/ Monregalese

Che tempo fa

Monregalese | 01 febbraio 2026, 06:01

STORIE DI MONTAGNA 201 / Una borsa alla volta, il coraggio di scegliere

A Roccaforte Mondovì, Simona trasforma una passione in un progetto di vita

STORIE DI MONTAGNA 201 / Una borsa alla volta, il coraggio di scegliere

Ci sono storie che non nascono da un progetto preciso, ma da un gesto semplice. Da una necessità quotidiana, da una casa nuova da sistemare, da una passione che chiede spazio.

“Servivano le tendine. E allora ho chiesto a mio marito se mi comprava una macchina da cucire». Niente di più. Nessun piano, nessuna idea di impresa.

Simona è cresciuta a Bra, dove ha vissuto l’infanzia e gli anni della formazione. Ago e filo hanno sempre fatto parte della sua vita. Una mamma sarta insegna, a lei e sua sorella, l’arte del saper fare con la stoffa qualsiasi cosa fin da piccoline, in cui tutto era semplicemente un gioco. Poi il matrimonio e il trasferimento a Roccaforte Mondovì, nel paese del marito. Una nuova casa, una nuova vita da costruire. Quella macchina da cucire, però, diventa subito qualcosa di più.

«Ho pensato: la macchina ce l’ho, la sfrutto. Provo a fare qualcosina».

All’inizio oggetti fatti per lei: pochette, portachiavi e poi le prime borse, i primi esperimenti,  cose per provare, senza troppe pretese. Quei lavori, però, venivano proprio bene e soprattutto, farli, le piaceva sempre di più. Poi arriva la frase che cambia tutto: “Ma che bello, me lo fai anche a me?” Prima un’amica, poi un’altra. Poi gli ordini.

Per molti anni, però, la sua vita è stata un’altra. «Finita la scuola ho lavorato sedici anni in ufficio, mi occupavo di assunzioni. Ho sempre fatto lavori da segretaria». Un lavoro stabile, sicuro. Ma nel frattempo la passione cresce. «Facevo le borse la sera, nel tempo libero. Ma la testa era sempre lì».

La cucina, per i primi tempi, diventa il suo laboratorio improvvisato. Due macchine da cucire, stoffe ovunque, borse accatastate. “A un certo punto non ci stavamo più. Le macchine occupavano spazio, le stoffe aumentavano”. Gli ordini crescono, arrivano le prime fiere da hobbista, i mercati. “Ho capito che non riuscivo più a fare tutto. L’ufficio iniziava a starmi stretto, perché questo mi piaceva di più”.

La scelta arriva così, senza grandi proclami. “Resti sempre a metà. Sei al lavoro, ma con la testa sei alla passione. E così non vai avanti davvero” mi dice, con il sorriso di chi sa di avere fatto la scelta giusta! Con un po’ di coraggio lascia il lavoro e si lancia nel suo nuovo progetto.

Il laboratorio nasce proprio in una stanza dell’abitazione, a Roccaforte Mondovì. Uno spazio piccolo, ma curato, che piano piano prende forma. «Lo abbiamo sistemato poco alla volta, pezzo per pezzo». Un banco da lavoro nuovo, macchine più adatte, strumenti migliori. «Ogni volta cerco di migliorarlo, di renderlo più funzionale».

Il laboratorio è carinissimo, accogliente, e racconta perfettamente il suo modo di lavorare: con calma, attenzione e cura. Ogni borsa richiede tempo. «In genere, per una borsa, ci vuole un giorno di lavoro». Ma il lavoro non è solo cucire.

È scegliere i materiali, cercarli, testarli. «Tutto parte dai materiali. Non tutte le stoffe vanno bene. Se vuoi una borsa che duri, devi partire da lì». Molti tessuti arrivano dal mondo dell’arredamento, scelti per la loro resistenza. Poi ci sono moschettoni, anelli, passamaneria. E soprattutto i fili.

«I fili sono fondamentali. Un filo che si rompe è un prodotto che non dura». Fili da pelletteria, più spessi, studiati per reggere nel tempo. «È stata una ricerca lunghissima».

Dietro questa manualità c’è anche una storia di famiglia. «Mia mamma è sarta, ci ha insegnato lei. Mia sorella confeziona vestiti». Ma qui la sartoria diventa altro: borse, zaini, beauty. Pezzi unici, davvero uno diverso dall’altro.

I modelli nascono a metà tra ispirazione e istinto. «Un po’ li copio, un po’ me li invento. Gli abbinamenti li faccio a sentimento». Alcune borse portano il nome della prima cliente che le ha ordinate, altre quello dei nipoti, altre ancora nascono da un’emozione.

La personalizzazione è una parte fondamentale del lavoro. «Se una cliente mi chiede un abbinamento particolare, lo faccio. Anche se non è il mio gusto. Perché quella borsa deve diventare la sua». Quando invece lavora senza commissione, segue il suo istinto. Il risultato sono borse davvero meravigliose, pezzi unici che non si ripetono.

Il prodotto più richiesto resta il beauty, declinato in mille versioni. «Ne ho fatti tantissimi, di ogni colore. Anche nei mercati va fortissimo».

Il nome del brand nasce proprio da questa idea: Borsa Mia – HandMade: “Perché una volta scelta, quella borsa diventa tua ed è unica e fatta interamente a mano”

Accanto a lei, sempre, c’è il marito, Thomas. Un supporto fondamentale. “Lui si occupa della parte social”. Instagram, WhatsApp, contatti, fotografie. “Cucire prende tantissimo tempo. Io spesso finisco alle sette, alle otto di sera. Senza di lui non riuscirei”.

Lui fa un altro lavoro, ma ha creduto nel progetto fin dall’inizio. L’ha secondato, sostenuto, aiutato a crescere. Insieme sono una bellissima coppia, unita anche in questo percorso.

Oggi il lavoro passa dai mercati, dal passaparola e dai social. Instagram, Etsy, WhatsApp. Presto arriverà anche lo shop online. «È stato un periodo di transizione. Mettersi in regola significa anche rivedere i prezzi, fare dei passaggi obbligati». Ma la strada è tracciata. Puoi vedere le sue creazioni su https://www.instagram.com/borsamia.handmade

Alla fine, la domanda più importante arriva sempre. Cosa diresti a chi ha una grande passione? Lei risponde senza esitazioni:

Bisogna provare. Perché altrimenti resti sempre a metà”.

E in questo laboratorio sotto casa, a Roccaforte Mondovì, tra stoffe scelte con cura e borse cucite una alla volta, quella metà è diventata finalmente un intero.

Cinzia Dutto

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium