In un Paese dove chi non beve alcolici deve ancora spiegare il perché, la storia di Lorenzo è una piccola rivoluzione gentile. Non è la storia di un grande marchio, ma di un ragazzo di 27 anni che vive e lavora nella stessa casa: una vecchia fornace del 1750 ai margini del bosco, in Frazione Bottonasci - Valgrana (CN). Sotto, il laboratorio e l’alambicco di rame. Sopra, la sua vita quotidiana. Una scelta radicale, consapevole, che dice già moltissimo di lui.

Lorenzo è originario di Caraglio. Da ragazzo ha scelto l’Agraria, convinto di aver trovato la strada giusta. Ma ben presto si è accorto che quel tipo di agricoltura non gli apparteneva fino in fondo. Troppo ferma, troppo legata a un’idea di campagna immobile, concentrata su poche colture e poco aperta al futuro. Lui, invece, si sentiva attratto da qualcosa di più sottile: le erbe officinali, i profumi, le proprietà che non si vedono ma si sentono.

Nel frattempo dava una mano in famiglia: suo papà è commercialista, sua mamma ha un’azienda agricola dedicata all’aglio di Caraglio, coltivato in piccoli appezzamenti, tutto a mano, in quella che lui definisce “un’agricoltura di resistenza”. Lorenzo nasce dentro questo intreccio di contabilità, terra e ricerca, ma sa che dovrà trovare una via tutta sua.

Prima di farlo, però, passa da un’altra montagna: quella del Castelmagno. Quel mondo gli piace, tanto che gli propongono di restare come casaro. È un bivio importante: da una parte un lavoro sicuro, dignitoso, da dipendente; dall’altra una strada ancora nebulosa, che parla di erbe officinali e di un progetto tutto da inventare. Lorenzo sceglie la seconda. Sceglie l’incertezza, ma anche la possibilità di essere davvero se stesso.

Così prosegue gli studi a Savigliano, approfondendo il mondo erboristico e si laurea. È lì che trova il linguaggio che cercava: quello delle piante officinali, dei principi attivi, dell’osservazione lenta, del rispetto per gli equilibri naturali. Intanto, nella sua testa, si intreccia un’idea: unire agricoltura, erboristeria e montagna in qualcosa che ancora non esiste. E poi arriva lei: la fornace. Una grande casa stanca, ferma, con un calendario del 1975 ancora appeso al muro. Tutti l’avrebbero vista come un rudere, ma Lorenzo no. Lui ci vedeva un destino, un luogo che aveva solo bisogno di qualcuno che credesse di poterlo riportare in vita. La compra giovanissimo, senza avere ancora tutte le risposte, ma con una certezza: lì dentro la sua idea potrà crescere.

Quando gli chiedo da dove è nata l’idea dei suoi prodotti, Lorenzo sorride e mi dice una frase che non dimenticherò facilmente: «Sono astemio. E a un certo punto mi sono reso conto che, quando uscivo con gli amici, per me non c’era mai niente di davvero buono da bere.»

Per chi non beve alcol, le alternative sono poche, spesso troppo dolci o poco curate. Lorenzo non ci sta. Decide che anche chi sceglie l’analcolico merita qualcosa di adulto, complesso, dignitoso. Nascono così i tre elisir analcolici: Eretico Balsamico, intenso e fresco; Eretico Floreale, delicato e luminoso; Eretico Speziato, profondo e caldo. Non imitano nulla: esistono per conto proprio. E soprattutto nascono da piante fresche, raccolte nelle ore giuste e distillate subito, senza stoccaggi o aromi aggiunti.

In un angolo del laboratorio, che con orgoglio Lorenzo mi fa visitare, ci sono anche altri prodotti: sali aromatici, preparati per tisane e piccole bustine monodose per due tazze. Ogni bustina è un concentrato di campo: fiori interi di calendula, fiordaliso, petali e foglie ancora vivi nel colore, essiccati lentamente a freddo, tra i 32 e i 36 gradi, per conservare intatti profumo e principi attivi.

I suoi terreni sono un mosaico: piccoli appezzamenti ereditati dai nonni che erano incolti da tempo, terrazzamenti antichi, zone montane dove oggi cresce perfino il mandorlo, segno evidente del cambiamento climatico. Lorenzo parla di “agricoltura di resistenza”: niente fitofarmaci, nessun prodotto aggressivo, solo osservazione, equilibrio e fiducia nella natura. Lascia metà dei fiori per gli insetti e per l’auto-risemina, accettando che solo le piante più forti vadano avanti. C’è un dettaglio che racconta molto della sua coerenza: produce solo nei giorni di sole. La fornace è alimentata dal fotovoltaico; se il cielo è coperto, i macchinari restano spenti. È il sole a dettare il ritmo.

Anche il nome “Eretico” ha una storia antica: un tempo, il fuoco della fornace acceso di notte aveva dato origine a dicerie, e la famiglia che ci lavorava era stata definita "eretica". Oggi Lorenzo ha ripreso quel nome e lo ha trasformato in un simbolo: scegliere una via diversa, non comoda ma onesta. In tutto questo non è solo. La sua famiglia lo ha sostenuto fin dall'inizio, credendo nelle sue idee anche quando sembravano troppo grandi. E accanto a lui c’è una ragazza che lo accompagna in questo cammino fatto di esperimenti, raccolte all’alba e serate a immaginare il futuro.

Arrivare a creare una linea di distillati analcolici è stata una strada, fatta di esperimenti, di tentativi che sono dopo 2 anni ha portato questo giovane erborista ad ottenere le sue prime bottiglie. Oggi la sua è la prima agridistilleria analcolica d’Italia e tutto è nato dalla sua mente e dalla sua voglia di fare la differenza. Sembrava impossibile far esistere una distilleria analcolica, invece oggi c’è e i suoi “elisir”: senza alcol, senza zucchero e senza aromi aggiunti si possono provare. https://www.instagram.com/eretic0

Ci sono ancora tante idee nella testa di Lorenzo e tanta voglia di sperimentare e fare rete. E’ già nata una prima collaborazione con il Birrificio Kauss di Piasco che, unendo il suo analcolico alla loro Gasà, hanno fatto nascere Mocktail, ovvero il primo cocktail analcolico pronto da bere. E ne arriveranno altre, perché una mente creativa non si ferma mai!

Questa è la storia di un giovane che ha rifiutato una strada già pronta per seguirne una completamente sua. Di un ragazzo astemio che ha deciso che anche chi non beve merita un brindisi che valga la pena.

E’ difficile, dopo averlo incontrato, non innamorarsi un po’ di questa idea e sapendo cosa c’è dietro ad ogni prodotto, è impossibile non avere voglia di provarli.














