Attualità - 08 gennaio 2026, 11:44

Dal Centro nazionale di Castanicoltura di Chiusa Pesio la spinta per salvare i castagneti italiani

Uncem lancia il Masterplan nazionale: il centro cuneese protagonista del rilancio della filiera con lotta biologica ai parassiti e formazione dei tecnici. Bussone: "Basta abbandono sui versanti, servono azioni come per vite e nocciolo"

Castagne, immagine di repertorio

A partire dal Ventesimo secolo la storia del castagno è stata segnata da successi, abbandoni, fasi di declino e tentativi di recupero e valorizzazione, in stretta relazione con gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'evoluzione culturale, sociale ed economica nella montagna italiana negli ultimi cento anni. Eppure, nell'ultimo decennio, un attento lavoro svolto dal Centro nazionale di Castanicoltura, a Chiusa di Pesio, con numerose Università Italiane, in primis il DISAFA dell'Università di Torino, ha dato risposte positive per il rilancio di centinaia di migliaia ettari di castagneti. Troppi quelli abbandonati sui versanti. Uno straordinario simbolo della biodiversità italiana, appenninica e alpina. Lotta biologica ai parassiti, costituzione di un arboreto, fornitura di vivai, formazione dei tecnici, divulgazione scientifica. Azioni per ridare vita a una porzione importante del patrimonio agricolo e forestale.

Mentre manca il Piano di settore per il Castagno che il Ministero dell'Agricoltura ha fermo da anni, Uncem lancia il Masterplan Castagno. Frutto, legno, servizi ecosistemici. Un'azione di rilancio complessiva dell'intero comparto della castanicoltura è ormai ineludibile affinché estese aree castanicole italiane vengano presto sottratte all'abbandono, il cui protrarsi potrebbe avere conseguenze imprevedibili anche sulla stabilità dei versanti e, di conseguenza, sull'assetto idrogeologico. Non solo abbandono: il grande lavoro fatto dal Centro di Castanicoltura è di trampolino per nuove azioni condivise con le Regioni, con Comunità montane e Unioni montane di Comuni, GAL, imprese. La filiera del castagno è determinante per le Alpi, per gli Appennin, e per tutta la montagna italiana. Non esistono altre filiere così complete e ricche. Molte Regioni come Toscana, Piemonte, Campania hanno già fatto grandi passi in avanti dopo decenni di abbandono.

"Dobbiamo fare di più e dobbiamo aumentare gli sforzi, l'impegno, usare bene le risorse europee possibili, lavorare con gli Enti locali", afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, che sta lavorando molto con i docenti di UniTo Gabriella Mellanio e Gabriele Loris Beccaro. 

Serve un globale progetto di rilancio che possa guidare l'Italia nella crescita della filiera, dal frutto al legno. Proprio come avvenuto in passato per la vite, per il nocciolo. Su queste specie si sono costruite due delle più importanti filiere economiche - legate all'agroalimentare d'eccellenza - del Paese. Così deve essere per il castagno oggi. Il rilancio tocca l'intera filiera, con un grande lavoro che dovranno fare le Unioni e le Comunità montane sul loro territorio, con il Centro di Castanicoltura, le Università, le Associazioni di Categoria. Le azioni sono molteplici: sviluppo di nuovi prodotti con legno di castagno, miglioramento della produzione, trasformazione e commercializzazione del frutto, creazione di marchi di qualità legati al territorio di provenienza per il frutto, il legno e gli altri prodotti non legnosi, gestione forestale attiva e certificazione, formazione, diffusione e comunicazione, ai tecnici, agli Amministratori, ai cittadini. Questi i principali punti del Masterplan Castagno, che Uncem affida in primis agli Enti locali sovracomunali della montagna italiana.

 

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