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Attualità | 10 settembre 2025, 06:07

Monviso, la traversata da record di Sandro Maranetto: “Per me la montagna è libertà”

Il giovane alpinista pinerolese firma un’impresa in solitaria: 6 ore e 35 minuti lungo la Berhault. “È stata la chiusura di un cerchio, un sogno realizzato sulle montagne di casa”

Sandro Maranetto sul Monviso

Sandro Maranetto sul Monviso

Il “Re di Pietra” è stato testimone di un’impresa destinata a restare impressa nella memoria dell’alpinismo piemontese. 

Domenica scorsa 7 settembre, Sandro Maranetto, 25 anni, pinerolese e uomo del Soccorso alpino della Guardia di Finanza, ha completato la traversata Berhault in solitaria, fermando l’orologio a 6 ore, 35 minuti e 28 secondi. 

Un nuovo record, nato non da un calcolo cronometrico, ma da un sogno coltivato negli anni. “Ci sono giorni in cui mente e corpo si allineano in un raro stato di grazia — ha scritto Maranetto in un post sui social all’indomani dell’impresa — la fatica svanisce e sembra di danzare sulle montagne. Ieri è stato uno di quei giorni”.

Il giovane atleta racconta di aver sempre avuto un legame speciale con il Monviso, la montagna che domina la pianura di casa: “Sono cresciuto guardandolo e ho sempre sentito il fascino di quelle creste. L’idea della traversata mi accompagnava da tempo, ma solo nell’ultimo anno ho iniziato a pensarci davvero seriamente”. 

(Sandro Maranetto)

La preparazione è stata minuziosa, con la scelta di materiale leggero e la decisione di affrontare la sfida senza alcuna assistenza. “In solitaria non puoi sbagliare, non hai margine di errore. Quello che cambia è soprattutto la sicurezza psicologica: sai che qualsiasi imprevisto dovrai affrontarlo da solo”.

Eppure, proprio nella solitudine, Maranetto ha trovato il senso più profondo di questa avventura: “Non sono uno da record, lo dico chiaramente. Per me quello che conta è il significato, la simbologia che c’è dietro una salita. Il record è arrivato, e sono contento, ma resta un numero. Ciò che cerco è libertà”.

Dopo ore di creste, ramponi e passaggi tecnici, la croce del Monviso è apparsa come un miraggio. “Guardo l’orologio, mi butto a terra, poi un urlo e un pianto liberatorio. I battiti rallentano, i pensieri si placano. Ce l'ho fatta”, scrive ancora Sandro sui social.

Un’emozione che ha voluto dedicare ad Andrea Biffi, alpinista scomparso poche settimane fa proprio su questa cresta:Non lo conoscevo – dice -, ma sapevo delle sue imprese. Condividevamo la stessa passione e lo stesso modo di guardare alla montagna. Sono sicuro che lui avrebbe potuto fare meglio di me”.

(Andrea Biffi,lo scalatore biellese morto durante la scalata al Berhault il 18 agosto scorso)

Alla domanda se sia più difficile la salita o la discesa, Maranetto risponde con qualche esitazione: “Normalmente ti direi la salita, ma in questo caso la discesa è stata più dura. Non cercavo il record, ma quando ho capito che era possibile mi sono spinto fino ai miei limiti, e quindi ero stanco. Tutta l’adrenalina che mi teneva concentrato è scesa di colpo e la discesa è diventata lunghissima. Non a caso la maggior parte degli incidenti accade proprio quando si rientra, perché la mente si rilassa e la fatica si fa sentire”. 

La traversata Berhault, che prende il nome da Patrick Berhault, primo a compierla in solitaria invernale, è uno degli itinerari più affascinanti e impegnativi delle Alpi cuneesi. Richiede resistenza, capacità tecniche e una forte concentrazione: non a caso, è considerata una prova di maturità per chiunque si misuri con l’alpinismo di cresta. 

(Il percorso compiuto da Maranetto - Foto: Alessandra Cerotto)

Maranetto l’ha vissuta come un viaggio personale, una “chiusura di un cerchio” come dice lui, che lo ha riportato alle montagne di casa dopo l’addestramento militare: Sandro, infatti, ha completato l’anno di addestramento e da un paio di mesi è nel Soccorso alpino della Guardia di Finanza a Bardonecchia. 

Ho tanti progetti in testa — conclude — ma non nascono mai dal desiderio di un numero o di un primato. Sono una ricerca continua, un percorso per scoprire me stesso. Per me la montagna resta soprattutto questo: libertà”.

Cesare Mandrile

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