Giacomo Oddero ci ha lasciato nel giorno di Pasquetta, poche ore dopo Papa Francesco, a cui ho dedicato lo scorso Farinél. Ho scelto, non a caso, di aspettare questa domenica per ricordare la figura del farmacista di via Maestra, perché tra le tante intuizioni di Giacomo Oddero si annovera Vinum, nato come Fiera dei vini di Pasqua per favorire la degustazione e la vendita dei vini appena novelli, facili da bere.
Ho avuto la fortuna di intervistare più volte Giacomo Oddero col fotografo Bruno Murialdo e l’operatore Daniele Ferrero nella sua Santa Maria di La Morra, sul terrazzo di casa, in splendide giornate primaverili tra il 2018 e il 2019. Sorretto da una memoria di ferro, l’ex sindaco di La Morra ha regalato quasi 10 ore di interviste che sono nell’archivio della Fondazione Radici e saranno liberamente consultabili nella sede della Fondazione nel cortile della Maddalena.
Nel fluire dei ricordi Oddero raccontò i passaggi che portarono alla costruzione dell’opera più importante della storia delle Langhe: l’acquedotto che ha portato l’acqua a 220mila persone e ha cambiato la storia di tutto il nostro territorio.
Antifascista già dalla tenera età, frequentò il liceo classico ad Alba prendendo il diploma nel 1946. Nel 1950 si laureò in Farmacia a Torino e aprì una farmacia in via Maestra con l’indimenticato Luciano Degiacomi e le mogli di entrambi, fino al 1992. Negli anni Sessanta si avvicinò alla politica attiva. La capacità di mediare, di ascoltare, senza mai imporsi, ma di prendere decisioni anche difficili lo portarono a candidarsi sindaco a La Morra, carica che ricoprì dal 1965 al 1970. Dal 1970 al 1987 fu consigliere e assessore provinciale all’agricoltura. Dal 1976 al 1992 ricoprì il ruolo di presidente della Camera di Commercio di Cuneo, dal 1992 al 2006 della Fondazione Crc. Presidente dell’Ente Turismo dal 1990 al 1995. Fu presidente dell’acquedotto delle Langhe dal 1971 al 1991. È stato presidente dell’Onaf, consigliere nazionale Onav e sommelier ad honorem.
«Per fare il vino ci vuole l’acqua», era la frase che ripeteva sempre. Cosa sarebbe la Langa oggi senza l’acquedotto? Sarebbe ancora quella di 80 anni fa, raccontata dal “Farmacista di via Maestra”: «Sono nato nel 1926, la mia prima vendemmia è stata a quindici anni, quindi si può dire che ho vendemmiato quasi 80 volte. Ricordo la prima: c’era ancora il bue che portava a casa le bigonce piene di vino, la pigiatura si faceva in grossi tini con i piedi e si torchiava a mano. Già allora avevo capito che il problema più grande di queste colline era la mancanza di acqua».
Oddero ricorda che il professor Dall'Olio, preside della scuola Enologica, diceva sempre ai suoi allievi: "Prima di fare una cantina, guardate se avete la possibilità di avere l'acqua a disposizione, se no lì non fatela".
Ma l’acqua, si sa, scorre verso il basso e nella Langa non si ferma, bisognerebbe costruire un acquedotto, ma dove trovare l’acqua? E a che prezzo?
Oddero, a differenza di altri, non si scoraggiò di fronte a quello che sembrava un sogno. Nel 1965 divenne sindaco di La Morra, comune che aveva creato un consorzio con Verduno e che prelevava l'acqua in un pozzo vicino all'alveo del Tanaro. L'acqua che veniva pompata però era tutt’altro che cristallina, veniva dal fiume, all’interno c’era del fango e pompare l’acqua dal basso verso l’alto costava e parecchio.
L’allora primo cittadino di La Morra si mise all’opera: «Indissi una riunione con i capi famiglia di Santa Maria e dell’Annunziata, avevo scoperto che lo stato copriva il 50% delle spese se si costruiva un acquedotto rurale e sono riuscito a convincerli ad autotassarsi per realizzare questo acquedotto rudimentale. Furono i primi passi. Quando venni eletto assessore all’agricoltura della Provincia, il presidente Mario Martini mi disse: “C’è un’idea grande di portare l'acqua dalle montagne del Cuneese fino alle Langhe, sono 20 anni che se ne parla, ma nessuno ha mosso un dito”. Il giorno dopo andai a vedere la sorgente in Val Corsaglia, nel Monregalese, una tubazione di 150 metri abbandonata, invece di farmi prendere dallo sconforto ho deciso di provarci e ho accettato di diventare presidente del Consorzio Acquedotto delle Langhe e delle Alpi cuneesi».
Mancano i finanziamenti, il Genio civile di Cuneo non crede nel progetto, i comuni di montagna, con in prima fila Limone Piemonte, non vogliono cedere l’acqua, da Roma non arrivano i finanziamenti.
Ed ecco la furbizia langhetta che arriva in soccorso: «Ci sono voluti anni di discussioni con i sindaci di Limone e dei paesi limitrofi fin quando capimmo che per avere l’acqua dovevamo portare loro del vino, credo sia stato del Barolo più che nostro il merito se alla fine vennero a più miti consigli e ci consentirono di collegarci alla sorgente».
Un episodio che Oddero raccontava con ironia, ma che non si discostava di molto dalla realtà perché, dopo anni di discussione la situazione si sbloccò, anche grazie ai buoni uffici del ministro Donat Cattin che chiese alla Provincia di preparare un progetto, firmato da tutti i parlamentari della Granda per ottenere 7,5 miliardi di lire dalle casse dello stato e 3,5 miliardi dalla giovane Unione Europea.
I soldi si trovarono e partì la costruzione dell’acquedotto, in un’epoca in cui le opere venivano realizzate a tempo di record, in Italia. Furono sufficienti meno di 10 anni per un’opera mastodontica. Oggi tutte le case di Langa hanno accesso all’acqua corrente, un’acqua buona, cristallina, che proviene direttamente dalla montagna.
Oggi l’acquedotto delle Langhe è, inoltre, un esempio di buona gestione, una società in salute che crea utili importanti per i propri soci, i Comuni di Langa, a dimostrazione di come ad animare Oddero e gli amministratori che vollero fortemente l’acquedotto vi era una forte cultura di impresa e una altrettanto forte visione del futuro.
Non è stato facile e le resistenze sono state fortissime, ma alla fine il “Farmacista di via Maestra” ce l’ha fatta e con l’acqua la Langa è diventata una delle zone vitivinicole più importanti e apprezzate del Mondo.
L’acqua arriva in ogni paese, in ogni cantina e in ogni casa e grandi serbatoi garantiscono l’autonomia per 4 giorni per 220 mila persone e migliaia di aziende. Se le Langhe sono passate dalla Malora all’Unesco, dal non essere citate sulla guida Michelin ad avere la più alta concentrazione di ristoranti stellati nel mondo, parte del merito lo si deve a Giacomo Oddero e a chi con lui capì l’importanza di portare l’acqua sulle nostre colline.
Ma Giacomo Oddero non è stato solo l’uomo dell’acqua. Giacomo Oddero, presidente dell’ente camerale e poi della Cassa di Risparmio di Cuneo, era l’angelo custode della città capofila delle Langhe e dei paesi attorno, senza tralasciare le altre aree provinciali. Dal lontano capoluogo della Granda interveniva dove c’era bisogno di agire per rendere più bella la Langa e più appetitoso e attraente il settore turistico di tutta la provincia. Continuò a farlo anche negli anni in cui guidò la Fondazione Crc.
Mancherà una figura come la sua capace di lavorare per il bene comune, per la propria terra, con visione e lungimiranza.
Nel cuore porterò le piacevoli ore delle interviste e il bellissimo scatto realizzato da Bruno Murialdo (sotto).