Il 15 e 16 novembre, la storica celebrazione riunisce imprenditori edilizi e artigiani nel segno della comunità. Tra leggende, convivialità e il culto dei martiri che rifiutarono di piegarsi all’imperatore Diocleziano, una ricorrenza che racconta l’anima operaia e spirituale della città.
A Boves, il culto del mattone ha radici antiche e profonde nella tradizione orale locale: si narra che ogni bambino, alla nascita, fosse simbolicamente destinato a diventare muratore o prete in base a un rituale grottesco legato ai muri della città. L’associazione di artigiani trovò spazio grazie all’iniziativa del vescovo Andrea Formica, che nel 1874 fondò la «Compagnia dei Quattro Coronati», poi ribattezzata dal popolo come «I Santi incoronati».
La leggenda racconta che Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, i quattro santi martiri, furono incoronati proprio dal loro sacrificio: artigiani di rara perizia, si rifiutarono di erigere una statua pagana e per questo furono denunciati e martirizzati. Così la festa dei Quattro Incoronati diventa una sintesi perfetta tra artigianato, convivialità e memoria civile, celebrando non solo la posa del tetto (con il tradizionale “bagné i cuvert”) ma anche l’importanza sociale della maestranza bovesana, rinomata per la produzione di calce e mattoni in tutto il Piemonte.
Dal banchetto alla figura del “Dedicato”, dai brindisi alla partecipazione delle donne, la giornata si fa rituale corale che unisce generazioni di costruttori e cittadini, segnando il tempo della pausa dopo le fatiche dell’estate. Un motto ironico, tramandato nelle osterie, ripete: «I quattro coronati erano tre, Giacu e Trumè», testimoniando la vivacità e l’ingegno della comunità. Oggi come ieri, imprenditori, ingegneri, geometri e architetti celebrano insieme il valore del mestiere e dello stare insieme, riportando la festa al centro della vita cittadina.














