***Riceviamo e pubblichiamo***
Carissimo Paolo, per questa volta, e solo per questa, ci permettiamo di darti del tu e di chiamarti per nome come si fa con un amico, un fratello, con una persona che davvero ci è stata di esempio e di aiuto in questi anni di servizio, e diciamo servizio perché il tuo non è stato lavoro, ma davvero un servizio a favore dei pazienti, sempre.
Correva l’anno 2000 e precisamente il 2 maggio quando con un ristretto manipolo di infermiere, Elena e Monica che poi ne diventerà solido pilastro e memoria storica, hai dato vita all’Oncologia dell’Ospedale di Mondovì.
Quanti lo sanno? Pochi, purtroppo, forse nemmeno coloro che avrebbero dovuto rammentarlo e valorizzarne l’importanza e capirne la portata.
Strettamente connesso a questo evento ricordiamo l’avvio, in tempi più recenti, delle attività CAS che ti hanno visto in prima linea da subito, responsabile dell’area medica, promotore e trascinatore dell’iniziativa sia in ambito ospedaliero sia sul territorio.
Nel corso degli anni la tua squadra si è modificata nel numero e nei componenti ma sempre tesa ad una crescita in competenze e in conoscenze grazie alla tua costante presenza, riferimento e guida per tutti noi.
Ci lasci, con la tua uscita dal servizio, un’eredità difficile da gestire, ma anche la consapevolezza di aver capito, da te, che prima di ogni altra cosa viene il paziente, con le sue paure, le sue fragilità, le sue costanti (anche se a volte celate) angosce e che solo facendoci squadra coesa possiamo davvero aiutarlo, nei limiti imposti dalla natura umana.
Uomo e medico del fare e del poco parlare, uomo e professionista dell’essere e non dell’apparire, hai messo questo principio davanti a carriere altisonanti, che ti sarebbero comunque spettate, trovando il tempo di preoccuparti anche di noi, delle nostre piccole e grandi storie personali, prendendo parte alle vicende tristi e liete che si sono succedute nelle nostre esistenze. Questo non potrà mai essere dimenticato, come non saranno dimenticate dai tuoi pazienti la competenza, le attenzioni e il tatto che hai sempre riservato loro, a tutti.
Per tutto questo, facciamo nostra una famosa frase che ognuno di noi vuole pronunciare come un saluto benaugurante per il tuo futuro e come un dolceamaro commiato: “Capitano, mio capitano”.
E così sarai per noi, per sempre.
La tua squadra