Arriva la stretta sui soccorsi: se si rendono necessari per 'dolo' o 'colpa grave' o anche per 'richiesta immotivata', il responsabile dovrà pagare al ministero dell’Economia una parte dei costi.
Una misura inserita nella bozza della Legge di bilancio. Dovrebbe arrivare in Parlamento in settimana ed entrare in vigore nel 2026.
Ma appare già come una legge difficilmente applicabile.
Quali sono i soccorsi chiamati in causa? Quelli in montagna o quelli in mare? Perché la bozza è tutt'altro che chiara.
Di sicuro c'è solo una cosa: riguarda i soccorsi nei quali interviene il SAGF, il Soccorso alpino della Guardia di Finanza. Quindi, a livello nazionale, circa il 10% dei soccorsi in ambiente impervio, montano in particolare.

Gli operatori SAGF sono molti meno del CNSAS ed entrano in campo perlopiù quando ci sono attività di polizia giudiziaria.
Non sono quindi compresi nella norma gli interventi che coinvolgono solo il Soccorso Alpino civile, il CNSAS. E' esclusa dalla possibilità di richiesta di compartecipazione ai costi la stragrande maggioranza degli interventi.
Ma il punto è ancora un altro, come detto. La sua inapplicabilità, come dimostra quella che in Piemonte è in vigore dal 2015. Nessuno, in 10 anni, è mai stato chiamato a pagare.
Chi definisce, infatti, cos'è la colpa grave o il dolo? Qual è una richiesta immotivata?
Arrivando al paradosso, c'è una legge che vieta di andare sul Monte Rosa in ciabatte o sandali?
La mancanza di buon senso come si misura? Può essere sanzionata?
È proprio questo il nodo della nuova misura. Perché, in sostanza, la legge non parla di “mancanza di buon senso”, ma di comportamento doloso o gravemente colposo. Due concetti giuridici molto precisi, ma difficilissimi da applicare a un contesto naturale e imprevedibile come la montagna.
Nel diritto penale e civile, la colpa grave è quella che deriva da negligenza, imprudenza o imperizia evidenti, cioè quando una persona ignora regole di condotta comuni e universalmente riconosciute.
Ma in montagna, dove non esiste un “codice di comportamento” formalizzato, chi può dire dove finisce l’errore e dove inizia la colpa?
Stabilire una sanzione sulla base del “buon senso” rischia quindi di diventare arbitrario: un finanziere o un giudice dovrebbero valutare caso per caso, con margini enormi di interpretazione.
Ecco perché molti operatori del soccorso parlano di “legge di difficile applicazione”.
L'assessore alla Montagna della Regione, Marco Gallo, la scorsa settimana ha visitato la centrale operativa del 112 di Grugliasco e il campo volo di Collegno, dove ha base l’elisoccorso, quello che vedete spesso nelle foto che accompagnano gli interventi del Soccorso alpino.

Dalla chiamata di emergenza alla partenza dei mezzi, Gallo ha seguito ogni fase del coordinamento tra 112, soccorso sanitario e Soccorso Alpino. Vedendo dal vivo come si organizza un intervento di soccorso in aree impervie, per garantire la sicurezza di chi vive e ama la montagna.
Ha potuto rendersi conto di quanto sia complessa - e quindi costosa - questa macchina. Ma non può che esprimere perplessità rispetto a questa bozza di legge:
"Quando leggiamo di escursionisti che commettono imprudenze o non hanno l'attrezzatura adeguata, tutti noi pensiamo che sia giusto che paghino. Ma esiste quello che si chiama rischio evolutivo. La situazione può infatti evolvere e diventare un'emergenza, per l'arrivo del maltempo o perché cala il buio, mettendo a rischio la vita della persona o anche dei soccorritori".
Il rischio evolutivo spiega quindi perché la semplice “mancanza di buon senso” non è facilmente sanzionabile: una scelta imprudente può trasformarsi in emergenza, ma non è possibile prevederla sempre in maniera normativa.
Una soluzione concreta? L'obbligo di stipulare un'assicurazione, esattamente come per chi scia.
E' obbligatoria dal 1° gennaio 2022, copre la responsabilità civile (RC), quindi i danni a terzi, anche se molte polizze includono anche il rimborso delle spese di soccorso e soccorso sulle piste, coprendo anche il costo del primo soccorso, come il trasporto in elicottero.
E' l'unica strada, commentano dal Soccorso alpino piemontese. Tutte le altre proposte sono inapplicabili.
Dello stesso avviso l'assessore Gallo, che conclude: "Dobbiamo godere della montagna, delle escursioni e delle attività outdoor, ma dobbiamo farlo come quando andiamo sulle piste da sci. Con un'assicurazione obbligatoria".













