Curiosità - 29 luglio 2025, 07:48

Il 29 luglio celebriamo la giornata mondiale del rossetto e facciamoci belle!

Le labbra come strumento di seduzione e rivolta, dai tempi dei Sumeri alle Suffragette fino ad oggi

Seducente, elegante, intrigante, il rossetto è parte talmente integrante del nostro quotidiano che esiste anche un giorno per festeggiarlo, il Lipstick Day, che cade il 29 luglio. Una delle frasi più celebri che ne riassume potere e benefici è attribuita a Gabrielle Chanel: «Se sei triste o hai il cuore spezzato, truccati, vestiti, aggiungi più rossetto e attacca».

L’idea venne nel 2016 all’imprenditrice beauty Huda Kattan, che decise di inserire la data nel National Day Calendar’s Register degli Stati Uniti. Un’iniziativa diventata presto virale, grazie all’hashtag #nationalipstickday, e che ha facilmente varcato i confini americani. Un’intuizione che offre molteplici spunti di riflessione sul potere di un prodotto di bellezza che mai nella sua storia è stato accantonato dalle donne, nemmeno negli anni della pandemia da Covid-19, quando erano tante quelle che lo usavano sotto la mascherina. E in effetti, il trucco labbra è un rito piuttosto antico.

Un po’ di storia

C’era una volta il rossetto. Ma c’era una volta, migliaia e migliaia di anni fa, e sì, in una terra parecchio lontana. Le fonti parlano addirittura di 5000 anni fa, nell’antica Mesopotamia. Da allora, il rossetto, ne ha viste di cotte e di crude.

La sua storia inizia nella città di Ur (oggi Iraq), sulla toeletta della regina sumera Puabi, la prima donna a usare il rossetto. Figura molto rispettata in una delle prime civiltà conosciute in Mesopotamia, indossava gioielli e copricapo elaborati e, parte fondamentale del suo look, come diremmo oggi, erano proprio le sue labbra dai colori vivaci, che dipingeva usando una miscela di polvere a base di rocce rosse e piombo bianco.

Se ci spostiamo in Egitto, scopriamo che la pioniera delle cure di bellezza per eccellenza, Cleopatra, si faceva preparare un rossetto rosso ricavato dai pigmenti dei coleotteri e delle formiche. Nell’Antica Grecia, invece, identificava le prostitute, per renderle riconoscibili in pubblico.

Durante l’Impero Romano, tingere le labbra divenne invece un segno per classificare i funzionari maschili di alto rango nonché le donne delle alte sfere. Celebre la figura dell’imperatrice Poppea, moglie di Nerone, le cui labbra venivano colorate con gelsi, limone, petali di rosa e residui di vino.

Un fatto interessante è che sia in Cina che in Giappone, la forma che si disegnava con il rosso sulle labbra aveva un significato. Nel caso della Cina, cambiava in base alle dinastie; in Giappone, per le Geishe, in base al livello del loro “training”. Se le labbra erano colorate solo sopra o solo sotto, per esempio, era un modo per indicare se la Geisha era particolarmente esperta o meno.

Insomma, tutto bene finché la storia non incappò negli anni del Medioevo quando la religione cristiana si schierò contro ogni tipo di trucco, definendolo un sacrilegio e riprendendo il credo dell’antica Grecia secondo cui solo le donne di malaffare si tingevano le labbra. Contemporaneamente, però, a Venezia, la città più aperta dell’Occidente, lontana dall’arretratezza dell’Europa medievale, le signore dell’alta società indossavano un rossetto rosa brillante mentre le popolane uno color rosso terra.

Facciamo un altro salto temporale: lo ritroviamo realizzato con cera d’api nel XVI Secolo alla corte della regina Elisabetta I d’Inghilterra, che lo portava con grande orgoglio. Ma la regina Vittoria e la sua indole puritana lo fecero sparire di nuovo, perché era “volgare”.

La prima donna a sfoggiare nuovamente il rossetto davanti a un grande pubblico, in un momento in cui si usava solo in privato, fu l’attrice francese Sarah Bernhardt, la Divina Sarah. Le sue labbra rosse diedero scandalo nel 1880 e poco a poco il rossetto riacquistò splendore.

La fama del rossetto raggiunse l’apice durante il Novecento, diventando un vero e proprio prodotto make up, grazie a Roger & Gallet, che produssero il primo stick labbra. E fu subito comprato e usato da Frida Kahlo, che usava sigillare con un bacio tinto di rossetto rosso tutte le lettere indirizzate a Diego Rivera.

Nel corso degli anni sia la formulazione che la sua forma variò diverse volte. Il rossetto a forma di bullet come lo conosciamo oggi, fu un’idea della famosa imprenditrice di bellezza Helena Rubinstein, idea che risale agli anni del 1920.

A eleggerlo simbolo delle battaglie femministe delle Suffragette fu invece Elizabeth Arden. L’iconico Red Door Red venne distribuito alle donne che nel 1912 manifestavano per la Fifth Avenue per il diritto di voto. Il rossetto, infatti, prima che strumento di seduzione, è stato simbolo di ottimismo e addirittura di patriottismo. Su richiesta ufficiale del governo statunitense, infatti, la Arden creò una tonalità battagliera per le militari donne del Women’s Auxiliary Army Corps, istituito proprio quell’anno: era il 1941 quando il Montezuma Red fece la sua comparsa in un kit a loro destinato che conteneva anche una crema e uno smalto.

Persino Winston Churchill si convinse, durante il secondo conflitto mondiale, che il rossetto fosse un ottimo alleato per migliorare il morale della popolazione, decidendo così di non limitarne la produzione.

Il rossetto, ovviamente, era già nato da tempo. In epoca moderna fu Pierre François Pascal Guerlain a lanciarlo sul mercato, nel 1870. Si chiamava Ne M’Oubliez Pas, ossia “Non dimenticarmi mai” ed era molto diverso dai rossetti di oggi: un bastoncino inserito in un tubetto, realizzato con cera di candela rosa profumata; il cugino di Guerlain, infatti, fabbricava candele, di qui l’intuizione.

Negli anni ’50, grazie all’industria cinematografica, il rossetto sarebbe diventato emblema per eccellenza di fascino e sex appeal. Sulle labbra di Marilyn Monroe, Liz Taylor, Betty Page, Audrey Hepburn, Grace Kelly, Sophia Loren… Icone indiscusse di uno stile che veniva imitato in tutto il mondo.

Altri tempi e altre storie. Come Christian Dior che nel 1953 ha inventato l’iconico Rouge 999 che ancora, dopo 65 anni, genera dipendenza o Coco Chanel che con Passion N.14 ha regalato al nostro beauty case una nuance satinata così strepitosa da essere a prova di selfie anche nel Terzo millennio.

Il Lipstick Day ci ricorda quanto la bellezza e la cosmesi siano da sempre nel nostro DNA e soprattutto l’importanza di portare nella borsetta dei rossetti. Perché riescono a rendere ogni viso speciale, perché valorizzano le labbra, perché attirano gli sguardi, perché (udite udite!) regalano anche maggiore autostima e gratificazione a chi li indossa.

Qualsiasi sia il vostro rossetto preferito, oggi è il giorno giusto per tirarlo fuori!

Silvia Gullino