Caro lettore,
Grazie a un gradito consiglio di chi da tempo legge questa rubrica, oggi ti porto una storia che parla di “cavagne” (cestini), di mani che sanno fare, di passione che si tramanda e si reinventa. È la storia di Selene e della sua famiglia, che da generazioni custodisce un mestiere antico. Una storia che affonda le radici nei nonni e soprattutto nel lavoro di Oreste, il papà di Selene, e che oggi continua a vivere grazie alla figlia e alla sua ricerca, la sperimentazioni e i suoi sogni di futuro.

Sono stata davvero onorata di incontrare Selene, una ragazza volenterosa, creativa che ha fatto del mestiere di famiglia il suo lavoro. “Sapevo fin da piccola che prima o poi sarei finita in questa bottega” mi dice mentre la osservo intrecciare con disinvoltura un grande cesto.
Il filo è iniziato con il nonno, Giacomo, che costruiva scale a pioli. Oggetti semplici, robusti, ma pieni di significato. Era un lavoro che nasceva dalla campagna, dalla capacità di usare ciò che la natura offriva. Poi passò a realizzare i primi cesti per i paesani, per arrivare all’intuizione di farne un mestiere. Era solito fare mercati, ordinazioni e il suo lavoro era molto conosciuto.


Poi è arrivato Oreste, papà di Selene. La sua vita è stata segnata da una parentesi musicale: per dieci anni ha fatto il musicista, portando melodia e ritmo nelle sue giornate. Ma presto il vimini lo ha richiamato. Suo padre lo guida verso questo mestiere e gli lascia l’eredità della avvita bottega. Così sono nati i primi lavori di falegnameria, le sedie, i cestini, gli intrecci. Una scelta fatta di sacrificio ma anche di identità.


Selene nasce in bottega, passando tempo con i nonni e i genitori, cresce vedendo lavorare, maneggiare e creare tra le mura del negozio/laboratorio: il suo passatempo era piantare chiodi in un asse e sperimentare i primi intrecci. Si diploma Geometra e poi inizia un percorso universitario che però non giunge al termine e non l'appassiona. L’Università, però, le lascia la voglia di autonomia e così si trasferisce in Francia dove diventa “assistente alla poltrona” a Monaco.
“Mi piaceva tanto lavorare in Francia… era pesante, è stata la mia prima esperienza fuori dall’Italia ed è iniziata con a mia convivenza con il mio attuale marito”
Un’avventura che le ha insegnato l’indipendenza, ma che alla fine ha lasciato spazio alla consapevolezza che la strada vera era un’altra: tornare a casa. Non un passo indietro, ma un passo radicato, deciso, con la voglia di portare qualcosa di nuovo in quel mondo che già conosceva da bambina.
Un lavoro che resiste. Oggi l’attività di famiglia non è una fabbrica di pezzi in serie, ma tutto è rimasto come un tempo, ci sono “strumenti”, necessari per la realizzazione dei cestini, che erano stati fatti dal nonno di Selene che ancora oggi vengono usati.
Per info https://www.cesteriabonelli.it
“Abbiamo pochissimo, quasi niente, di pronta consegna. Se qualcuno porta un cestino rotto, lo ripariamo, come anche una sedia da impagliare o sistemare. Poi realizziamo le richieste del cliente, perché lavoriamo molto su ordinazione. Ogni pezzo è unico.”

Un lavoro lento, preciso, che non si piega alla fretta. Non ci sono scaffali pieni, ma ci sono mani che ascoltano, occhi che osservano e poi creano.
“Finalmente – racconta Selene – la gente ha ricominciato a capire il valore dell’artigianato.” Chi arriva in bottega sa di trovare qualcosa che nella grande distribuzione non esiste: la personalizzazione, la cura, l’ascolto.
Come nasce un cestino oggi? Dal ramo di salice, raccolta in Francia e in Spagna, selezionata con attenzione. Fornitori che Selene, con fatica e attenzione, ha trovato in rete.
Il materiale viene immerso in grandi vasche per ammorbidirlo, per renderlo docile alle mani che lo intrecceranno. Arriva in Italia pronto per essere utilizzato. Poi il lavoro comincia: dal fondo fino al manico, passo dopo passo, intreccio dopo intreccio. Ogni cestino è una storia che prende forma.

Non mancano le sfide: trovare fornitori affidabili, sperimentare nuovi materiali, cercare la qualità giusta. “Alcuni li abbiamo scoperti quasi per caso, su Internet – dice Selene – altri sono storici, legati ai miei genitori.” Come anche accontentare dei clienti con delle richieste particolari: un cestino a forma di barca, i cesti per la mongolfiera oppure dei cestini da pic-nic per una famosa casa di moda. Può sembrare incredibile ma, nelle grandi boutique francesi di moda o nel mondo dell’arredo casa chic, non è raro trovare dei pezzi che arrivano da questa piccola bottega di Moretta (CN), realizzati proprio da Selene.
Selene oggi porta il suo contributo: più presenza online, più contatti, più ricerca. “Io lavoro al computer, i miei genitori lo facevano meno”, racconta. Ma non si tratta solo di tecnologia: Selene ha introdotto linee di prodotti più fini, adatte alle case moderne e a collaborazioni con brand di design e alta moda, senza dimenticare però le lavorazioni più tradizionali.




“Dobbiamo mantenere entrambe le strade – dice – perché la tradizione dà solidità, ma l’innovazione apre nuove possibilità.” Suo padre, nonostante sia in pensione, continua ad essere presente in bottega e spesso per le lavorazioni più grandi e lunghe, sono in due! Un grande supporto per Selene. Qui si fanno ancora delle lavorazioni particolari come “La paglia di Vienna”, usata per base per le sedie che ancora pochi fanno perchè molto lunga e particolare.
C’è ancora una particolarità: questa è una bottega che insegna infatti, c’è la possibilità di fare una giornata di formazione. Non un corso veloce, ma una vera esperienza: il papà, infatti, affianca una o due persone per l’intera giornata, insegnando a costruire il cestino classico, la “Cavagna”. Oggi succede meno spesso, ma la porta resta aperta a chi vuole mettersi in gioco e imparare davvero. Alla fine della giornata si torna a casa con il proprio cesto fatto.


Accanto all’intreccio dei cestini, c’è stata la falegnameria, portata avanti soprattutto da Oreste. Oggi non è più il cuore del lavoro, ma resta utile per sistemare, riparare, mantenere. E non manca la voglia di sperimentare: una stampante 3D è entrata in bottega, portata da Selene e dal marito. Un segno che tradizione e tecnologia possono incontrarsi, arricchendosi a vicenda.
Perché l’artigianato non è mai solo lavoro: è anche emozione, passione, creatività.

Questa non è la mia solita storia ambientata in montagna, ma il lavoro del cestaio arriva proprio dall’arte di arrangiarsi tipica delle terre alte. In questa storia c’è una famiglia che resiste, che non si lascia piegare, che trasforma le difficoltà in occasioni. C’è la fatica del lavoro artigianale e la gioia di vederlo riconosciuto. C’è un ritorno che diventa scelta.
Perché a volte, più che scalare vette, la vera sfida è restare dove si è nati e portare avanti un lavoro di famiglia che sarebbe scomparso!














