Curiosità - 21 ottobre 2025, 12:38

Cuneo culla di talenti: Marco Alba "dipinge" le emozioni con la luce al Teatro Regio di Torino

Il lighting designer cuneese racconta la sua professione d'arte tra opera lirica e sperimentazione: "La luce cambia la percezione di una performance, le dà un'atmosfera quasi inafferrabile". Un mestiere che va oltre il semplice "accendere le luci"

Cuneo si riconferma ancora una volta madre di talenti: questa volta parliamo del lighting designer Marco Alba, nome d’arte - al secolo Marco Albanese - Cuneese di residenza e di nascita, attualmente impegnato per l’inaugurazione di stagione al rinomato Teatro Regio di Torino.

Una professione particolare e poco conosciuta, diversa dal riduttivo “accendere le luci” come potrebbero pensare i più, il lighting designer a teatro collabora con il regista, lo scenografo e il costumista, per costruire lo spettacolo a partire da un’idea. Una sorta di “scenografo delle luci”, che cura la parte di progettazione iniziale, decidendo insieme al team creativo anche quali tipi di apparecchiature installare per ottenere gli effetti artistici desiderati.

Marco Alba è approdato al Regio per continuare la fruttuosa collaborazione, nata già nel 2019, con il regista Andrea Bernard, affezionato al team consolidato del gruppo di regia. Un bel traguardo per il lighting designer, proteso già verso nuove mete, nonostante l’instabilità del mondo teatrale a causa di politiche culturali miopi, che portano gli artisti a trovarsi di fronte all’interrogativo del “cosa fare dopo” ogni volta che si termina il lavoro di uno spettacolo.

Non mancano le sfide tecniche: a teatro bisogna trovare il compromesso tra le necessità dello spettacolo e la realtà dei fatti, come la ristrettezza dei tempi e il budget. “Si parte capendo che cosa ha disposizione ogni teatro e si richiedono gli apparecchi necessari, altrimenti bisogna trovare delle soluzioni creative. Una volta che il progetto è definito e la scenografia realizzata, si può dare vita allo spettacolo”, racconta Marco Alba. “Durante le prove sul palco si illuminano le idee del regista. A volte si fanno scelte puramente estetiche, ma il più delle volte funzionano se hanno una coerenza emotiva, logica o drammaturgica con la scena e il racconto”.

La passione di Marco per il teatro ha iniziato a sbocciare già quando frequentava il Liceo Peano a Cuneo, dove ha partecipato al laboratorio teatrale, per poi unirsi alla compagnia Teatro della Gramigna per diversi anni. Durante questa esperienza di compagnia ha maturato l’intessere per il "dietro le quinte", attività che gli era più congeniale.

La parte delle luci è quella che mi ha appassionato maggiormente, perché era in linea con quello che mi piaceva fare: mi piaceva l’aspetto tecnico e l’idea che la luce possa cambiare la percezione di una performance, di dargli qualcosa in più di impalpabile, un’atmosfera, un segno drammaturgico quasi inafferrabile”.

Così inizia il suo percorso, tra brevi assistenze ai tecnici del teatro Toselli e la laurea in Storia dell’Arte, che lo ha portato anche a fare il docente, fino alla formazione presso l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano. Qui Alba si avvicina per la prima volta al mondo dell’opera lirica e, pur non essendo un musicista, ne apprezza la complessità e completezza del linguaggio, tra musica, performance e aspetto visivo.

Rispetto ad altri generi teatrali, l’opera lirica mantiene le sue peculiarità: qui tutto è legato ai tempi musicali e ogni intervento luminoso è dettato dallo spartito. Inoltre, bisogna anche rispettare i cantanti sulla scena, che sono sottoposti a uno stress performativo non indifferente, dovendo pensare sia alla precisione della performance vocale, nonché ai movimenti di scena dell’esibizione drammaturgica. “Bisogna stare attenti a illuminarli correttamente, mettendoli in condizione di svolgere al meglio il loro ruolo”.

Il teatro lirico, al contrario di quel che si potrebbe pensare, permette di avere uno spazio per la sperimentazione, tenendo sempre un occhio sulla tradizione.

L’allestimento del Teatro Regio non è particolarmente tradizionale. Secondo me, il teatro lirico si presta alla sperimentazione ed è proprio quello che bisogna fare per togliergli l’idea di luogo polveroso, vecchio, fatto di parrucche e vestiti antichi, cosa che però non è. D’altro canto, bisogna imparare a non scandalizzarsi per le interpretazioni, se supportate da un'idea registica chiara, sono di fatto visioni artistiche più o meno riuscite, a seconda dei casi, e non semplici attualizzazioni”, conclude il suo racconto Marco Alba con un invito a teatro rivolto anche ai più riluttanti, per riscoprire un’arte antica, ma in continua evoluzione.

Daria Abashkina