La sindaca di Trinità Ernesta Zucco, ieri, in occasione degli 82 anni dal ricordo dell’eccidio di massa del 9 gennaio 1944 in paese, ha ricordato con abili doti narratorie e forte sensibilità un anno doloroso conseguente al periodo nazista.
L’attenzione a questo momento storico era finalizzata a sensibilizzare la cittadinanza sul fatto che a Trinità, come nel mondo, si debba contrastare il fenomeno delle guerre, ma soprattutto preservare la memoria di tante vittime innocenti nel corso di quegli anni.
“Era domenica e splendeva il sole anche in pieno inverno, molto rigido e con copiosa neve. Un gruppo di giovani e di uomini era al Parco Allea per giocare a bocce e socializzare. – ha narrato la prima cittadina - La Guerra quel giorno sembrava lontana e non c’erano presagi di incursioni belliche. Tutto taceva, ma, improvvisamente, con sorpresa generale, da via Marconi arrivò una pattuglia di soldati tedeschi pronti a sparare. Queste persone parlavano, gesticolavano, ma nessuno le capiva. Intuìto il pericolo, alcuni cominciarono ad allontanarsi, ma non ci fu tempo. Echeggiò un primo sparo, si creò un fuggi-fuggi generale. L’azione fu rapida, violenta, le mitragliatrici spararono a raffica, mietendo vittime. 20 furono i feriti, alcuni gravi. Tre ragazzi restarono a terra immobili: non si rialzeranno più. Erano i due fratelli Oggioni (Gioacchino di 17 anni e Carlo di 21), poi Edoardo Galleano di 14 anni”.
“I feriti più gravi furono subito trasportati all’ospedale di Fossano, i più leggeri a quello di Trinità. La notizia dell’evento si divulgò nel breve tempo in tutto il circondario di Trinità, destando dolore e indignazione. – ha proseguito - Il giovane Galleano venne portato al suo paese natale, Frabosa Soprana, dove avvenne la sepoltura. Lavorava a Trinità come garzone presso una panetteria”.
“Il 9 gennaio fu solo l’inizio di date dolorose per Trinità. Il centro del paese, attraversato dalla Strada Statale 28 Torino – Savona e dalle provinciali Cuneo – Carrù- Bene Vagienna, era ogni giorno percorso da autocarri militari tedeschi e repubblicani, con conseguenti ritorsioni per l’abitato e i cittadini. – ha concluso nell’illustrazione delle vicende - Il culmine avvenne con l’incendio di tutto il paese il 23 luglio 1944, nella barbara uccisione del partigiano Calogero Bracco il 9 aprile 1945, a guerra praticamente finita. Deve rimanere la memoria di questi eventi per imparare a vivere senza odio e senza guerre, cosa purtroppo dimenticata in questo periodo storico. Sono attivi nel mondo 56 conflitti. Col tempo sono state depositate lapidi e pietre d’inciampo in piazza Conte Costa, al Parco Allea e alla biblioteca civica, in ricordo di queste vittime innocenti. Facciamo almeno noi tesoro di ciò che avvenne, per avere un’esistenza più serena nella nostra piccola, ma grande comunità”.