Confcommercio (Confederazione Generale Italiana del Commercio) nasce a Roma il 29 aprile 1945.
La Confederazione alla sua nascita (così come testualmente recitava l'art. 1 del suo Statuto) fu concepita come "Organo di collegamento delle Associazioni che la compongono".
Ne facevano parte soltanto le nuove libere Associazioni dei Commercianti: 24 provinciali (di cui 7 siciliane, 11 meridionali e 6 del Centro) e 14 nazionali di categoria per un totale di 38.
Era un’Italia ferita, quella che si risvegliava da un conflitto disastroso durato cinque anni e da un ventennio di dittatura fascista.
Ma si sa “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, come cantava Fabrizio De André e su quelle macerie l’Italia seppe ricostruirsi e ripartire diventando in pochi anni una superpotenza.
Fu un fermento, quello del 1945, dovuto al ritorno dei ragazzi dal fronte, alla nascita di tante famiglie, dopo anni di crollo demografico, dovuto al conflitto mondiale. Come diceva sempre mia nonna: “C’era niente, ma c’era la voglia di ripartire”.
Una voglia matta che portò a ripulire le città e a costruire una nuova Italia.
Il commercio e l’industria sarebbero stati i settori trainanti di questa rivoluzione, in seguito sarebbe arrivato il settore dei servizi, ma solo in seguito.
Alba nel 1945 era una città di miseria, mancava il cibo e la popolazione tentò anche l’assalto al municipio in preda alla disperazione. Le Langhe erano la terra della Malora raccontata da Fenoglio, con in più una guerra devastante alle spalle.
Poco meglio se la passava Bra coi suoi conciatori di pelle e la eco delle tante battaglie, fucilazioni, rappresaglie, avvenute in modo particolare nella zona di Pollenzo.
È in questo contesto, a dir poco sfavorevole, sicuramente poco fertile, che vengono piantati i semi per la rinascita.
Ad Alba, una piccola pasticceria di via Maestra si sposta nella vicina via Urbano Rattazzi per avviare la produzione industriale di surrogato di cacao, in un periodo in cui nessuno poteva permettersi il cacao. L’idea è di produrre qualcosa di dolce alla portata di tutti. “Sì”, lo pensano Giovanni e Pietro Ferrero, c’è bisogno di dolcezza dopo tutta il fiele ingoiato durante la guerra.
A pochi passi di distanza il re dei bachi da seta Giuseppe Miroglio apre la sua azienda in via Manzoni di fianco alla casa dove Beppe Fenoglio scriverà i suoi immortali capolavori.
Dal letame nascono la Ferrero e la Miroglio che per decenni saranno la grande spinta alla crescita di Alba e dell’Albese, con un ruolo basilare ancora oggi.
In ogni famiglia entra almeno uno stipendio certo, si possono togliere i sogni dal cassetto, nascono botteghe e attività per tutti i gusti.
Nella vicina Bra si vive un periodo di profonda trasformazione, le concerie che avevano reso la città della Zizzola una città ricca e opulenta, entrano in crisi, la conciatura del cuoio lascia spazio all’industria e all’edilizia con la Rolfo e altre aziende che nascono nel dopoguerra.
Trainante è già l’enogastronomia con la Salsiccia di Bra, ma anche una forte cultura improntata sugli orti, ben prima che Alba si affermasse in questo settore.
In questa realtà nelle due città si affermano due Ascom che a dispetto dell’area ridotta che coprono diventano tra le più importanti d’Italia con migliaia e migliaia di soci.
Aca Associazione Commercianti Albesi traina, con Miroglio e Ferrero, il percorso verso il benessere, in ugual modo Ascom Bra traghetta la città della Zizzola verso il presente e il futuro.
In poco più di una settimana le due associazioni hanno festeggiato gli 80 anni di Confcommercio, Aca con un convegno e una cena presso le tenute di Fontanafredda alla presenza del presidente nazionale Carlo Sangalli, Ascom Bra con il taglio della torta e le fontane danzanti per oltre 2.000 presenti.
Feste che hanno confermato il ruolo centrale, di guida, delle due associazioni nel tessuto sociale delle due città e dei due territori.
Il commercio, però, lo sappiamo, affronta continui periodi di crisi, a causa della concorrenza della grande distribuzione e, soprattutto, dei grandi player dell’e-commerce, da Amazon in giù. Una lotta impari, già persa in partenza, forse.
Forse, perché in fondo dipende solo da noi il futuro dei piccoli commercianti e dei negozi di prossimità, dalle nostre scelte, dal nostro bisogno di tenere vivi rapporti umani e di fiducia.
I prossimi anniversari, i 90, i 100, i 160 anni delle Ascom del nostro territorio dipendono solo da noi. E allora buon compleanno all’Aca di Alba e all’Ascom di Bra, con la speranza che possano esserci ancora tante, tante candeline da spegnere perché dalla presenza commerciale in città e nel territorio, passa il nostro benessere, ma passano anche la sicurezza e il presidio delle nostre zone.