Dalla montagna alla pianura, il Cuneese è già abituato al compostaggio domestico: cumuli in giardino, compostiere e concimaie che trasformano gli scarti in fertilizzante naturale. Ma dal comune di Viù, nel Torinese, arriva un’idea che potrebbe dare nuova spinta all’iniziativa: lo Chalet del compostaggio.
Nella piccola località montana delle Valli di Lanzo, i cittadini differenziano gli scarti di cucina e li portano in un punto di raccolta comunale immerso nel verde, sotto grandi pini che proteggono la struttura. Qui il materiale viene svuotato senza alcun sacchetto, nemmeno biodegradabile, nella zona riservata agli “scarti organici”. Periodicamente, un incaricato aggiunge materiale legnoso “strutturante” per favorire il processo, mentre un tecnico verifica l’andamento della trasformazione. Una volta maturo, il compost è pronto per essere ritirato e utilizzato.

Le regole sono semplici ma precise, come ricorda anche il pannello informativo fotografato all’ingresso dello chalet: sì ad avanzi di cucina, scarti vegetali, fiori, foglie secche, gusci d’uovo e cenere di legna; sì anche a piccole quantità di carne, pesce, salumi e formaggi. No invece a liquidi, legno trattato, sfalci e ramaglie, lettiere ed escrementi animali.
Nel Cuneese, molte famiglie già aderiscono al compostaggio domestico grazie anche alle compostiere in comodato gratuito fornite da enti come ESA o dai Comuni. L’azienda San Carlo, invece, gestisce un impianto industriale che tratta grandi quantità di rifiuti organici per esigenze provinciali e regionali.

Ma lo Chalet del compostaggio introdurrebbe una dimensione “di comunità”: l’ente pubblico gestirebbe la parte tecnica, i cittadini si occuperebbero del conferimento, e tutti beneficerebbero di un compost di qualità e di riduzioni sulla tassa rifiuti.
Con l’esperienza già maturata sul territorio e buone pratiche consolidate, la provincia di Cuneo avrebbe tutte le carte in regola per replicare il modello di Viù, dimostrando che quando si tratta di riciclare, insieme si può fare ancora meglio.




