Ieri (mercoledì 18 ottobre) sono stati rimossi anche i cartelli segnaletici dalle strade di Saluzzo e il cancello di ingresso del Giardino di Villa Bricherasio, in via Bodoni, non ha più l’insegna con gli orari di apertura.
Chiusura definitiva per il giardino di Domenico Montevecchi, 84 anni, giardiniere, frutticoltore dagli anni ’70, creatore del Giardino Botanico che ha iniziato a plasmare dal 2000 e che è diventato una negli anni un’attrattiva turistica di rilievo.
Suo padre Enrico Montevecchi, faentino, era venuto nel territorio per seguire le coltivazioni e i frutteti di Amleto Bertoni, il padre dell’artigianato saluzzese. Accanto a loro aveva imparato a coltivare le piante, aggiungendovi l’esperienza fatta nei giardini inglesi.
A Villa Bricherasio c’erano circa 12 mila metri quadrati divisi in tre distinte zone fito-climatiche, migliaia di piante e specie (oltre 3.500) dalle rose alle ninfee giganti dell’Amazzonia, cromatismi che viravano ad ogni stagione, scorci studiati inquadrando il paesaggio di Saluzzo.
La sua bordura mista all’inglese era considerata una delle più ricche d’Europa, premiata dalla Royal Horticultural Society. Numerosi i riconoscimenti e gli articoli su riviste di settore, dedicate a Montecchi e alla sua opera d’arte. Un riferimento anche per altre collezioni vegetali nel mondo. Tra tanti, il Fairchild Tropical Botanic Garden di Maimi, il più grande degli Stati Uniti.
"Gestirlo è una responsabilità non indifferente che non mi sento più di portare avanti. Bisognava partire prima, preparando delle persone. Con il Comune, non si è raggiunto un accordo. E’ un patrimonio verde che non è interessato a Saluzzo, come la mia esperienza professionale", afferma Montevecchi.
3.200 vasi di piante sono già partite per altre destinazioni: "Non ho da ringraziare nessuno. Il giardino non ha avuto sovvenzioni pubbliche, solo gli ingressi dei tanti visitatori che ringrazio. Ora voglio vivere tranquillo. Magari mi cerco una isola del Pacifico con una palma e una noce di cocco".