Il tema della pubblicizzazione dell’acqua decisa col referendum del giugno 2011 sta impegnando da tempo la politica cuneese, chiamata a trovare una non semplice strada per completare il percorso che dovrà portare sotto un unico cappello la gestione della rete idrica provinciale. Nello scritto che riportiamo integralmente a seguire il Comitato Cuneese Acqua Pubblica offre una propria lettura della gestione che negli ultimi anni ha caratterizzare la gestione di questo importante bene in provincia e portato all’odierna situazione, criticando poi le scelte adottate nei giorni scorsi dalla Conferenza d’Ambito dell’autorità d’Ambito Egato4, chiamata a definire le modalità con le quali il consorzio Cogesi, suo braccio operativo, dovrà rilevare assorbire le reti ancora di proprietà di Egea Acque dietro a un esborso di 70 milioni di euro per il cosiddetto "valore residuo".
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Il consorzio pubblico Cogesi, su indicazione dell’Autorità d’Ambito Egato4, dopo oltre un anno di lavoro, aveva presentato a dicembre scorso il risultato dello studio dell’advisor (durato un anno) che prevedeva di pagare in pochi mesi i 70 milioni di euro del valore residuo a Egea Acque e avere la liquidità sufficiente per attuare gli investimenti previsti dal piano di lungo periodo.
La proposta di Cogesi, il cosiddetto Piano A, era bancabile e anche se richiedeva complesse operazioni per trasferire a Cogesi i patrimoni delle società socie, assicurava il completamento della pubblicizzazione del sistema idrico integrato in tempi rapidi.
Le società socie, con l’approvazione e il sostegno dei sindaci loro azionisti, hanno scelto una strada diversa, il cosiddetto Piano B che prevede minore liquidità disponibile (solo necessaria per il pagamento del valore residuo e per il finanziamento degli investimenti fino al 2029), ma con l’impegno a pagare il valore residuo ad Egea Acque entro il 30 giugno 2025.
Arrivati a fine maggio, sotto pressione delle minacce di Iren e a fronte di possibili ritardi nella concretizzazione del Piano B, l’Autorità d’Ambito, Egato4, lo scorso 21 maggio ha dovuto indire una Conferenza d’Ambito in cui presentare, ai sindaci rappresentanti delle diverse aree della provincia, gli elevati rischi legati ai potenziali ritardi sul pagamento del valore residuo.
I rappresentanti delle aree hanno deliberato all’unanimità di:
- diffidare Cogesi al pagamento del valore residuo a Egea Acque entro il 12 luglio, pena la decadenza dall’affidamento;
- intimare a Cogesi e Egea Acque di aprire entro il 4 giugno il tavolo tecnico per il subentro, con la trattazione in particolare delle questioni relative al personale e alla ricognizione dei beni strumentali.
Un atto resosi necessario a causa della mancanza di coraggio e dell’inerzia di una certa politica che non sa assumersi le proprie responsabilità.
Ma più in dettaglio, di chi sono le responsabilità di questa grave situazione?
Certamente di quei sindaci che all’epoca appoggiarono i tanti ricorsi della vecchia Egea contro la gestione pubblica. Anche però dei promotori del famigerato accordo Borgna/Bo che impose a Cogesi di assegnare comunque un ruolo al gestore privato Tecnoedil (ora Iren) uscente. Accordo poi inopportunamente accettato dai nuovi sindaci di Alba, Bra e dal rappresentante del Roero, dal nuovo presidente della Provincia e supinamente accettato da tutti gli altri sindaci del territorio.
Ma anche della posizione delle società socie che hanno voluto fare scelte diverse dalla consorziante Cogesi e dalla sua governance.
Come se non bastasse la nuova Egea Acque, controllata al 100% da Iren, ha perseverato nel minacciare altre azioni legali contro il ritardo nel pagamento che loro avrebbero preteso per il 31 dicembre 2024 e ad avanzare improponibili soluzioni di parternariato pubblico/privato. Un film che si ripete!
Qui occorre ricordare che il valore residuo non è un debito di Cogesi nei confronti di Iren, bensì un riconoscimento dovuto per il subentro e fino quando questo non avviene il vecchio gestore continua a incassare le bollette senza subire alcun danno.
Se dopo essere stati per anni sotto il ricatto della vecchia Egea e aver subito i danni noti ora rischiassimo di sottometterci al nuovo privato Iren o ad altri terzi incomodi, i cittadini non dovrebbero fare altro che chiederne conto a tutta la politica regionale, provinciale e comunale che ci governa.
L’azione dell’Autorità d’Ambito ha dato uno scrollone al sistema e riteniamo (auspichiamo) che tutti si daranno da fare per tamponare l’emergenza: le banche contattate, garantite dalle bollette, saranno pressate per assicurare il finanziamento dell’operazione entro poche settimane, Cogesi dovrà presentarsi al tavolo tecnico per il subentro con elementi certi e incontrovertibili, e se Iren farà le bizze ne pagherà le conseguenze e forse, in extremis, la gestione pubblica su tutto il territorio potrà finalmente concludersi, senza Iren, che questa lo voglia o meno.
Cuneo, 30.05.2025
Comitato Cuneese Acqua Bene Comune