Ci sono storie che partono lontano, ma che sembrano avere già scritto il finale: quello del ritorno. La storia di Giulia e Gian Paolo è così: piena di coraggio, di lavoro, di sogni che cambiano forma e che alla fine trovano casa tra le montagne della Valle Po.

Gian Paolo è di Cuneo, ha studiato all’alberghiero di Mondovì e per tre anni ha fatto il cuoco in Italia. Poi la voglia di provare l’estero, di mettersi alla prova come avevano già fatto tanti suoi amici. Così parte per l’Inghilterra. Dopo appena un mese, nello stesso hotel in cui lavorava lui, arriva anche Giulia. Lei, originaria di Sanfront (CN), aveva finito da poco l’alberghiero e con un coraggio che oggi lei stessa definisce “da pazza”, era partita da sola per una nuova avventura. Si conoscono così, il primo giorno che Giulia mette piede in Inghilterra. Si vedono e si parlano in inglese, per poi capire che sono Italiani e vengono entrambi da Cuneo.

Da lì non si sono più lasciati: hanno sempre lavorato insieme, in giro per l’isola, quattro anni pieni di esperienze e di crescita.
Giulia era partita come cuoca, ma l’inglese ancora stentato l’aveva portata, quasi per necessità, a finire in pasticceria. Un colpo di fortuna: lì ha scoperto una passione che non l’ha più lasciata. Dopo poco tempo era già responsabile di pasticceria in un hotel stellato, a soli ventitré anni. «Non era facile», racconta, «ero donna circondata da uomini, ma quell’esperienza mi ha formato tantissimo».
Insieme hanno vissuto un percorso importante: hotel di lusso, afternoon tea curati nei minimi dettagli, un ambiente internazionale, meritocratico, dove se sei bravo cresci in fretta. Avevano trovato entrambi un buon lavoro, una casa, la prospettiva di un futuro sereno. Avrebbero potuto restare in Inghilterra e costruire lì una famiglia.
Eppure, ogni volta che tornavano in Italia per una vacanza, era come lasciare un pezzo di cuore. «Ci mancavano le montagne, ci mancava casa, il nostro territorio, il Monviso» dicono. Così, nel 2018, hanno preso una decisione non facile: tornare.

Ricominciare da zero non è stato semplice. Hanno lavorato nelle Langhe, tra Monticello d’Alba, Canale, Fossano e Racconigi. Sempre nel mondo della pasticceria, sempre con un sogno in testa: non restare dipendenti per tutta la vita, ma aprire qualcosa di loro. All’inizio immaginavano un piccolo ristorante, poi una pasticceria con sala da tè, un posto gestibile in due.
La svolta è arrivata a Paesana, lungo la provinciale. Una casa mezza nascosta dagli alberi, con il tetto da rifare e i muri che cadevano a pezzi. Ma dentro quella rovina hanno visto un futuro. Era di proprietà di una signora francese che ci era legata da ricordi di famiglia: per lei fu difficile staccarsene, per loro fu l’inizio di un sogno. Il 27 dicembre 2021 la comprano, a febbraio 2022 iniziano i lavori. Il papà di Giulia, geometra, ha seguito tutta la ristrutturazione, passo dopo passo.
Loro, nei giorni liberi, lavoravano in cantiere: piastrelle, imbiancature, pietre stuccate a mano, perfino con la sac-à-poche. “Non abbiamo avuto designer né architetti” raccontano sorridendo, “ci siamo studiati tutto da soli”. Due anni durissimi, senza ferie, con il tempo libero passato tra polvere e attrezzi.

Il 19 luglio 2025 aprono le porte della pasticceria “Magna Vignola” (https://www.instagram.com/magna_bignola).
Non si aspettavano l’affluenza enorme dei primi mesi: negozio pieno, gente che arrivava da ovunque. Pian piano hanno costruito una squadra, sette persone che lavorano con loro.
Inutile dire che qui non ci sono semilavorati, ma tutto viene fatto nel laboratorio che si trova sopra alla pasticceria.
Il nome, Magna Bignola, è nato quasi per gioco.

“Volevamo che il nome del locale fosse in piemontese e così ho acquistato un vocabolario e me lo sono letto tutto” dice Gian Paolo “ma non abbiamo trovato nessun nome che ci piacesse così ho mandato una mail ai “Tre Lilu” (noto complesso comico piemontese), che ci hanno consigliato alcuni nomi e “Magna Bignola” era tra questo, ci è piaciuto e lo abbiamo scelto. Gian Paolo aveva fatto delle zeppole e Giulia, scherzando, le ha ribattezzate “Magna Bignola”. Da lì quel dolce è diventato il simbolo del locale, la richiesta più gettonata: all’amarena con panna, al pistacchio e lampone, nocciola e cioccolato, caramello salato. Ogni volta un gusto diverso, per sorprendere e coccolare i clienti e soddisfare l’estro del pasticcere. Inoltre, “la magna”, in piemontese è la Zia, e quella di Giulia le è rimasta nei ricordi proprio perchè era una grande distributrice di dolci, quindi il nome è davvero azzeccato.
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</figure>Il loro obiettivo non è soltanto offrire dei dolci di qualità, ma coccolare i clienti. Vogliono che chi entra si senta accolto in un ambiente caldo, che si fermi davvero, si sieda, gusti un dolce, si senta accudito e ritrovi un po’ di tempo per sé, senza fretta
E poi c’è il gelato, la specialità di Giulia, che ha fatto riemergere un ricordo di paese: un tempo a Sanfront c’era un piccolo chiosco che vendeva solo due gusti, crema e cioccolato. La crema, chiamata “Crema d’ Chinota”, era rimasta nella memoria di tanti. Quando gli anziani assaggiano oggi quella di Giulia, sorridono: «È proprio la stessa di una volta». In quel cucchiaio di gelato sembra che il tempo si chiuda in cerchio.

Nella filosofia di Giulia e Gian Paolo c’è la valorizzazione del territorio: il caffè Excelsior scelto per la qualità e la vicinanza, la frutta e il latte presi da aziende agricole locali, i succhi di Paesana. Tutto parla di autenticità, di radici perché dicono: il nostro territorio offre delle eccellenze incredibili che devono essere valorizzate.

Oggi sognano, per la stagione autunnale, di ampliare l’offerta, con salatini e piccoli aperitivi serali. E nonostante la fatica enorme, i turni massacranti e il coraggio economico che un investimento simile comporta, lo rifarebbero. Perché questo non è solo un lavoro: è il modo che hanno scelto per vivere a casa, tra le montagne che amano.

“Senza i nostri genitori, soprattutto il papà di Giulia, che è geometra, tutto questo, non sarebbe stato possibile, il supporto della famiglia è fondamentale per un’impresa come questa, quindi li vogliamo ringraziare!” Mi dicono questi due giovani.
E in fondo il messaggio della loro storia è semplice: si può partire, si può crescere, si può anche trovare fortuna lontano. Ma quando le radici chiamano, non resta che ascoltarle.
Ora che li conosci meglio, non ti resta che andare a gustare una “Magna Bignola” per coccolarti un po’ e per stringere la mano a questi due ragazzi speciali che con grinta, passione e impegno ti sorridono dietro al bancone, portando dentro di sé una piccola grande storia di ritorno in montagna!













