega e ciò senza che si perda il senso economico del lavoro.



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