Attualità - 18 luglio 2025, 16:29

Vino piemontese: via libera al 'pegno rotativo': ammessi anche Moscato e Brachetto. "E ora avanti con misure strutturali e promozione"

L'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Bongioanni: "Una risposta tempestiva, ora liquidità per i produttori"

L'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Bongioanni

Una buona notizia per il comparto vitivinicolo piemontese arriva direttamente dal Ministero dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste: su richiesta dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, è stato autorizzato l’accesso al pegno rotativo anche per i mosti parzialmente fermentati, categoria alla quale appartengono Moscato d’Asti e Brachetto. Si tratta di due tra le denominazioni più rappresentative del Piemonte, oggi alle prese con criticità legate alle eccedenze di produzione.

“Grazie al via libera del Ministero e di Agea – dichiara l’assessore regionale Paolo Bongioanni – anche i produttori del Moscato e del Brachetto potranno accedere al pegno rotativo: uno strumento fino a ieri riservato ai soli vini, che oggi si apre anche ai mosti parzialmente fermentati. Questo permette di ottenere liquidità immediata attraverso il vino in magazzino, senza dover sacrificare prodotto di pregio. Una svolta concreta per sostenere viticoltori e fornitori”.

Il pegno rotativo consente di ottenere un prestito garantito dal vino stoccato in cantina. Per poterne usufruire, i produttori dovranno inoltrare domanda tramite il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian), gestito da Agea, che già ha provveduto a modificare in tempo reale la piattaforma.

“Voglio ringraziare – prosegue Bongioanni – la direttrice generale del Masaf Eleonora Iacovoni e il direttore di Agea Coordinamento Salvatore Carfì, che hanno reso subito operativa la misura”.

Nell’attesa del Pacchetto Vino della Commissione Europea, previsto per la fine del 2025, l’assessorato regionale sta valutando altre strade per affrontare strutturalmente il problema degli esuberi. Tra le ipotesi allo studio: il taglio dell’annata 2024 fino al 15% con vini della vendemmia precedente, la riduzione del rapporto resa uva/vino già a partire dal 2025, il blocco volontario delle immissioni sul mercato per limitare l’offerta e arginare il calo dei prezzi.

Nel medio periodo – a partire dal 2026 – si valuta anche la possibilità di introdurre la vendemmia verde, ossia il taglio anticipato dei grappoli ancora immaturi per contenere la produzione. Tra gli strumenti sul lungo periodo rientrano anche la riduzione delle autorizzazioni per nuovi impianti viticoli e gli espianti incentivati.

“Ringrazio il professor Michele Fino dell’Università di Pollenzo per aver illustrato ai consorzi e alle associazioni le opportunità della vendemmia verde” ha aggiunto Bongioanni. “E condivido con il presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti la convinzione che la promozione debba restare la via prioritaria, come dimostra il lavoro avviato fin dall’inizio di questa legislatura”.

Proprio questo weekend  l’assessorato parteciperà a Vinitaly Calabria, tappa a Sibari, per raccontare al pubblico nazionale le eccellenze delle 60 Doc e Docg piemontesi. “È impensabile ricorrere alla distruzione di un prodotto d’eccellenza come il vino piemontese. Un patrimonio frutto di decenni di lavoro, che ha ancora grandi potenzialità da esprimere su nuovi mercati, anche liberi da eventuali dazi Usa” ha sottolineato Bongioanni.

Tra le prossime destinazioni promozionali: Cina, Giappone e Paesi scandinavi, dove – ha ricordato l’assessore – “il Piemonte è già leader di mercato”. E a queste missioni si aggiungeranno, se possibile, “ulteriori risorse europee del CSR per potenziare l’impegno promozionale”.

Infine, l’assessore ha voluto rispondere a chi ha parlato di una presunta inattività dell’Assessorato, citando le dichiarazioni dei consiglieri d’opposizione Mauro Calderoni, Fabio Isnardi e Domenico Ravetti.

“Li invito volentieri a passare una giornata con me in assessorato. Così potranno verificare da vicino la nostra operatività e celerità, evitando di incorrere in errori comunicativi” ha concluso Bongioanni.

redazione