Attualità - 01 maggio 2025, 14:40

Il grido del sindacato in piazza a Fossano: “Con soli 14 ispettori in tutta la Granda, come si può parlare di sicurezza sul lavoro?" [FOTO]

Stamattina, a Fossano, la manifestazione per il 1° Maggio di fronte al monumento che ricorda le cinque vittime del Molino Cordero

È una realtà troppo spesso dimenticata e oscurata dai dati economici di produttività ed export, quella del lavoro nella nostra provincia, "la Baviera d'Italia", come titolò un anno fa il Corriere della Sera.

Tra precarietà, appalti e subappalti, lavoratori invisibili e controlli che arrivano – quando va bene – ogni 15 anni, la sicurezza resta una chimera. E mentre il numero delle morti bianche continua a crescere, i territori restano scoperti: solo 14 ispettori SPRESAL sono oggi attivi nella Granda, contro i 50 che sarebbero necessari.

Il Primo Maggio della provincia Granda, quest'anno, è stato celebrato a Fossano, dove alle 10 è iniziata la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil "uniti per un lavoro più sicuro". L'evento si è svolto presso il Monumento dedicato alle Vittime “Molino Cordero”, per ricordare le cinque vittime di uno dei più gravi incidenti sul lavoro che la provincia ricordi. Erano presenti il sindaco Dario Tallone, il senatore Giorgio Maria Bergesio, l'ex sindaco di Fossano Francesco balocco e la consigliera regionale Giulia Marro. 

Una manifestazione molto partecipata quella di oggi, con cui si è voluto ricordare il 16 luglio del 2007 quando, alle 14.35, una violenta esplosione causò la morte di cinque operai: Mario Ricca, autotrasportatore; Massimiliano Manuello, Marino Barale e Valerio Anchino, dipendenti del mulino e Antonio Cavicchioli, tecnico di manutenzione esterno. 

Da allora poco è cambiato. Si continua a morire e a registrare infortuni, in misura sempre maggiore e in un contesto di lavoro precario e non riconosciuto. 

"Il costo sociale del lavoro insicuro in Italia è stimato in oltre 40 miliardi di euro l’anno. Ma il costo umano è incalcolabile: oltre 1.500 morti nel 2024", ha detto il segretario della Uil Armando Dagna dal palco. "Ogni giorno in Italia muoiono tre persone di lavoro. Che razza di Paese è quello che accetta tutto questo senza reagire?", ha rincarato Enerico Solavagione, segretario della Cisl. 

Anche in provincia di Cuneo la conta è impietosa. Numerose le vittime, soprattutto nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia e della logistica. "Questa litania è diventata insopportabile – ha commentato ancora – ogni volta che c’è un morto si fanno promesse, poi tutto cade nel silenzio".

"Oggi il primo obiettivo che abbiamo è quello di superare l'indifferenza e la rassegnazione delle lavoratrici e lavoratori che rappresentiamo e che spesso nemmeno fanno parte delle aziende per cui lavorano. La Baviera d'Italia che vede crescere le disuguaglianze sociali. la povertà di questa provincia riguarda italiani e migranti, persone che si impoveriscono pur avendo un lavoro. Cosa possiamo fare? Possiamo incalzare i committenti importanti di questa provincia, perché applichino i contratti nazionali afferenti alle attività svolte, con restribuzioni dignitose. Ogni tanto troviamo nei cantieri persone che hanno il contratto delle cooperative sociali: come facciamo a costruire sicrezza con questo mercato del lavoro?", ha detto Piertomaspo Bergesio, segretario provinciale della Cgil.  

La richiesta unitaria dei sindacati: più ispettori, più prevenzione, più tutele. "Non vogliamo che i lavoratori vengano ricordati solo il Primo Maggio. Vogliamo un lavoro sicuro, riconosciuto e contrattualizzato. Dobbiamo rivendicare il diritto a non morire di lavoro".

In un Paese attraversato da grandi transizioni – ambientali, digitali, produttive – è fondamentale che il cambiamento metta al centro il benessere, la dignità e la sicurezza dei lavoratori. "Dove c’è precarietà non può esserci sicurezza. Serve un cambio di modello", hanno ribadito i sindacati in piazza, in contemporanea con le oltre 100 città italiane che hanno celebrato il Primo Maggio.