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Attualità | 25 febbraio 2024, 08:24

Abbracci, canti e bandiere gialloblù ad Alba per ricordare i due anni dall’inizio della guerra nell’Ucraina aggredita [FOTOGALLERY E VIDEO]

Un centinaio le persone che hanno sfilato per la città insieme al Comitato Razom per ribadire il loro 'no' a qualsiasi guerra in ogni parte del mondo

Gli scatti di Barbara Guazzone dalla manifestazione albese

Gli scatti di Barbara Guazzone dalla manifestazione albese

Sono state un centinaio le persone che nel pomeriggio di ieri, sabato 24 febbraio, non sono volute mancare alla manifestazione promossa dal Comitato Razom, in collaborazione con la numerosa comunità di rifugiati ucraini ospitati ad Alba, nelle Langhe e nel Roero, per gridare ad alta voce il loro “no alla guerra”, a due anni esatti dall’invasione russa dell’Ucraina. 

Tutti insieme, albesi e rifugiati ucraini, scortati dai carabinieri, hanno sfilato per le vie del centro, silenziosi e composti, fino a raggiungere piazza Michele Ferrero, dove sotto lo sguardo di "Alba", la bambina realizzata da Valerio Berruti e divenuta simbolo della città, hanno iniziato a cantare: “Oi u luzi chervona kalyna”, il brano diventato un simbolo nazionale e internazionale della resistenza ucraina all’invasione russa. 

Sul palco allestito in piazza, è salito per un primo intervento, Edoardo Bosio, presidente del Comitato Razom, che ha salutato e ringraziato tutti gli intervenuti, per poi lasciare posto al toccante intervento di Gianni Arbocco, in rappresentanza delle famiglie albesi che hanno ospitato sfollati dalla città di Bucha

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A seguire l’intervento di Alice Depetro, esponente di +Europa e membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani, che dal palco ha detto: "Oggi sono due anni dallo scoppio della guerra in Ucraina. Due anni che uno stato sovrano in Europa deve difendersi da un'aggressione armata sul suo territorio. Purtroppo la nostra attenzione nei confronti di questo conflitto sta calando, ma non bisogna dimenticarci che riguarda anche noi. Questa guerra ci riguarda perché le infiltrazioni filorusse e filoputiniane nel nostro Paese sono molteplici e capillari, non solo in politica ma anche nell'informazione, e sono pericolose. E non dimentichiamoci che questa guerra ci riguarda perché difendere l'Ucraina significa difendere lo stato di diritto, la sovranità sul proprio territorio, l'autodeterminazione di un popolo che vuole continuare ad esistere con la sua propria identità. Difendere l'Ucraina vuol dire difendere l'Europa, i valori democratici e liberali che ci ispirano, i nostri diritti. Significa difendere noi. Mi auguro che l'Europa faccia sempre più fronte comune per aiutare a respingere l'invasione e quindi per lavorare ad una pace giusta nei confronti delle vittime. Grazie. Slava Ukraini!". 

Successivamente è stata la volta dell’assessore del Comune di Alba, Emanuele Bolla. “Nessun luogo è migliore di piazza Ferrero per celebrare la richiesta di pace in Ucraina”, ha esordito Bolla. “La piazza guarda alle colline delle Langhe, dove si è combattuto per la libertà, e ospita 'Alba', la bambina che è simbolo di unità universale, non di una parte, e il suo profilo ci ricorda che oggi troppi bambini sono divisi dai propri padri e dai propri nonni, che sono rimasti a lottare per la libertà del proprio Paese e del mondo intero. Questi bambini meritano di poter ritornare a giocare nella propria terra. Oggi i colori della libertà sono quelli della bandiera ucraina e la parola 'pace' si pronuncia 'Slava Ukraïni', Gloria all’Ucraina”.

A chiudere gli interventi, Edoardo Bosio, presidente del comitato Razom. “Se impedisci alle persone di pensare – ha detto Bosio nel suo intervento finale - ripetendo e ripetendo loro che 2+2 fa 5, puoi convincere il tuo popolo che 2+2 fa 5, così come ripetendo e ripetendo che la guerra in Ucraina è stata iniziata per difendere la Russia e per liberare il popolo ucraino puoi convincere il tuo popolo che tutto sommato invadere il tuo vicino è una cosa giusta e in questo modo puoi mandare migliaia di uomini a uccidere altri uomini e a morire in guerra. Anche la città di Alba ha vissuto la guerra ed è stata centro nevralgico della lotta partigiana di liberazione dal nazifascismo: per questo motivo, nel novembre del 1949 proprio in questa piazza, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi assegnava la medaglia d’oro al valor militare alla città. A chi sostiene che dovremmo smettere di inviare questi aiuti all’Ucraina, che è il Paese aggredito, voglio chiedere: che cosa sarebbe successo se gli alleati avessero deciso di smettere di paracadutare rifornimenti, armi e munizioni sulle nostre colline? Forse la storia sarebbe andata diversamente. Nessuno in questa piazza è a favore della guerra, tutti noi siamo a favore della pace. Però dobbiamo essere consapevoli di un concetto molto semplice: se la Russia smette di combattere finisce la guerra. Se l’Ucraina smette di combattere non finisce la guerra, ma muore l’Ucraina e con essa la democrazia e la libertà”.

Un lungo applauso e il grido all’unisono di tutti i presenti: “Slava Ukraïni”, hanno chiuso la manifestazione. 

Andrea Olimpi

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