Attualità - 22 ottobre 2025, 08:44

A Cardè il fiume Po si trasforma nell’Acheronte dantesco [FOTO]

Suggestiva serata al Castello del paese tra Inferno, Purgatorio e Paradiso per gli incontri della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo verso la Festa del Libro Medievale e Antico

Stefano Rossetti (Dante) Foto di Roberto Di Molfetta

Continuano gli incontri di avvicinamento alla Festa del Libro Medievale e Antico, organizzati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo.

Il fiume Po, a Cardè, per una sera si è trasformato nell’Acheronte di dantesca memoria, simbolo del dolore e del confine tra vita e aldilà.

Nella serata di ieri, martedì 21 ottobre, Cardè, il fiume Po e il suo castello sono diventati scenari ideali per ricreare alcune tra le più intense scene della Divina Commedia.

La rappresentazione è iniziata sulle rive del fiume, dove Dante, impersonato dall’attore Stefano Rossetti, è stato traghettato dal nocchiero Caronte, come le anime dannate che attraversano l’Acheronte per raggiungere l’Inferno.

Con una lanterna in mano, il Sommo Poeta dopo essere giunto sulle rive del Po con una barca ad un remo (proprio come quella di Caronte) ha guidato il pubblico nel buio della notte fino alla corte del castello, dove lo attendeva Virgilio, la guida spirituale del viaggio dantesco attraverso Inferno e Purgatorio, interpretato da don Luca Margaria, parroco delle fraternità di Verzuolo e Costigliole Saluzzo e appassionato studioso dell’opera di Dante.

Don Luca ha condotto gli spettatori lungo le tre cantiche della Divina Commedia: Inferno, Purgatorio e Paradiso, illustrando come ciascuna rappresenti una tappa dell’anima nel suo cammino di purificazione e ascesa.

Partendo dall’Inferno, ha spiegato che il regno dei dannati non è soltanto fuoco e fiamme, ma anche gelo e immobilità: le pene variano a seconda del peccato, dalle zone più calde, come il Flegetonte di sangue bollente, fino al lago ghiacciato del Cocito, dove i traditori sono immersi nel ghiaccio.

La ghiacciaia nei sotterranei del castello di Cardè si è rivelata lo scenario perfetto per evocare il gelo infernale. Tra blocchi di ghiaccio e vapori azzurri, il pubblico ha assistito alla lettura del Canto XXXIII dell’Inferno, affidata a Lionello Nardo attore del Teatro del Marchesato di Saluzzo.

Il passo racconta la vicenda di Branca Doria, nobile genovese della famiglia Doria, collocato da Dante nella ‘Tolomea’, terza zona del nono cerchio, dove sono puniti i traditori degli ospiti. Branca Doria, secondo la narrazione, fece uccidere il suocero Michele Zanche durante un banchetto, per mano di un familiare.

Don Luca ha sottolineato come proprio questo episodio leghi Dante a Cardè: Branca Doria era infatti il nonno di Isabella Doria, seconda moglie del marchese Manfredo IV di Saluzzo, madre di Manfredo V del Vasto, primo signore di Cardè e usurpatore del marchesato di Saluzzo. Fu lui a guidare l’assedio di Saluzzo nel 1336, ordinandone il saccheggio e la distruzione del castello sulla collina.

Il legame tra la Divina Commedia e Cardè è stato riscoperto da Silvano Ramello, appassionato di storia locale e proprietario del maniero sulle rive del Po (concesso in comodato d’uso al Comune per 50 anni).

Dante si stupisce – spiega don Luca – del fatto che Branca Doria, ancora in vita, si trovi all’Inferno. Virgilio gli rivela che chi tradisce l’amore legato all’accoglienza e al convivio muore spiritualmente pur restando vivo - E aggiunge - L’Inferno non è fuoco, ma gelo. È il freddo che paralizza, che toglie persino la parola”.

Dal gelo infernale, gli spettatori sono poi saliti al Purgatorio, allestito al primo piano del castello tra fiori e luci colorate. Qui l’attore Francesco Gargiuolo ha declamato gli ultimi versi del Canto XXXIII del Purgatorio, introdotti dalle parole di don Luca:Siamo in cima al monte, dove risuona una salmodia che contrasta con le visioni terribili del canto precedente. Dante soffre nel vedere le piaghe della Chiesa, ma Beatrice, come una profetessa, annuncia la vittoria sui mali che la affliggono, attraverso la venuta di un salvatore: un messaggio di speranza – afferma don Luca - che ancora oggi ci parla”.

Prima di entrare in Paradiso, Dante deve compiere un rito di purificazione: immergersi nel fiume Eunoè, simbolo del distacco da tutto ciò che aveva cercato nella vita terrena,  filosofia, conoscenza, ragione, per poter accedere alla visione di Dio.

L’ultimo tratto del viaggio è stato dedicato al Paradiso, allestito al secondo piano del castello in quello che era il salone nobiliare, con la lettura dei versi conclusivi del Canto XXXIII, interpretati dall’attrice Maria Virginia Aprile nei panni di Beatrice.

Dopo la preghiera a Maria, colei che portò in grembo il suo Creatore – prosegue don Luca Margaria – Dante volge lo sguardo verso Dio. Ma ciò che vede è ineffabile: la parola umana non può dirlo. Ne resta solo un’ombra, come un sogno al risveglio.

E allora Dante non chiede forza alla vista, ma alla parola, perché anche solo una scintilla possa comunicare quella visione. Vede tre misteri che reggono l’universo: la creazione, la Trinità e l’Incarnazione.

Nel terzo cerchio, quello dello Spirito Santo, Dante scorge un sorriso: l’amore che unisce il Padre e il Figlio è un sorriso, lo stesso che Dio rivolge all’umanità.

Così, mentre l’Inferno è immobilità e gelo, il Paradiso è movimento, il ‘moto eterno dell’amore che tutto muove e tutto regge’”.

La serata si è conclusa nella corte del castello con un momento dedicato alla storia del maniero stesso, narrata da Mattia Meirone Barbero, presidente della Compagnia del Cardo, studioso appassionato di storia locale e da Alessandro Ponsi, assessore alla Cultura.

L’edificio – raccontano - fu costruito all’inizio del XIII secolo dal marchese Manfredo II di Saluzzo, subì una parziale distruzione ad opera delle truppe francesi nel 1552 e fu più volte rimaneggiato nei secoli successivi”.

Ha fatto seguito un momento conviviale a tema, con una tisana al cardo preparata dal bar del paese e una torta Paradiso realizzata dalla panetteria locale.

Organizzatori dell’evento per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo sono stati il segretario generale Michele Scanavino e la regista e attrice del Teatro del Marchesato  Lucetta Paschetta, con i costumi di Maverik Cesano e l’allestimento scenico curato da Gualtiero Tesi e Monica Dutto, che hanno saputo far vivere al numeroso pubblico, suddiviso su tre turni, il fascino e la profondità del viaggio dantesco tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, tra sogno e realtà.

Foto di Roberto Di Molfetta

Foto di Roberto Di Molfetta

Foto di Roberto Di Molfetta

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Foto di Roberto Di Molfetta

Foto di Roberto Di Molfetta

Foto di Roberto Di Molfetta

Foto di Roberto Di Molfetta

Foto di Roberto Di Molfetta

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Anna Maria Parola