Ci sono luoghi che ti sorprendono mentre stai ancora accendendo il registratore per ascoltare la loro storia. Cascina Santo Stefano è uno di questi: un antico monastero benedettino dell’anno Mille, appoggiato sulle colline di Vicoforte di Mondovì, a seicento metri d’altitudine, dove il silenzio sa di bosco e le pietre sembrano custodire memoria.

Io, di solito, racconto i luoghi attraverso le persone. E qui la storia della cascina e quella di Alida si intrecciano senza davvero separarsi.
Alida è siciliana. A diciott’anni lascia la sua terra per Milano, si iscrive a Giurisprudenza e poi, quasi per caso, rispondendo ad un annuncio trovato su un giornare, entra in Fininvest, nella futura Mediaset. Lavora senza sosta, sempre in viaggio, in un mondo veloce e totalizzante. «A un certo punto il corpo ti chiede di fermarti. Di tornare al sogno che avevi da bambina: la natura», mi racconta. Cambia vita più volte, passa al settore aeroportuale, continua a lavorare tanto, ma dentro di lei cresce il bisogno di un ritmo diverso, più vero. Nonostante si una donna manager, che ama i suo lavoro, dopo un problema di salute sente la necessità di lasciare e di ritrovare il “buon vivere”.

Il filo che la porta qui è suo marito. La cascina appartiene alla sua famiglia da quasi un secolo. Era stata acquistata dal nonno e donata alla moglie, come gesto d’amore e di riscatto: lei era cresciuta in una cascina poco distante, a cui era molto legata, ma per le antiche regole dell’epoca non le era spettata nell’eredità. Il marito decide di regalarle questo luogo meraviglioso: una cascina enorme, un tempo monastero benedettino, come a ricompensare un eredità mancata. Non viene mai abitata, ma solo custodita come bene prezioso.

Cascina Santo Stefano ha una storia che attraversa i secoli. Nacque come monastero benedettino, probabilmente anteriore all’anno 1000, uno dei più importanti dell’area. I monaci dissodarono i terreni, impiantarono castagneti, diedero ordine e vita agricola a tutta la zona. Dopo la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone la struttura venne trasformata in cascina, passò ai Savoia, poi a una famiglia locale e infine fu lasciata in donazione al Cottolengo. Da lì arrivò al nonno di suo marito, e oggi è nelle mani di Alida e del marito.
È importante ricordare che per secoli questo fu un luogo di culto, di preghiera e di silenzio condiviso. E ciò che colpisce, entrando oggi, è quanto questo spirito sia stato rispettato. La scelta di preservare la cappella consacrata, di recuperare gli antichi affreschi sacri, di custodire ogni dettaglio, racconta la volontà di mantenere viva quell’atmosfera che i monaci avevano creato. Alida se ne prende cura con una devozione rara: nonostante le spese, nonostante il lavoro immenso, ha scelto di restaurare ciò che poteva essere perso e di aprire la cappella alla comunità, di farla vivere.

E questo spiega anche la sua scelta di accogliere famiglie, bambini e animali: non fare della cascina un luogo d’élite, ma un posto vissuto, dove chi entra possa sentire serenità, ritrovarsi, respirare. Gli eventi, le presentazioni, i matrimoni celebrati nella cappella o nel giardino non sono “vendite”, ma modi per far sì che le persone attraversino davvero questo spazio, lo abitino, lo sentano.
Oggi è lei a guidare tutto questo. Suo marito, avvocato e professore universitario, la sostiene e partecipa alle decisioni, ma la direzione quotidiana dell’azienda agricola, dell’accoglienza, della gestione, delle scelte più profonde è tutta nelle mani di Alida. È lei che vive qui, sempre, nella parte abitativa ricavata nel vecchio fienile. È lei che ogni mattina apre porte, controlla le api, accoglie, decide, sistema, pensa al futuro. E soprattutto: è qui che vuole restare. «Io qui ci voglio invecchiare», dice con una luce negli occhi che non ha bisogno di spiegazioni.



Cinque anni di restauro attento hanno riportato alla luce l’anima della cascina. Sono emerse tracce delle celle dei monaci, porzioni di affresco, un grande forno del 1200 restaurato e funzionante, e una cappella che oggi è di nuovo viva. Ogni stanza è arredata con cura: opere d’arte contemporanea si alternano a mobili di recupero, pezzi di famiglia, oggetti antichi che Alida ha voluto mantenere per dare continuità alla storia. Ogni camera è diversa: un piccolo gioiello in equilibrio tra antico e moderno. Per conoscere Cascina Santo Stefano: Instagram https://www.instagram.com/santostefanoresort_vicoforte Email: alida@cascinasantostefano.it

Intorno, la terra. Noccioli, castagni, prati stabili lasciati vivere. Le api, arrivate nel 2020, sono diventate parte fondamentale dell’equilibrio. «Non è una vita agiata», dice. «Ci sono anni buoni e anni difficili. Ma la terra ti risponde. E quando succede, capisci perché sei qui.» I loro prodotti sono pochi ma autentici: nocciole tostate, olio di nocciola, miele.


È proprio questa attenzione al territorio e alla biodiversità, questo rispetto assoluto del biologico, che negli ultimi anni ha attirato un fenomeno raro e straordinario: le libellule blu, insetti delicatissimi e quasi introvabili, che hanno scelto i prati della cascina come loro casa. Da qui nasce l’idea di un percorso dedicato alla biodiversità, da far nascere il prossimo anno: un sentiero tra prati e boschi che racconterà questo piccolo miracolo naturale, pensato per scuole, famiglie, bambini e camminatori attenti.
Quando ho finito l’intervista, siamo rimaste a parlare nel giardino. Davanti a noi il panorama si apriva, la luce era gentile. C’è stato un attimo di silenzio, e in quell’istante ho respirato qualcosa che da tempo cercavo. Pace. E per un momento, lo ammetto, ho avuto voglia di fermarmi anche io.
Cinzia Dutto, scrittrice cuneese, ama definirsi una cacciatrice di storie, racconta di storie persone speciali, scelte differenti, montagna e buon vivere.Gira la provincia alla ricerca di vite uniche e particolari. Cinzia ha un profilo instagram https://www.instagram.com/cinzia_dutto_fanny e un sito dove puoi trovare il riferimento a tutte le sue pubblicazioni www.cinziadutto.com













