Attualità - 28 luglio 2025, 16:04

Don Marco Gallo saluta Verzuolo per il nuovo incarico a Parigi [FOTO]

Dopo vent’anni di ministero nella diocesi di Saluzzo, diventa il primo italiano a dirigere l’Institut Supérieur de Liturgie nella capitale Francese. “Porto con me il cuore di una piccola parrocchia italiana in una grande Università e il volto degli amici che lascio”

Don Marco Gallo tra don Claudio e don Luca Margaria durante la messa di saluto celebrata ieri alla Cappella di Madonna della Madonna della Neve tra Villanovetta di Verzuolo e Costigliole

Don Marco Gallo, presbitero della diocesi di Saluzzo dal 2004, ha concluso il suo servizio nell’Unità Pastorale di Verzuolo e Costigliole Saluzzo, dove ha ricoperto il ruolo di parroco fino a ieri, domenica 27 luglio.

Un lungo cammino di fede e dedizione che ha lasciato un segno profondo nelle comunità che lo hanno accompagnato in questi anni.

Oggi, lunedì 28 luglio, è partito per Parigi, dove dal prossimo 1° settembre assumerà ufficialmente la direzione dell’Institut Supérieur de Liturgie, prestigiosa istituzione accademica nella quale era già docente da diversi anni.

Ho un mese per il passaggio di consegnespiega don Marcoe per imparare il nuovo ruolo grazie al mio predecessore, don Gilles Drouin, che mi accompagnerà in queste settimane. Proprio oggi iniziamo un convegno di un’associazione mondiale di liturgisti, di carattere ecumenico, dedicato al tema dell’assemblea e dello spazio liturgico”.

Nato il 29 settembre 1977, don Marco Gallo è stato ordinato sacerdote il 25 settembre 2004 nella Cattedrale di Saluzzo, dall’allora vescovo Giuseppe Guerrini

Il suo percorso lo ha portato a unire la passione per la liturgia con l’impegno pastorale, offrendo un contributo significativo sia sul piano accademico che all’interno della vita parrocchiale.

La partenza per Parigi rappresenta un nuovo e importante capitolo nel suo ministero, con uno sguardo sempre rivolto alla Chiesa universale e al servizio della liturgia.

Dopo gli studi a Roma, il suo primo incarico fu come vice curato nel Duomo e all’Oratorio don Bosco di Saluzzo. È stato poi direttore dell'Ufficio catechistico e successivamente è  anche stato docente di Sacramentaria all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Fossano e anche a Torino e Roma.

Dal 2018 ad oggi è stato parroco “in solidum” delle parrocchie di Verzuolo (nelle chiese di Santa Maria, San Filippo e delle frazioni di Falicetto, Villanovetta) e collaboratore a Costigliole Saluzzo con i fratelli don Luca e don Claudio Margaria.

Aveva annunciato sui social nel pomeriggio della domenica di Pasqua lo scorso 20 aprile, la nomina a direttore dell’Institut Supérieur de Liturgie di Parigi, dove da anni era professore incaricato, ma nonostante l’impegno riusciva a dividersi tra la Francia e l’Italia e la Parrocchia di Verzuolo dove era giunto già dal 2014 come collaboratore dell’allora parroco don Marco Testa.

Sui suoi social ad aprile aveva scritto aveva scritto:Un cambiamento (quasi un esodo) si avvicina. Tra tre mesi mi trasferirò a Parigi.

Ho in cuore dolore e entusiasmo insieme. Per le persone da cui mi allontano e che amo, e tensione verso il servizio appassionante che mi aspetta. La ricerca e la formazione in liturgia meritano il meglio del nostro impegno. Lì si esprime la nostra fedeltà a Dio e al mondo”.

Ieri, domenica 27 luglio il saluto da parte centinaia di persone tra parrocchiani, amici e familiari che hanno partecipato piene di emozione e gratitudine alla celebrazione della messa all’aperto presso la cappella campestre della Madonna della Neve, situata tra Villanovetta di Verzuolo e Costigliole. 

A concelebrare con don Marco, visibilmente emozionato e capace, come sempre, di alternare momenti toccanti a riflessioni cariche di ilarità durante l’omelia, c’erano i fratelli don Claudio e don Luca Margaria, con cui ha condiviso sette anni di fraternità pastorale. 

Insieme a loro anche i ‘decani’ delle parrocchie di Verzuolo don Cornelio Barra e don Mario Peirano,.

Al termine della celebrazione è intervenuto il vicesindaco di Verzuolo, Mattia Quaglia, portando il saluto ufficiale dell’amministrazione comunale e del sindaco Gianpiero Pettiti (convalescente), sottolineando il valore umano e spirituale della presenza di don Marco nella comunità parrocchiale.

Un momento semplice ma denso di significato, che ha rappresentato un vero e proprio abbraccio collettivo a un parroco che, con intelligenza, sensibilità e spirito di servizio, ha saputo farsi prossimo e guida per tanti.

Don Marco, essere il primo italiano a dirigere l’Istituto Superiore di Liturgia di Parigi è un traguardo significativo: che valore attribuisce a questa nomina per sé e per la Chiesa italiana?

Provo timore e entusiasmo. L’ISL di Parigi è stato il primo a nascere, come strumento per la riforma della chiesa, nel 1956. I suoi ricercatori ed insegnanti hanno ispirato il Concilio, la nuova liturgia, il catecumenato degli adulti, gli adattamenti nei paesi di missione: tanti progetti entusiasmanti che si sono diffusi in tutta la cattolicità. Il carattere internazionale ne fa un luogo che non guarda solo alla Francia. Si tratta però anche di un attestato di stima verso la ricerca teologica italiana, ed un attestato di fiducia nei miei confronti. Da 12 anni collaboro con l’istituto, c’è stato il tempo di conoscerci”. 

Di cosa si occuperà esattamente?

Il direttore è docente ordinario dell’Università cattolica e quindi terrò alcuni corsi in alcune facoltà. Soprattutto però mi dedicherò agli studenti che vengono a Parigi per specializzarsi in liturgia. L’istituto ha tre grandi aree: teologia liturgica, musicologia liturgica e arte per la liturgia. Sono circa un centinaio di studenti che dopo la laurea in teologia dedicano alcuni anni per la ricerca e nostro compito è formarli: a loro volta saranno docenti in Università e seminari del mondo. Io mi dedicherò principalmente a questo”. 

Pensa che riuscirà a tornare in Italia e Saluzzo nonostante gli impegni in Francia?

Onestamente non so ancora dare una forma al mio tempo futuro. Tornerò per i miei affetti nelle settimane di chiusura dall’Università, o per alcuni momenti significativi della diocesi e di amici. Non posso perdere le mie radici”. 

Le sarà affidata una parrocchia a Parigi?

“Non sarebbe possibile. Sarò però collaboratore nella bella Saint Germain des Prés. Si tratta di una splendida chiesa molto antica, in cui una comunità attivissima in pastorale vive e in cui c’è una comunità di preti. Saremo in cinque (la parrocchia conta 35.000 abitanti, non tutti cattolici ovviamente), vivrò con gli altri preti e piano piano vedrò che servizio sarà possibile fare”

Lei è sacerdote dal 2004 da curato a Saluzzo all'Oratorio don Bosco a viceparroco della parrocchia del Duomo fino a diventare parroco di Verzuolo, ci riassuma la sua esperienza

Dopo l’ordinazione, sono stato tre anni a Roma per la specializzazione in teologia dei sacramenti. Anche quegli anni sono stati preziosi: ho vissuto in una bella parrocchia, c’era anche don Claudio Margaria che poi ho ritrovato qui. Dopo ci sono stati i sette anni all’OdB. A ripensarci oggi, li rivedo come tempi ricchi, un po’ eccessivi, che oggi vivrei in modo diverso, ma che al netto degli errori, sono una parte fondamentale di vita. In quegli anni, ho iniziato la docenza in liturgia e sacramenti, prima a Fossano, poi a Parigi e infine a Torino. Dal 2014 c’è stato lo spostamento a Verzuolo, prima come collaboratore di don Marco Testa e poi dal 2018 come parroco insieme a don Luca e don Claudio. La parrocchia è un contesto che si sta spegnendo, ma nella sua crisi è per me ancora estremamente fertile e ricco. In questi anni, abbiamo condiviso la vita con tante persone, con il privilegio di accostarle nei momenti più importanti delle loro vite. Ora, è arrivata questa chiamata da Parigi: io ho risposto con entusiasmo, misto alla consapevolezza di perdere molto in termini di affetti. Inizia una stagione diversa”. 

Si è conclusa la sua ‘ultima’ estate ragazzi di Verzuolo, non le mancherà questa esperienza che ha da anni con i bambini e i ragazzi assieme a quella della realizzazione del carro di Carnevale che da anni faceva partendo dall’oratorio don Bosco di Saluzzo per poi organizzare a Verzuolo?

“Ho vissuto questo ultimo anno con il cuore libero e molto sereno, gustandomi ogni momento di queste occasioni che ha citato, insieme a tante altre. Non esistono nelle parrocchie francesi queste attività di oratorio: sono un’invenzione tutta italiana che ho amato molto. Certo, la parrocchia c’è per cercare la fede e accompagnare i cammini, ma è possibile senza spazi e tempi così fraterni? Mi mancheranno molto”. 

Un ricordo delle sue esperienze con i sacerdoti con cui ha condiviso le fraternità dall’inizio 21 anni fa fino ad oggi.

“Non può esistere un prete senza il suo presbiterio e senza il suo vescovo. Io non mi sono mai sentito un chierico vagante, anche se ho girato e giro parecchio. Sono un amante di Saluzzo e della nostra chiesa. Ripenso ai tempi felici del seminario, al dono di quanto ho vissuto a Piasco, Paesana, Saluzzo e soprattutto a Costigliole e Verzuolo. Con don Luca e don Claudio”. 

Cosa di porterà nel ‘bagaglio’ per Parigi? 

“Porterò il cuore della piccola parrocchia italiana in una grande Università. Sarà faticoso cambiare pelle, farsi studioso e meno animatore: ‘siamo gli incontri che abbiamo fatto nella nostra vita’. Poi fisicamente ho dovuto ridurre a poche scatole il passaggio da una bella casa a Costigliole a un monolocale parigino. Naturalmente non manca una foto del Monviso e di Saluzzo!”.

La sua famiglia: mamma Agnese e papà Spirito, come vivono il suo trasferimento a Parigi?

Esattamente come le persone che ho amato in questi anni: mi hanno detto della loro felicità per questa occasione e il dolore del distacco. Partire è un po’ tradire. A meno che si parta benedetti, allora è un atto di speranza. Mi mancheranno i tempi ordinari con i miei cari nipoti, con mia sorella e suo marito Ivo. Il mio ‘fratello aggiunto’ Carletto. Gli amici”. 

Desidera ringraziare qualcuno in particolare?

“Il vescovo di Saluzzo Cristiano Bodo in primis e chi con lui mi ha dato il permesso di partire. Non è poco, in un tempo di penuria di preti e di preoccupazione pensare al sogno di un altro e alla richiesta d’aiuto di un’altra chiesa. Grazie a don Luca e don Claudio per la profondità mai scontata della custodia reciproca. E poi chiaramente ai giovani, bambini, adulti di Verzuolo: che privilegio grande è stato essere con voi. Vi porto nel cuore con me”.


 

Anna Maria Parola