Curiosità - 29 maggio 2025, 06:57

Al Caffè letterario di Bra si legge “Il coraggio di provarci”, la storia di Cristina Scocchia

L’amministratore delegato di illycaffè, racconta la sua vita lavorativa (e non), tra sogni, sacrifici e successi

«Non avrei mai immaginato di farlo. Ma poi ci ho riflettuto e ho pensato che forse, nel mio piccolo, la mia storia può essere uno spunto per aiutare altre persone a trovare il coraggio per scendere nell’arena e provare a realizzare i propri sogni».

E così l’ha fatto: ha scritto “Il coraggio di provarci. Una storia controvento” (Sperling & Kupfer). Stiamo parlando di Cristina Scocchia, classe 1973, oggi amministratore delegato di illycaffè, cui è approdata dopo un inizio in Procter & Gamble (ancor prima della laurea alla Bocconi), dove è divenuta capo di un brand in oltre settanta Paesi, per poi proseguire con L’Oréal Italia, rilanciata dopo anni complessi, e Kiko, durante il drammatico periodo del Covid.

Una carriera accompagnata da un lungo impegno nel volontariato, dagli scout alla Croce Rossa, fondamentale per maturare una visione aziendale di Corporate Social Responsibility orientata al sostegno dei più fragili. Un bagaglio che Scocchia desidera condividere, perché possa essere utile anche ad altri, sottolineando, soprattutto, quanto fortemente creda in una leadership intesa non come potere, ma come responsabilità.

«È la principale lezione che ho imparato quando, appena laureata, sono stata trasferita a Ginevra, e ho avuto la direzione di una squadra. Ho capito che essere leader significa soprattutto fare un passaggio dall’io al noi. E poi, pian piano, ho realizzato che serviva anche il quoziente politico. Tanto più grandi sono le incombenze, e le squadre che ti vengono affidate, tanto più aumenta la complessità intrinseca del ruolo che ricopri; e allora devi imparare a ispirare gli altri e trascinarli verso un obiettivo comune, grazie a competenza e abilità nell’argomentare le proprie idee. E poi, alla fine, quando sei al vertice della piramide, c’è l’aspetto più importante, il quoziente morale: diventare leader significa anche avere una responsabilità nei confronti dell’azienda e soprattutto delle persone che ti trovi a gestire».

Un aspetto che, però, non è affatto assodato, spiega infine l’autrice: «Per tanti anni c’è stata l’idea del leader solo al comando, ma oggi chi riesce a portare all’extra mile è colui che non dà le spalle al gruppo, che è pronto a sacrificarsi e a farsi carico dei momenti di difficoltà e di fragilità all’interno dello stesso. È colui che è capace di guidare gli altri camminando dietro di loro, come diceva il filosofo Lao Tzu».

Silvia Gullino