La data della liberazione di Auschwitz (27 gennaio 1945) è stata consegnata ai posteri dall’ONU come “Giorno della Memoria”, dedicato alle vittime dell’Olocausto: ebrei, rom, sinti rinchiusi nei campi di concentramento e sterminati dal regime nazista di Hitler nel secondo conflitto mondiale.
Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo. Anno dopo anno, quindi, si rinnova la sfida di rendere sempre attuale una pagina della storia umana che, per quanto tragica, si allontana nel tempo e dalle cronache.
I libri e la letteratura ci aiutano, come sempre. Per far sì che queste vicende non passino nel dimenticatoio, ma soprattutto per dare a chiunque la possibilità di conoscere quanto accaduto, è disponibile in libreria “Il mantello di Rut” di Paolo Rodari (Feltrinelli), un romanzo intimo, un racconto molto personale, che indaga temi profondi con un linguaggio capace di includere chiunque.
La trama ci porta a Roma nell’anno 1926. Remo ha appena dodici anni quando la madre lo lascia davanti all’ingresso del Seminario Pontificio, vicino alla basilica di San Giovanni in Laterano. Rimasta da poco vedova, con quattro figli da sfamare, non ha avuto altra scelta che affidarlo alla Chiesa.
Nel 1943, mentre la città è occupata dai tedeschi, è un’altra madre a cambiare per sempre la vita di Remo. Un incontro che farà vacillare tutte le sue certezze. Lui è diventato il parroco di una chiesa nel quartiere Monti, accanto al Collegio dei Catecumeni. Lei è Rachele, giovane vedova che una notte, poco dopo il famigerato rastrellamento al Portico di Ottavia, gli affida la piccola Aida, perché la prenda sotto il suo mantello e la protegga, finché lei non sarà tornata. Remo e Aida la aspetteranno per anni.
Ispirato a fatti realmente avvenuti durante la Shoah romana, quando venti bambine ebree riuscirono a salvarsi dalla deportazione, grazie all’aiuto di un prete e di alcune suore che le nascosero in una stanza segreta (ancora oggi visitabile), ricavata sotto la cupola della chiesa della Madonna dei Monti, “Il mantello di Rut”, che nella Bibbia evoca fedeltà e protezione, è la struggente lettera che Remo, ormai anziano, decide di scrivere ad Aida per raccontarle di quei mesi.
Una confessione di fede e di amore, quello vero, che può superare anche una guerra preservando ricordi indelebili.