Gli interessi in gioco sono rilevanti: 70 milioni di euro all’incirca.
È questo il cosiddetto VR (valore residuo) che Cogesi, il consorzio dei gestori dei servizi idrici della provincia di Cuneo, deve versare a Egea Acque per chiudere una partita che si sta rivelando più complessa del previsto al punto da rischiare di finire nelle aule dei tribunali.
L’accordo economico di massima è stato raggiunto, ma Cogesi prima di versare l’intera cifra vuole vederci chiaro, trattandosi dell’acquisizione di un vero e proprio ramo d’azienda.
Egea, dal canto suo, vorrebbe poter disporre della cifra subito e rinfaccia a Cogesi di tergiversare; per questa ragione, alza il tiro e lascia intendere di voler adire le vie legali.
In questo contesto complicato chi è chiamato a mettere dei punti fermi è l’Ato 4, l’Autorità d’Ambito cui compete il governo “politico” dell’acqua.
Il presidente Davide Falletto, sindaco di Serravalle Langhe e presidente dell’Unione montana Alta Langa, data la delicatezza della congiuntura, preferisce non sbilanciarsi e si trincera dietro un no comment.
La conferenza d’Ambito, svoltasi martedì 15 luglio, non è stata risolutiva ed è stata aggiornata a martedì 22.
Falletto non rilascia dichiarazioni, così come invoca il riserbo anche Emanuele Di Caro, da poco riconfermato che al vertice di Cogesi.
Che la questione sia delicata e spinosa al tempo stesso, lo certifica il silenzio dei due uomini politici, che – da diversi schieramenti – hanno seguito più da vicino la vertenza acqua.
Da un lato, Mauro Calderoni, Pd, che dell’Ato è stato presidente fino alla cessazione del suo incarico di sindaco di Saluzzo e all’elezione in Consiglio regionale.
Dall’altra, Luca Robaldo, Patto Civico, sindaco di Mondovì e presidente dell’Amministrazione provinciale.
Di solito prodighi di commenti sui più svariati temi politico-amministrativi della Granda, in questa circostanza declinano l’invito a manifestare (pubblicamente) un loro giudizio.
Se dal fronte politico vige il riserbo, non da meno è quello privato.
Giuliana Cirio, direttrice generale di Confindustria Cuneo che siede nel cda della holding Egea, rimanda all’amministratore delegato Gianluca Riu ogni eventuale dichiarazione.
Tutti dunque oltremodo guardinghi come prudenza consiglia alla vigilia di decisioni finanziariamente importanti.
Il privato alza il tiro adombrando il ricorso a carte bollate, per vedere se mai fosse possibile un ritorno in qualche misura e seppur a limitate aree della Granda ad una gestione mista pubblico-privata com’era nel caso, ad esempio, di Alpi Acque Spa, ora in fase di transizione verso Cogesi.
In quella società, che interessava gran parte dei Comuni del Fossanese, Saviglianese e Saluzzese, l’ente pubblico deteneva il pacchetto di maggioranza col 51% mentre il privato, Egea appunto, il 49%.
Dopo la recente adesione di alcuni consorzi a Cogesi, la parte pubblica si è ulteriormente rafforzata.
Infatti, dopo gli ultimi ingressi, il numero dei Comuni, soci indiretti di Cogesi, è salito a 229 sui 247 complessivi della Granda: dato che rappresenta, in termini di popolazione, il 97% del Cuneese e, in riferimento alla superficie, il 94% del territorio provinciale.
Da indiscrezioni risulta che i termini per il saldo del “valore residuo” potrebbero slittare di qualche mese, per un’ultima, ulteriore verifica.
Martedì, dopo la conferenza dell’Ato, se ne saprà di più.