Festa grande domenica 1° febbraio, ai Salesiani di Bra, in onore di san Giovanni Bosco, con gli spazi dell’istituzione educativa di viale Rimembranze pacificamente invasi non solo da ragazzi e ragazze, ma anche da quanti hanno vissuto gli anni più belli della gioventù tra la scuola e il cortile.
Dopo la liturgia eucaristica presieduta dal direttore don Riccardo Frigerio, la memoria di don Bosco si è declinata anche nel più puro stile dell’oratorio, tra giochi, musiche e la tradizionale merendina. Don Bosco amava i giovani e aveva l’abitudine di distribuire pane e mortadella ai ragazzi. Un gesto semplice, ma profondo: quando la mortadella era merce rara e costava tanto, voleva che si festeggiassero i momenti lieti e di allegria con una bella fetta di mortadella nel pane.
La tradizione del “panino di don Bosco” è diventata così un simbolo di generosità e cura per gli altri, valori che hanno accompagnato anche il pranzo comunitario, preparato secondo il canone dell’accoglienza salesiana.

«Cari giovani, io con voi mi trovo bene»: è la frase di don Bosco che campeggia nel cortile della famiglia salesiana braidese, testimone della sua missione dal 1959. Da allora, sacerdoti, laici consacrati, educatori, ex allievi e cooperatori sono al servizio di bambini e ragazzi della città, operando con fede e dedizione nell’Istituto San Domenico Savio, che sorge nel quartiere Oltre-ferrovia.
A sostenerli è l’Auxilium Christianorum (l’Aiuto dei Cristiani), che era continuamente invocata da don Bosco. Il grande educatore di Valdocco pose la sua opera di sacerdote e fondatore, sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, alla quale si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose s’ingarbugliavano.
Tra le massime che continuano a ispirare insegnanti, studenti e genitori, spicca il suo insegnamento: «Fate tutto per amore, nulla per forza». Un messaggio chiaro, semplice ed attuale quello di don Bosco, un santo non solo da ammirare, ma da imitare.












