Mercoledì 20 marzo prenderà il via a Dronero la terza edizione del Festival letterario Ponte del Dialogo, che proporrà 23 appuntamenti in diversi luoghi storici della città.
Molti i nomi importanti del panorama culturale italiano che arriveranno in valle Maira: da Umberto Galimberti a Barbasophia (Matteo Saudino), da Marco Albino Ferrari a Luca Steinmann, da Alessandro Perissinotto a Mattia Insolia, da Gio Evan a Enrico Camanni.
Qui la locandina con l'intero programma
Nomi di richiamo, soprattutto Galimberti e Gio Evan, già esauriti anche nelle liste di attesa. Ma non può che balzare agli occhi la mancanza di nomi femminili.
Su ventitré appuntamenti, solo due hanno come protagoniste delle scrittrici: Alessia Iotti, in arte Alterales, autrice del libro "La crisi climatica esiste, non è un unicorno"; Zita Dazzi, giornalista e scrittrice, autrice di "Gli anni di luce". C'è poi Ivana Mulatero, curatrice della mostra "Le falci nell'arte, l'arte delle falci" al Museo Mallè.
Per il resto, il genere maschile è l'assoluto protagonista della rassegna.
Viene in mente un intervento di Michela Murgia pubblicato per Robinson di Repubblica nel 2018.
"Esistono due tipi di festival a cui può capitare di essere invitate se di mestiere si scrive: ci sono quelli considerati generalisti perché si rivolgono a tutti, ma nei cui programmi le firme maschili sono il 90%, e poi ci sono quelli che vanno sotto l’etichetta di “festival di letteratura femminile”, dove le donne invitate sono la totalità e il pubblico la rispecchia".
E ancora: "Continuare a rappresentare l’autorevolezza culturale come un dono collegato al solo genere maschile è noioso, discriminatorio e esteticamente sgraziato. [...] Le donne hanno il dovere e il diritto di dirsi protagoniste nel mondo. Benedetto il luogo in cui possono farlo affermandosi come parte della norma, non come la nobile eccezione che la conferma".