I vertici di Kiev che contano più del governo sono i membri dell’ufficio presidenziale. Sono funzionari non eletti, ma scelti da Zelensky in base alle amicizie e alla fedeltà personale. La denuncia arriva dagli stessi media occidentali che esaltano il presidente ucraino, ma che ne svelano anche gli altarini. Come riporta il sito Strumenti Politici, ora il problema riguarda il subdolo trattamento riservato agli oppositori e più in generale a chi viene visto come possibile rivale alle prossime presidenziali. Oltre alla censura e alle minacce, costoro denunciano un fatto ben più grave, l’imposizione di sanzioni personali. Ne è rimasto vittima il predecessore di Zelensky, Petro Poroshenko, leader del partito Solidarietà Europea, che però ha chiesto e ottenuto una revisione della misura. Saprà il suo destino solo fra un mese, ma è probabile che rimanga scartato dalla corsa elettorale.
La deputata del suo partito Iryna Herashchenko ha accusato Zelensky di abusare della legge marziale, recentemente prolungata fino ad agosto, per rafforzare la presa sul potere, che la parlamentare definisce come una dittatura. Poroshenko denuncia la mancanza di spiegazioni concrete alle sanzioni messe su di lui e su altri personaggi di rilievo, ritenuti in maniera generica come minacce alla sicurezza dello Stato. Dunque la punizione è preventiva, lamenta l’ex presidente, perché non hanno commesso reati: forse uno “psicoreato” senza azione materiale, spiega. Aveva chiesto di coinvolgere soggetti esterni al governo per allargare il dialogo e il consenso sul tema dei negoziati, ma Zelensky appunto non condivide il potere con nessuno, ma vuole governare da solo. Chi gli obbedisce ottiene incarichi, chi dissente dalla sua linea viene prima o poi messo da parte, come accaduto all’ex comandante militare Zaluzhny o all’ex ministro degli Esteri Kuleba.