È nato più di 20 anni fa in Toscana e ora sono più di 300 gli Istituti Comprensivi che hanno aderito in Piemonte, di cui 17 in provincia di Cuneo che fanno capo all'istituto di Busca, capofila dal 2017.
Il modello didattico della “scuola senza zaino” conquista anche il plesso di Piano Quinto, che da settembre lo sperimenterà nelle sue classi della Primaria. Si basa principalmente su 3 pilastri:accoglienza, responsabilità e ospitalità.
Il dirigente Diego Deidda dell'IC di Demonte “Lalla Romano” di cui fa parte il plesso di Piano Quinto spiega cosa li abbia spinti alla sperimentazione e cosa cambierà.
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“E' il tentativo di costruire una scuola a misura di bambino – spiega Deidda -, che rispetti di più gli aspetti emozionali. Se il bambino sta bene l'apprendimento è favorito. E in questo percorsi di crescita si deve aggiungere il coinvolgimento delle famiglie”.
Prevede una formazione specifica del personale docente, che comunque nella propria libertà di insegnamento potrà declinarlo nel modo che ritiene più opportuno ed efficace. Alleggerisce sicuramente le cartelle e gli zaini, i libri, se adottati (qualche insegnante per i primi due anni decide di non avvalersi dei testi), vengono utilizzati in classe e lasciati a scuola in un'apposita nicchia. Ciascun alunno ha, infatti, un suo spazio dove poter riporre il suo corredo scolastico, favorendo il rientro a casa di libri e quaderni solamente nella misura necessaria allo svolgimento dei compiti. Quelli continuano ad esserci, del resto l'allenamento è parte del percorso di apprendimento. Non influirà sul regolare svolgimento del programma didattico ministeriale e sul raggiungimento delle competenze per annualità.
Il modello “senza zaino” prevede la collaborazione con associazioni ed enti locali, famiglie e pro loco, per la valorizzazione di una rete educativa in sinergia.
Su questa scorta si organizzano attività che offrono esperienze dirette.
I bambini, con questo sistema, sono coinvolti nell'apprendimento e nella gestione della giornata, oltre che del materiale condiviso. È un processo da coltivare per cui serve tempo prima che produca effetti. Punta principalmente all'autonomia, che in quinta raggiunge l'apice.
Il "senza zaino", quindi, alleggerisce la cartella e l'aula si trasforma dotandosi di “buchette” dove ciascuno mette il proprio materiale.
Resta una scuola come tutte le altre, ma i bimbi portano a casa solo il necessario per fare i compiti, dove, nell'ottica del raggiungimento dell'autonomia e di un processo evolutivo di responsabilizzazione del giovane studente, si farà un lavoro per evitare le dimenticanze.
Il materiale condiviso consente di azzerare le disuguaglianze, ci saranno un numero sufficiente, ma non a copertura totale, di matite penne, colle, forbici e gomme uguale anche in un'ottica di risparmio e maggiore sostenibilità, eliminando il classico portapenne. Al posto ci sarà il contenitore con quanto serve in classe.
La giornata è molto scandita, tra i momenti più significativi si propone “l'agorà”, un momento trasversale dove i bambini possono esprimersi in libertà su un oggetto o animale domestico o un'esperienza vissuta di cui la condivisione del ricordo contribuisce a prendere sia confidenza con il parlare in pubblico sia a creare il clima con i compagni per un maggiore affiatamento.
Molto inclusivo, permette di individualizzare la didattica, dove ciascuno ha il proprio ruolo a rotazione e dove ci si dovrà rapportare con l'attesa e la frustrazione.
Altro momento di indirizzo è il "come mi sento", segnale per individuare, sentire e dar un nome alle emozioni, questo consente anche alle insegnanti di comprendere come interagire di conseguenza.