“I Samaritani della Montagna Esperienze di soccorso alpino. Alpi sud-occidentali 1955-2001”. Si intitola così il libro Sergio Costagli, storico e ricercatore cuneese, tecnico della XV Delegazione del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese di Cuneo (CNSAS), che ha voluto dar voce alle storie della montagna.

Due anni di intenso lavoro e ricerca documentale per raccogliere testimonianze e vicende accadute sulle Api Marittime dove ha operato per oltre vent'anni.
Partiamo dal principio, quando ha scelto di diventare tecnico del CNSAS e perché?
"Avevo circa 23 anni quando ho deciso di diventare un soccorritore. Il motivo principale è stato l'immenso amore per la montagna, unito alla conoscenza del territorio, volevo rendermi utile".
Nel libro cosa ha scelto di raccontare?
"Ho cercato di raccogliere gli avvenimento più significati che dal 1955 al 2001 hanno coinvolto la XV delegazione del Soccorso Alpino e Speleologico di Cuneo, attraverso le parole e i ricordi di chi li ha vissuti in prima persona. Quando ci si trova a operare in un contesto di emergenza, in una situazione complessa o drammatica, si cerca di rimanere freddi e lucidi, ma a distanza di tempo, a mente fredda, certi ricordi e certe immagini tornano alla mente, sono impossibili da dimenticare".
E a dirlo sono le voci dei volontari, come Costagli riporta attraverso le testimonianze nel suo volume, edito da Araba Fenice: “Quando sono arrivato è stata una scena delle più terribili che abbia visto in vita mia […] era una cosa che faceva veramente impressione, io… quanti anni sono passati? Quarantatré? Non so tu, io ce l’ho ancora impressa adesso quella scena lì e non mi va più via […]. Questi tre ragazzi mi sono rimasti impressi, non sono riuscito a cancellarli dalla memoria. Furono momenti difficili, molto difficili che mi hanno segnato”. (Aldo B., Cuneo 3/06/2021)".
"In un breve capitolo - aggiunge Costagli - ho descritto anche gli stress post-traumatici che alcuni volontari provano durante alcuni tragici recuperi e di cui nessuno mai parlato".
Che importanza ha oggi raccontare anche il lutto e il trauma legato alla montagna? Iniziativa che, come riportavano negli scorsi giorni, è anche all'attenzione del progetto "Oltre la vetta" da parte del CAI.
"La montagna è in egual misura gioia e dolore, ma contro il dolore estremo, il lutto, la disperazione dei famigliari (spesso noi siamo stati muti testimoni), non c’è nulla da fare e se esiste un po’ di conforto è abituarsi a quel dolore".














