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Attualità | 19 giugno 2024, 07:11

I dieci anni del riconoscimento Unesco di Langhe, Roero e Monferrato. Roberto Cerrato: "Abbiamo convinto il territorio"

L'ex direttore dell'associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato ricorda gli inizi e le difficoltà, ma guarda al futuro con ottimismo: "Siamo preparati alle nuove sfide"

Il 22 giugno 2024 Langhe Roero e Monferrato sono state riconosciute Patrimonio Unesco

Il 22 giugno 2024 Langhe Roero e Monferrato sono state riconosciute Patrimonio Unesco

Non è solo un ricordo. Si tratta di un lavoro di 20 anni fatto di cadute, incomprensioni, sfide, visioni future. Dieci anni fa le Langhe il Roero e il Monferrato entravano a far parte del Patrimonio Unesco. Roberto Cerrato, ex direttore dell'associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, ha preparato la prima candidatura. Arrivò una bocciatura nel 2011 e poi la gioia di un grande traguardo, tre anni dopo. Per lui non è solo un ricordo: "Rappresenta uno degli episodi memorabili della mia vita, devo ringraziare l'avvocato Giuseppe Rossetto, allora sindaco di Alba che mi diede il via per il progetto".

 

Torniamo a dieci anni fa.
"Il 22 giugno 2014 eravamo a Doha per la proclamazione, ancora adesso se ci penso vivo una grande emozione. Si tratta di un lavoro molto lungo, all'inizio non sapevamo cosa fare, ognuno agiva per sé e anche molti Comuni, soprattutto del Roero, erano contrari a causa dei vincoli e degli oneri di urbanizzazione, poi per fortuna si è capita la grandissima opportunità. Mi ricordo che avevano scritto una lettera in cui si opponevano al progetto direttamente al ministro della Cultura".

C'è stato un cambio di rotta?
Il territorio è migliorato molto nonostante mille difficoltà legate anche al cambiamento climatico, penso alle nuove malattie della vite che sono già presenti nel Monferrato, ma non ancora in Langa. Bisogna fare attenzione, abbiamo un patrimonio che va mantenuto e ‘manutenuto’ col massimo rispetto e con l’aiuto di tutti gli attori coinvolti nell'offerta turistica e non solo”.

Alla fine, il bicchiere è mezzo pieno?
Assolutamente sì, il riconoscimento ha incrementato l’amore per il territorio e valorizzato le sue potenzialità, spingendo molti giovani a rimanere. Sono nate start up, piccole aziende, strutture ricettive, vinerie qualificate. Si sono creati mestieri nuovi, è nato un nuovo fermento e contestualmente una grande cultura dell’accoglienza. Io stesso negli ultimi mesi sono andato in giro anche nel Monferrato, e la qualità nel ricevere i turisti ha fatto passi da gigante”.

Contestualmente i grandi flussi possono essere un problema.
“L’overbooking è alle porte, bisogna essere bravi a gestire i flussi e ad allargare l’offerta, ragionando come territori e proponendo nuove modalità di visita in luoghi che hanno grande fascino, ma sono poco conosciuti. Penso al Romanico dell’Astigiano o agli infernot, le piccole camere sotterranee del Monferrato. Bisogna lavorare per allungare la permanenza dei turisti da due giorni e mezzo a tre- quattro facendogli vivere delle esperienze memorabili. I tesori non mancano Rosignano Monferrato, Sala Monferrato o il meraviglioso borgo di Cellamonte, solo per citarne alcuni”.

Bisognerà anche lavorare su un’offerta diversa.
Le proposte dovranno essere spalmate in più mesi, evitando picchi o afflussi esagerati e limitati a una sola zona, ma stiamo lavorando bene. I turisti già arrivano a marzo e fino a dicembre: si tratta di fare proposte bilanciate sui tre territori. Questo è un impegno di cui mi occupo con il Centro studi sul paesaggio culturale di Langhe Roero e Monferrato e con l’Istituto italiano del paesaggio del vino di cui sono presidente. In autunno faremo gli Stati generali per capire le esigenze dei turisti, le problematiche che devono affrontare e mettere le istituzioni nelle condizioni di trovare le soluzioni migliori”.

Che tipo di progetti si aspetta?
“Bisogna continuare lungo il percorso della sostenibilità, cominciando con la possibilità di ricaricare i mezzi elettrici o pensando a una viabilità che non permetta ai mezzi pesanti di andare sulle colline, mettendo a rischio pedoni e ciclisti. Ma dopo dieci anni la situazione è buona non c’è stata quella “caccia alla collina” che si temeva, non siamo diventati Disneyland e non vogliamo diventarlo in futuro”.

Qual è la sua ricetta?
“Non ragionare solo con i numeri, ma anche con la cultura, facendo in modo che le tradizioni siano sempre nel cuore di chi abita questi territori”.

Come sarà la situazione tra 10 anni?
"L’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato con la presidente Giovanna Quaglia e lo staff sono preparati e pronti ad affrontare le nuove sfide attraverso un monitoraggio che permetterà di gettare le basi per i prossimi 10 anni. La sfida è il cambiamento climatico e la capacità di affrontarlo, rispettando il paesaggio, magari con degli invasi per permettere alle colline di avere acqua in caso di emergenza. E poi bisogna abbandonare l’idea della monocultura e abbracciare la biodiversità anche in Langa, come si sta già facendo nel Monferrato”.

 

Daniele Vaira

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