Neive ha vissuto uno dei momenti più suggestivi del calendario liturgico della comunità cristiana ortodossa, che ha ricordato il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano. Un rito antico, che secondo il Vangelo di Luca richiama l’episodio in cui Dio si manifestò a Giovanni Battista e alla folla presente, e che ogni anno torna a rinnovare, in forma pubblica e partecipata, il senso della fede e della comunità.
Cuore della celebrazione è la tradizionale “grande benedizione delle acque”, che ha visto i fedeli muoversi in processione portando stendardi, icone della festa ed evangeliario, fino a raggiungere le sponde del Tanaro, dove si è svolto il momento più solenne.
Qui padre Michele ha predisposto un tavolo ornato a festa, l’Analogion, sul quale ha posto la croce e il libro dei Vangeli. Quindi l’incensazione del tavolo e dell’icona della festa, seguita dall’incensazione dei presenti, ha accompagnato la recita di una preghiera di benedizione, pronunciata con tono solenne, davanti alla comunità riunita.
Subito dopo, come da tradizione, si è svolto il lancio della croce nelle acque gelide del Tanaro: un gesto simbolico che rappresenta la purificazione e il rinnovamento. A seguire, il tuffo di 31 ragazzi, che hanno sfidato freddo e corrente per recuperarla, in un passaggio che unisce devozione e coraggio.
A riportare la croce a riva è stato Luca, accolto con un applauso e con l’emozione evidente di chi ha vissuto un gesto semplice e potente al tempo stesso, capace di parlare a tutti, credenti e non.
Presente anche il sindaco di Neive Paolo Piccinelli, che ha voluto sottolineare il valore collettivo della mattinata: “È sempre un momento molto emozionante, che ci ricorda l’importanza di ritrovarsi tutti sotto gli universali precetti cristiani”.