Nel 2022, a Sommariva del Bosco, dall'idea di tre amici seduti su una panchina, è nata Round Robin ASD, associazione sportiva dilettantistica che, partendo dal cuore del Roero, insegna la vela.
Partiamo dal nome, perché è già un importante indizio di quella che è la filosofia dell'associazione presieduta da Marco Esposito, socio fondatore assieme a Giovanni Patruno, Piergianni Sgura, Marco Stefanizi e Giulia Olivero.
Round Robin, come ci ricorda Wikipedia, deriva dal francese "ruban rond", nastro rotondo, indicando l'usanza di disporre in cerchio le firme di un documento o una petizione o una protesta inviata a un'autorità, così da rendere impossibile l'identificazione di un capo o di un ordine gerarchico tra i firmatari. Il gruppo si protegge unendosi.
Era un'usanza comune anche tra i marinai della Royal Navy, che firmavano così le lettere di reclamo indirizzate agli ufficiali (il primo esempio certo è del 1731).
Ma c'è anche un secondo significato, altrettanto deliberato: l'assonanza con Robin Hood. Non si arriva a rubare ai ricchi per dare ai poveri, ma l'intento è quello di far circolare risorse che altrimenti resterebbero ferme nei porti, rendendole accessibili a chi non ha mezzi.
Il senso del gruppo e del tutti per uno, uno per tutti, sta alla base del nome e dello spirito di questa associazione, che ha la sede legale a Sommariva del Bosco .
A Loano e Vado Ligure le sedi operative perché, sarà banale dirlo, ma per veleggiare servono mare e vento.
E' stato proprio il presidente Esposito a contattarci. Una di quelle telefonate che tenderesti a liquidare in fretta e invece ti ritrovi a farti contagiare dall'entusiasmo e dall'orgoglio di uno sconosciuto che racconta ciò che in soli tre anni l'associazione è riuscita a fare, partendo da un concetto tutt'altro che scontato: democratizzare la vela.
Uno sport decisamente non per tutti, a partire dai costi. Che invece, partendo dal Roero, ha provato a fare e anche essere qualcosa di diverso: rendere la vela accessibile, abbassando le barriere economiche e culturali che da sempre la circondano.
In tre anni e mezzo, senza sponsor iniziali e senza “mecenati”, l’associazione ha formato centinaia di persone, dai primi bordi fino alla formazione di nuovi istruttori, ha acquistato barche proprie e ha vinto bandi nazionali, rimanendo coerentemente no-profit.
La forza di Round Robin sta tutta nel suo approccio cooperativo.
Se un armatore mette a disposizione la barca, un istruttore le competenze e i soci il tempo e la partecipazione, il risultato è che tutti accedono a esperienze che singolarmente non sarebbero possibili. Una sorta di “matematica sociale” applicata alla vela.
Non a caso, oggi altri istruttori e armatori in diverse regioni italiane stanno guardando a questo modello per replicarlo nei propri territori.
Round Robin non ama prendersi troppo sul serio, ma fa le cose con grande rigore. Lo dimostra anche la scelta della bandiera: una citazione dichiarata del Fiocco Rosso di Dragon Ball.
Un simbolo ironico e immediato, che comunica un messaggio preciso: la forza non è nell’élite, ma nel numero. Persone normalissime che, se unite, possono fare molto.
Qui il no-profit è una scelta operativa. Le attività hanno un costo, non un fine di lucro. Gli istruttori vengono retribuiti in modo proporzionato, gli armatori ricevono supporto per la gestione delle barche, e tutto ciò che entra, rientra nell’associazione per crescere e migliorare l’offerta.
In un Paese dove migliaia di barche restano inutilizzate nei porti, Round Robin ha avuto un’intuizione semplice: rimetterle in circolo.
E insegnare la vela, sul serio. Sulle barche di Round Robin si impara per davvero. Niente scorciatoie tecnologiche: mani di terzaroli tradizionali, nodi, sensibilità alla barra, lettura del meteo e del mare. Non per nostalgia, ma per didattica.
A questo si affianca Banchina Round Robin, format di incontri con ospiti di livello internazionale, da velisti oceanici a professionisti del settore.
Tra le attività più iconiche c’è il campeggio nautico alla Maddalena: barche piccolissime, navigazione essenziale, si cucina e si dorme in spiaggia su isole quasi deserte. Un ritorno all’essenza della vela, lontano dal comfort e vicino al mare.
Il calendario comprende anche regate, campionati invernali, corsi di ogni livello e crociere didattiche in Italia e all’estero.
I numeri (che contano)
In poco più di tre anni:
• oltre 13.000 follower su Instagram e 5.000 su Facebook
• centinaia di persone formate
• barche di proprietà tra Loano e Vado Ligure
• vittoria del bando nazionale “Sportivi per Natura” 2025 della Compagnia di San Paolo
• progetti sociali in collaborazione con cooperative
• affiliazione PGS – Polisportive Giovanili Salesiane (CONI)
Numeri che dimostrano come anche partendo da zero, se il modello è solido, i risultati arrivano.
Il prossimo passo, sottolinea Marco Esposito, con grande entusiasmo, è l’espansione nazionale. Sempre più realtà stanno mostrando interesse per esportare il “modello Round Robin” in altre regioni italiane.
La conferma che non si tratta di un’esperienza isolata, ma di un progetto replicabile. “Più di una volta abbiamo dimostrato a noi stessi che tutto si può fare”, dicono dall’associazione. Una frase che suona come un manifesto. E anche come una piccola rivoluzione.
Contatti: https://www.roundrobinvela.com/ | Instagram: @round.robin.vela