Era domenica 30 agosto 1925 quando un gruppo di una ventina di giovani racconigesi dell’Azione Cattolica, appartenenti ai circoli “Fides et Ardor” della parrocchia di San Giovanni e “Sensus veri” di Santa Maria, portò in cima al Monviso una croce di ferro alta 2,90 metri e pesante oltre un quintale.
Fu un’impresa epica per quei ragazzi, molti dei quali non abituati all’alpinismo, guidati dal viceparroco don Bruno Garavini, teologo di appena 28 anni e grande appassionato di montagna, e da don Secondo Carpano, sacerdote torinese noto per la sua esperienza alpinistica.
L’iniziativa nacque in un contesto storico particolare. Racconigi, infatti, era in fermento per tre grandi eventi legati alla monarchia sabauda: la maggiore età del principe ereditario Umberto (15 settembre), il Giubileo Reale per i 25 anni di regno di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro (20 settembre) e le nozze della principessa Mafalda con il Landgravio Filippo d’Assia (23 settembre).
Inoltre nel 1925 la Chiesa Cattolica celebrava il Giubileo Universale indetto da papa Pio XI, passato alla storia come il “papa-alpinista”.
Per il trasporto la croce fu smontata in oltre 60 pezzi e caricata su un camion.
Giunta a Crissolo il 24 agosto, venne poi portata a spalle dai giovani fino ai 3.841 metri della vetta del Monviso.
La salita, iniziata sabato 29 agosto, culminò la mattina seguente, quando i ragazzi raggiunsero la cima lungo la parete sud.
Lì assemblarono la croce e parteciparono a due celebrazioni eucaristiche, officiate separatamente da don Garavini e don Carpano.
Sulla targa fu inciso: “La balda gioventù cattolica racconigese innalza sacro vessillo di Redenzione omaggio a Dio, Re, Patria, Memore, 1900 Anno Santo, Giubileo Reale,1925”.
Tra i protagonisti vi furono Maggiorino e Vittorio Tribaudino, Guglielmo Marenda, Pietro e Ignazio Del Bosco, Luigi e Giovanni Eula, Carlo Sismonda, Marco Bruno, Nicola Dentis, Giovanni Buscatti, Stefano Biga, Domenico “Nuciu” Ghietto, Paolo Campra, Civallero e Gallo.
Le guide erano Claudio e Giovanni Perotti, padre e figlio, mentre la foto ufficiale fu scattata da Domenico Ghietto.
I restauri in occasione del Giubileo del 2000
La croce del 1925 andava a sostituire una precedente, più piccola e fragile, ormai deteriorata dalle intemperie posta sulla cima nel 1897 che era stata ideata dall'ingegnere Giuseppe Gastaldi di Torre Pellice, era alta 6 metri e fu portata e installata in vetta dalle guide alpine Antonio Gilli e Claudio Perotti, accompagnati da sei portatori e benedetta dal parroco di Crissolo don Lantermino.
La storia della croce sul Monviso è documentata da un video realizzato da Davide Giordano che racconta la sua prima installazione fino ai giorni nostri.
A sua volta, anche la croce racconigese subì i danni del tempo: nel 1956 fu colpita da un fulmine e restaurata, mentre nel 2000, in occasione del Grande Giubileo, venne riportata a valle con l’elicottero per importanti lavori di consolidamento.
Il restauro fu affidato all’artigiano Massimo Magliocco di Scarnafigi, che operò un intervento decisivo: la struttura venne rinforzata e arricchita con un grande medaglione di oltre un metro di diametro recante il logo giubilare.
Il 9 agosto 2000, infine, l’imponente croce tornò in cima al Monviso, trasportata da un elicottero.
Anche in quell’occasione un gruppo di racconigesi legati al Cai (Giancarlo Camisassa, Giovanni Bertoli, Bruno Valinotti, Giovanni Barberis, Massimo Audero, Matteo Mariano, Beppe Rosso, Riccardo Sacchetto, Mauro Minetti, Silvano Pirra, Osvaldo ed Emanuela Milanesio, Paolo Pautasso, Daniele e Beppe Fava, Domenico Alessio, Massimo Doso, Beppe Becchio e Bruno Crippa), accompagnati dalla guida Clemente (Mente) Berardo,salirono sulla vetta del Monviso dove il parroco don Aldo celebrò la messa.
Seguirono le foto di gruppo ed il brindisi generale con il vino rimasto dalla celebrazione eucaristica.
Prima del ritorno in quota, la croce fu esposta nella chiesa parrocchiale di Scarnafigi e successivamente nel santuario di San Chiaffredo a Crissolo, dove l’allora vescovo di Saluzzo, monsignor Diego Bona, celebrò una messa solenne alla presenza di numerosi fedeli e di tanti racconigesi.
Quella croce, che da un secolo svetta sul “Re di Pietra”, è diventata un simbolo di fede, memoria e identità. Generazioni di escursionisti e alpinisti l’hanno fotografata e raggiunta, portando con sé il ricordo dell’impresa dei giovani racconigesi del 1925.
La sua storia è anche un intreccio di comunità: da Racconigi a Crissolo, da Scarnafigi alla valle Po, la croce è il segno tangibile di un legame che unisce spiritualità e montagna.
Le celebrazioni del centenario sabato 29 e domenica 30 agosto
Per celebrare il centenario, l’associazione Mandacarù di Racconigi, insieme ad amici della montagna, ha organizzato due giornate commemorative al Pian del Re.
Sabato 30 agosto, arrivo alle Casermette (casa alpina della parrocchia di Bra) intorno alle 17, seguito da cena comunitaria e da una veglia sotto le stelle.
La serata sarà dedicata anche al ricordo di Samuel Tamagnone, giovane di Marene deceduto lo scorso aprile al Colle delle Traversette.
Domenica 31 agosto, partenza alle 8 da Pian del Re per la salita al rifugio Giacoletti; nel pomeriggio, alle 16, celebrazione eucaristica nella cappella di Pian del Re guidata dal vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, insieme a don Aldo Giraudo, con un ricordo particolare rivolto ai giovani deceduti in montagna.