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Attualità | 25 giugno 2024, 07:01

Sergio Germano sulle scelte di modifica dei disciplinari di Barolo e Barbaresco: "Evitate le speculazioni"

Il presidente del Consorzio di Tutela commenta il voto dei produttori: "Decisioni condivisibili, ma in alcuni casi serviva più tempo per approfondire, soprattutto riguardo al quesito sul divieto di impiantare vigneti esposti a nord"

Sergio Germano, presidente  del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani

Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani

Il verdetto dei produttori sulla modifica dei disciplinari di Barolo e Barbaresco presentate dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani parte da due certezze: Sì alla limitazione della zona di imbottigliamento per Barolo e Barbaresco, che dovrà coincidere con l'area di vinificazione. Parere positivo all'utilizzo delle bottiglie di grande formato (superiori ai 6 litri e sino a 18 litri) anche per la vendita per il Barbaresco. No, invece, all'eliminazione del divieto di impiantare vigneti di Nebbiolo nei versanti collinari esposti al Nord. Bocciate anche tutte le altre proposte, tra cui l'aggiunta delle menzioni comunali per la Denominazione Barbaresco e soprattutto la possibilità di consentire l'interscambiabilità e reciprocità tra le due zone di produzione. Un risultato che commentiamo insieme al presidente del Consorzio di Tutela, Sergio Germano.

Cosa pensa di questi risultati?
"Bisogna puntualizzare che c'è ancora tutto un iter che comporta vari passaggi, non è che cambia tutto da domani mattina. Può avere un senso limitare l'imbottigliamento a una zona langarola, sicuramente si tratta di una scelta molto restrittiva, ma la cosa importante era evitare speculazioni. Sono stati segnalati casi in cui il Barolo veniva imbottigliato negli Stati Uniti, era giusto mettere un limite, un confine netto".

Lei ha parlato di iter, quali sono i prossimi passaggi?
"Ci sarà un passaggio formale con la ratifica delle firme in un'Assemblea, poi si passerà al Tavolo vitivinicolo regionale, poi nazionale e poi si dovrà andare fino a Bruxelles, penso ci vogliano almeno altri 18 mesi. In Italia ci sono una miriade di richieste di modifiche di disciplinari, ci sono modifiche che si riferiscono a 30 anni fa e alla prima stesura di un documento, gli uffici sono pochi e ci vuole tempo".

Sul divieto di impiantare vigneti a Nord, che idea si è fatto?
"Non si è raggiunto il quorum, la base produttiva ha deciso di rimanere nella stessa situazione. Sono convinto che il cambiamento climatico è un tema delicato, che necessitava di un maggiore approfondimento, con il ricorso a documentazione tecnica e scientifica. Si tratta di un argomento trasversale che tocca la storicità e l'immagine delle denominazioni, oltre ad alcune ideologie: sono secoli che ripetiamo che il 'Nebbiolo è un vitigno che viene bene al sole" e quindi i produttori si sono dimostrati coerenti".

Un altra proposta che non è passata è quella dell'interscambiabilità tra i due vigneti.
"Il quesito è stato letto in diverse maniere, era anche un modo di regolarizzare le aziende che hanno i vigneti nella denominazione, ma la cantina si trova fuori dalla zona di produzione. Cito per esempio La Morra e Monforte dove c'è una parte di territorio che si trova fuori dalla zona di produzione. Poteva essere un modo per evitare questi pasticcio, ma è un tema su cui si è discusso poco, forse anche per paura di speculazioni. Penso che la gente non abbia avuto modo di metabolizzare le proposte, che siano risultate troppo repentine. In ogni caso il voto è sovrano e quindi si è deciso di non cambiare".

Per quanto riguarda, invece, la modifica della denominazione Langhe, a che punto siamo?
"La proposta, insieme ad altre modifiche più tecniche, è già stata approvata dal direttivo e deve essere inviata al Comitato vitivinicolo regionale. Verrà consentito di introdurre la tipologia Langhe Nebbiolo spumante metodo classico Doc, nella versione bianco e rosato".

Daniele Vaira

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