Al Direttore - 07 marzo 2024, 09:48

"Grazie, 'don Mecu', per evermi cambiato la vita"

Il ricordo del fossanese Andrea Silvestro, dell'ex parroco del "Ferrante Aporti" di Torino

Don Domenico Ricca, "don Mecu"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Andrea Silvestro, in ricordo di "don Mecu", Domenico Ricca.

***

Son passati più di 10 anni da quando ci siamo conosciuti. Al tempo muovevo i miei primi passi - timidissimi - nel mondo del sociale. Quanta voglia e quanta ansia, in quelle esperienze in carcere, il “tuo” carcere. Mi hai fatto sentire accolto, capace di dare qualcosa (quanto ne avevo bisogno!), anche a quei ragazzi, ai “tuoi” ragazzi. Spesso era solo uno sguardo, un ascolto. Tantissimo, per chi queste attenzioni non le ha mai avute.

In tanti, nella vita, (ri)cerchiamo essenzialmente un Padre, uno che sappia darci un calcio - non sempre morbido - nella realtà; dirci, col cuore, “ce la puoi fare”. E crederci, DAVVERO, in noi. Perché chi ha vissuto la strada, l’abbandono, la violenza - ricevuta spesso da chi ti avrebbe dovuto crescere - ci mette un attimo a smascherarti. A rompere l’incantesimo della tua fiducia, a mollare, a mollarsi. Devi essere vero, sempre. È una responsabilità enorme, che solo i grandi Maestri sanno caricarsi sulle spalle.

Forse, senza di te, l’università non l’avrei mai finita. Una volta ti ho pure invitato in facoltà, a presentare un tuo libro assieme a Marina Lomunno, educatrice prestata alla scrittura, capace di restituire precisione e bellezza alla tua missione di vita: offrire una luce di speranza concreta nelle ombre tortuose del “Ferrante Aporti”.

Come spesso accade quando hai di fronte un maestro, il tuo incontro mi cambiò. Affossato dai miei fallimenti di allora (bocciato alle superiori, andato via di casa più volte sbattendo la porta), ho iniziato a guardarli in faccia, i miei fantasmi. Che ogni tanto ritornano, sotto forma di rabbia. È un allenamento costante, quotidiano: non giudicarsi, capire che anche la rabbia, se non ne vieni risucchiato, è vita. Un eccesso di vita - mi aiuta pensarlo - da condividere per non venirne travolto. Ma con responsabilità. Con la maturità che solo i grandi educatori, i grandi padri, sanno avere. Governare quel fuoco che, sotto sotto, arde sempre. Senza limitarsi ad attizzarlo verso capri espiatori: quanto è facile (e pericoloso!) con dei ragazzi chiusi (inferociti!) tra le sbarre. Risulteresti loro subito amico, “simpatico”. Ma di fatto l’inganneresti, ancora una volta. E invece no, tu passavi attraverso la strada, più lunga ma realmente trasformativa, della consapevolezza. Una strada che tra le sbarre è ancora più stretta. Non sempre ci si riesce, il 90% delle volte si perde. Tu stesso ne hai “persi” di quei ragazzi. Eppure continuavi ad accompagnarli. Da testimone: senza impartire lezioncine dall’alto, ma condividendo, con umiltà e verità, quanto si può. Perché: “pitòst che gnente a l’é men pitòst”.

Ed è proprio questa, caro Mecu, la lezione che andrebbe scritta in tutti i trattati di pedagogia. Soprattutto se si tratta di - giovani - vite umane. Un “pitòst” piccolo, ma personalizzato, per tutti. Grazie, perché un “pitost” l’avevi colto anche in me.

Non ci vedevamo da dieci anni, eppure, puntualmente, mi mandavi gli auguri il giorno dell’onomastico. Un gesto da nonno: forse perché, tra una chiacchiera frugale e l’altra, ti avevo confidato che un nonno non l’avevo mai avuto. Non ti era sfuggito: le cose davvero importanti le sapevi riconoscere al volo. Per me, ogni 30 novembre, era un SMS: “Buon onomastico, Andrea. Mecu”.

Da laico, ti saluto con alcuni versi di questa “smisurata preghiera”. La prima pensando ai tuoi ragazzi, da oggi orfani di un Padre; la seconda per te.

“…Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti”

“Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
[…] e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità”

Grazie per le tue “gocce”, Mecu. Fai buon viaggio. Seduto agli ultimi posti, ti troverai sempre in buona compagnia.

Al Direttore