"È trascorso ormai un anno e mezzo da quando il gruppo Grancasa è stato acquisito da RICA.GEST, noto con il marchio “Risparmio Casa”. Quella che era stata annunciata come un’apertura lampo del punto vendita di Ceva si è invece trasformata in un’autentica odissea, senza alcuna certezza sui tempi e, soprattutto, sulle reali intenzioni aziendali. Dopo i primi interventi di ristrutturazione, è emerso che la struttura versava in condizioni peggiori del previsto, rendendo necessari lavori molto più onerosi".
Così scrivono i rappresentanti delle sigle sindacali Filcams CGIL e Fisascat CISL in merito alla pesante situazione che, da oltre 18 mesi, sta tenendo inchiodati i dipendenti dell'ex punto vendita cebano.
"Da lì, un lungo braccio di ferro tra il gruppo RICA.GEST e gli istituti di credito, mentre i 20 dipendenti del punto vendita di Ceva sono rimasti ostaggio di una situazione sempre più inaccettabile - proseguono in una nota -, sospesi in un limbo senza fine. Attualmente, le lavoratrici e i lavoratori sono ancora in Cassa Integrazione per ristrutturazione, con turnazioni che prevedono appena 4 giornate lavorative al mese, distribuite nei punti vendita di Cairo Montenotte e Savona. Il tutto in un clima lavorativo sempre più pesante, segnato da comportamenti autoritari e vessatori da parte di alcuni responsabili locali, che alimentano frustrazione e tensione.
Emerge un quadro preoccupante, sia per quanto riguarda l’aspetto occupazionale, sia per un ambiente di lavoro stressante. Le scriventi organizzazioni sindacali provinciali esprimono la loro contrarietà a meccanismi e condotte non in linea con i principi di sana e reciproca collaborazione oltre al fatto che i lavoratori e le lavoratrici non sono da considerarsi solamente un costo per l’azienda".
Le difficoltà e la crisi che, nel 2023, ha interessato la catena lombarda Grancasa (con sede a Milano), specializzata nella vendita di mobili, prodotti per l’illuminazione e l’arredamento, biancheria e articoli per la casa attraverso sedici grandi magazzini sparsi tra Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto e Umbria, si è abbattuta anche in Granda, causando la chiusura dello storico punto vendita dell’ex Az di via Case Rosse a Ceva, dove erano impiegatie una ventina di persone.
Difficoltà che, in passato, avevano visto i vertici della Spa fare ampio ricorso agli ammortizzatori sociali e mettere anche in atto una decisa riduzione del personale. Misure che, purtroppo, non hanno però dato gli effetti sperati, causando una siutazione di grave stallo.
"Riteniamo - aggiungono - che i dipendenti ex Grancasa con la loro esperienza e conoscenza del territorio possono gio- care un ruolo di primo piano per il rilancio del punto vendita e non semplicemente un costo da tagliare e sostituire con contratti più convenienti. Tale situazione è emersa a seguito di confronti avvenuti con altri punti vendita d’Italia, dove da risorsa, le maestranze sono diventate un problema per l’azienda. Riteniamo che il rilancio di Ceva non possa partire da dinamiche che valorizzino il precariato ed il taglio dei costi ma, al contrario, politiche che preservino l’occupazione sul territorio. A quanto sopra si aggiunge un silenzio da parte aziendale che ci preoccupa fortemente. Vogliamo risposte chiare e certe sulla continuità occupazionale del punto di vendita. Una strategia vergognosa, che rappresenta una delle derive peggiori del mondo del lavoro contemporaneo.
"Come Organizzazioni Sindacali - concludono - non siamo disposti ad accettare tutto questo in silenzio. Metteremo in campo tutte le azioni necessarie per contrastare queste logiche aziendali e tutelare le maestranze per dar loro voce e dignità in questo momento delicato.
Chiediamo con forza: un incontro urgente con la direzione aziendale; chiarezza sui tempi e sui progetti per la riapertura del punto vendita di Ceva; Rispetto per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti; lo stop immediato a ogni forma di abuso, sfruttamento e intimidazione. Il tempo è scaduto. Basta silenzi, basta abusi. Servono chiarezza e certezze per il futuro".