Farinél - 29 giugno 2025, 13:09

Farinèl/ Nell’altra Langa, tra lavanda, elicriso, api, lucciole ed Enkir dove il turismo non spaventa, anzi

L’alta, altissima Langa di Sale San Giovanni, Sale Langhe e Paroldo che torna a vivere grazie al più antico dei cereali coltivati: l’Enkir, ma anche grazie ad abitanti che hanno imparato a curare i loro paesi trasformandoli in piccoli gioielli da scoprire

Mi ha sorpreso molto, nelle settimane in cui si discute di overtourism, di sovraffollamento delle colline, con il grido di dolore lanciato da Angelo Gaja, scoprire un’altra Langa. Una Langa dove si aspettano i turisti e dove mancano strutture ricettive e ristoranti. Confesso subito che mai ero stato a Sale San Giovanni, ne ho sempre sentito parlare, ma mai mi ero spinto oltre Mombarcaro. Venerdì mi sono accorto che me ne mancava un pezzo, un bel pezzo.

Ho maturato questo pensiero all’imbrunire, ascoltando il dolce suono delle api, il frinire dei grilli e osservando una moltitudine di lucciole. Chi scrive vive in campagna, in quello che potrebbe essere uno dei tanti paesi del Roero e della Bassa Langa. Ricordo le serate passate sul terrazzo con la sinfonia dei grilli a coprire persino le parole, oggi è rimasto un sottofondo. Le lucciole rimaste sono pochissime, sembrano stanche, si muovono lente, un tempo era una distesa di luci a intermittenza. Anche le api sono sempre meno.

Arrivato nel piccolo centro del cebano in un torrido venerdì 27 giugno per la presentazione del libro di Fulvio Marino “Tutta l’Italia del pane” edito Slow Food, sono subito stato colpito dai colori della natura, dalle distese di Enkir, in primo luogo.

Il mugnaio più famoso d’Italia è una vera e propria istituzione a queste latitudini perché con tutta la famiglia Marino, da generazioni, promuove l’Enkir, il cereale più antico del mondo, pronto a diventare farina, ma anche per essere servito in insalata, come ormai è divenuta abitudine a Sale San Giovanni.

La lavanda non si vede ma c’è, meno rispetto agli anni scorsi. I salesi mi spiegano subito perché: fa parte di una scelta ben precisa in quanto sono in atto rotazioni colturali previste nell’ambito dell’agricoltura biologica e biodinamica.

A Sale San Giovanni si coltivano 20 ettari di piante officinali, quest’anno 5 sono di lavanda, col metodo biologico e biodinamico.

Gli agricoltori ricordano, come hanno fatto anche con un comunicato che a Sale si coltivano piante officinali non per il turismo, bensì per il mercato erboristico e invitano i visitatori a consultare il sito ufficiale www.turismosalesangiovanni.it, dove è costantemente aggiornato lo stato delle coltivazioni e delle fioriture.

Poco male, anche il giallo dell’elicriso e l’oro dell’Enkir fanno la loro figura su Instagram, i turisti non rimangono comunque delusi, anzi.

Fulvio Marino, con il suo proverbiale entusiasmo parla dell’Enkir con gli stessi occhi a cuoricino che gli vengono quando parla della moglie Giulia e della figlia Carlotta, mi spiega che è un cereale straordinario che diserba da solo, si autopulisce, non richiede alcun tipo di trattamento.

Marco, che ha ristrutturato uno splendido casolare in mezzo ai campi di Enkir conferma: «Da quando applichiamo la rotazione delle colture sono tornate le lucciole. Oggi sono tantissime».

Mi colpisce la passione e l’amore con cui i salesi parlano del loro piccolo borgo circondato da boschi e da splendidi campi multicolore. Mi sorprende la cura con cui ognuno tiene pulita l’area di fronte alla propria casa, non si vede una cartaccia, un mozzicone.

E il futuro, in una Sale San Giovanni, quasi 700 metri di quota dove alle 20 si registrano ancora 28 gradi, potrebbe essere nell’olio, se ne discute proprio oggi all’interno della XXV Fiera regionale “Non solo erbe”. Con un convegno dal titolo “Cambia il clima, cambia l’agricoltura: opportunità di sviluppo dell’olivicoltura sul territorio?”.

L’overtourism a Sale San Giovanni non esiste, anzi, servirebbero altre strutture ricettive e ristoranti. Pensateci, pensiamoci. Proprio Angelo Gaja diceva che bisognerebbe educare i turisti a diversificare. L’altra Langa di Sale San Giovanni, Sale Langhe, Paroldo, Mombarcaro e Torresina può essere il futuro tra aria pulita campi colorati e lucciole.

Marcello Pasquero