Economia - 30 giugno 2025, 07:00

La fine del clic: come cambia davvero il marketing B2B nel 2025

Il 2025 segna un punto di svolta per chi si occupa di marketing B2B.

Il 2025 segna un punto di svolta per chi si occupa di marketing B2B. Non è più solo questione di distinguersi; oggi il rischio è non essere nemmeno presi in considerazione. Le ricerche zero-click, alimentate dai riepiloghi generati dall’intelligenza artificiale nei risultati di Google, stanno cancellando lo spazio che per anni ha sostenuto il lavoro di chi crea contenuti, ottimizza per la SEO e costruisce funnel informativi.

Il fenomeno è netto: in molti settori, i click-through rate sono scesi statisticamente fino al 30%. L’utente trova la risposta già nei risultati, spesso senza arrivare al sito del brand. È un cambio radicale. Per chi vende nel B2B, dove l’acquisto è spesso lungo, complesso e basato sulla fiducia, sparire dai primi passaggi di ricerca significa perdere l’unico momento in cui si può ancora influenzare la “day one list” — quella manciata di brand che il decision maker porta con sé fin dall’inizio del percorso.

Questa invisibilità non è solo un problema di metriche. È una perdita di controllo sull’intero processo commerciale: meno dati, meno contesto, meno possibilità di capire dove si vince e dove si perde. Continuare a inseguire i numeri classici (click, impression, tempo sul sito) rischia di essere fuorviante. La partita si gioca altrove, e chi lo capisce in tempo ha un vantaggio che gli altri non recupereranno più. 

Costruire presenza prima della domanda 

In un ecosistema dominato dalle risposte sintetiche delle AI, farsi trovare non basta più. Bisogna essere già nella testa del cliente prima ancora che inizi a cercare. Questo cambia radicalmente il lavoro dei marketer B2B, che devono spostare il baricentro delle strategie: dalla performance all’autorevolezza, dal funnel alla reputazione.

I brand che riescono a entrare nella short list mentale dei buyer sono quelli che, nel tempo, hanno costruito un posizionamento credibile e riconoscibile, anche al di fuori dei canali diretti. Parliamo di presenza nei media di settore, partecipazione attiva a community professionali, collaborazione con voci autorevoli e clienti influenti. Non più contenuti per scalare Google, ma contenuti per costruire fiducia — e farlo prima del bisogno.

In questo scenario, il marketing smette di essere un supporto operativo per le vendite e torna a essere una funzione strategica. Deve saper leggere i segnali deboli del mercato, capire in anticipo dove si muove l’attenzione, testare nuove leve tecnologiche come l’AI agentica, e adattare rapidamente i modelli di go-to-market. Chi lo fa con lucidità, non solo resta visibile: diventa inevitabile. 

Strategia, non tattica: la sfida dei prossimi 12 mesi 

All’erosione della visibilità organica si aggiunge un altro elemento: il contesto economico. I budget si riducono, la selettività aumenta, e la pressione sui margini è sempre più forte. Secondo Bain & Company, nel 2025 il 60% dei decisori IT esaminerà ogni voce di spesa con maggiore attenzione rispetto all’anno precedente. Questo significa che la battaglia per entrare nella lista dei fornitori rilevanti sarà ancora più serrata.

Ma c’è una direzione chiara: mentre tutto rallenta, l’unico ambito che cresce è l’investimento in intelligenza artificiale. Oltre l’80% delle aziende prevede di aumentare il budget in AI, sia per migliorare i prodotti che per rivedere i processi interni. In questo senso, l’adozione di strumenti avanzati — come gli agenti AI che automatizzano workflow complessi — non è solo un’opzione tecnologica, ma una scelta strategica. Ridurre il costo operativo e, in alcuni casi, aumentare i ricavi diventa una leva per mantenere margini in un mercato più selettivo.

Oggi la competizione si gioca su terreni dove astuzia e strategie online fanno la differenza. Non basta essere presenti: serve capire dove posizionarsi con statistiche in tempo reale, quando entrare in gioco e come restare nella partita più a lungo degli altri. Il marketing, in questo contesto, ha il dovere di uscire dalla logica esecutiva e diventare leva strategica. Chi si muove ora, con lucidità, ha ancora tempo per conquistare terreno. Chi aspetta, rischia di arrivare troppo tardi.










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